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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00737/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'ordinanza del Tribunale di Milano nella parte in cui aveva riconosciuto solo parzialmente la continuazione e aveva respinto il resto dell'istanza. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Milano che, in sede esecutiva, aveva riconosciuto solo parzialmente il vincolo della continuazione tra alcuni reati indicati nell'istanza, determinando due pene complessive per distinti gruppi di fatti e respingendo il resto della richiesta. Con il ricorso deduceva, ai sensi dell'art. 671, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p., l'erronea applicazione dell'art. 81 c.p. e il vizio di motivazione, sostenendo in sostanza che tutte le condotte dovessero essere ricondotte a un medesimo disegno criminoso. Le censure riguardavano, da un lato, la mancata unificazione di condotte che si collocavano nell'area dei reati contro il patrimonio, e, dall'altro, la quantificazione degli aumenti di pena, ritenuti immotivatamente determinati. La Corte rileva però che il ricorso si risolveva in una richiesta di rivalutazione del merito, senza indicare ulteriori elementi dimostrativi della previa unitaria ideazione delle diverse condotte; inoltre il provvedimento impugnato aveva già motivato sulla distanza temporale tra i fatti e sulle diversità strutturali delle condotte, distinguendo tra truffa, appropriazione indebita e ricettazioni. Le doglianze sugli aumenti di pena sono state giudicate manifestamente inammissibili perché generiche, essendo gli incrementi chiaramente contenuti e proporzionati alle pene base irrogate nei processi di cognizione.

Norme richiamate

  • art. 671, comma 1, lett. b) e e), c.p.p.

    Norma posta a base del ricorso per il riconoscimento della continuazione in executivis; la Corte evidenzia che le censure, per essere scrutinabili, devono indicare specifici elementi idonei a dimostrare l'unicità del disegno criminoso e non limitarsi a una rivalutazione alternativa del merito.

  • art. 81 c.p.

    La disciplina del reato continuato richiede la prova della previa unitaria ideazione delle diverse condotte; la sola omogeneità di genere dei reati patrimoniali non basta se le modalità esecutive, le scansioni temporali e la struttura delle condotte risultano differenti.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, segue la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo ipotesi di esonero.

Massime di principio

  • Nel giudizio sull'applicazione della continuazione in sede esecutiva, il ricorrente deve offrire elementi concreti e specifici che dimostrino la previa unitaria ideazione dei reati, non essendo sufficiente una mera affinità tra le fattispecie o una diversa lettura dei fatti.
  • Il giudice può escludere il vincolo della continuazione quando risulti una distanza temporale significativa tra i fatti o quando le condotte presentino modalità esecutive radicalmente diverse, anche se tutte riconducibili alla medesima area di offesa patrimoniale.
  • Le censure che contestano la misura degli aumenti di pena sono inammissibili se formulate in modo generico e se gli aumenti appaiono logicamente e proporzionalmente correlati alla pena base irrogata nei giudizi di cognizione.
  • In sede di legittimità, non è consentita una rivalutazione alternativa del merito dei presupposti fattuali della continuazione se la motivazione del giudice dell'esecuzione risulta specifica e non illogica.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazioneTruffaAppropriazione indebitaRicettazione
RamiProcesso penaleParte generaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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