Cassazione Penale, Sentenza n. 19459/2025 del 26/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma di condanna per due profili: 1) esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore (contestazione fondata sull'osservazione di comportamenti 'agevolativi alla sosta' senza verifica del pagamento di corrispettivi), con censura di errata applicazione di legge e vizio di motivazione; 2) violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale (art. 7, comma 15‑bis d.lgs. 285/1992), sostenendo che tale violazione debba assorbire la fattispecie speciale e quindi non integrarsi come reato autonomo.
La decisione
La Suprema Corte dichiara il ricorso infondato e lo rigetta. Conferma che la Corte d'Appello ha logicamente motivato la ritenuta integrazione dell'esercizio abusivo di parcheggiatore sulla base del contesto e della reiterazione della condotta osservata, senza richiedere la prova del singolo pagamento. Quanto alla violazione della sorveglianza speciale, la Corte ha correttamente rilevato l'autonomia e riconoscibilità della duplice violazione (concorso formale) dato che la prescrizione imposta dalla misura era specifica e mirata proprio all'attività esercitata. Inoltre la prescrizione non era maturata per effetto della sospensione prevista dalla legge n.103/2017 (cd. legge Orlando) e dall'art.159 nel testo vigente sino al 31/12/2019. Segue condanna del ricorrente alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 75 d.lgs. n.159 del 2011
La norma incriminatrice è stata interpretata come applicabile alla condotta di agevolazione alla sosta esercitata in forma abituale; la Corte ha ritenuto che l'osservazione del comportamento e il contesto socio‑comportamentale possano sufficiente a dimostrare l'esercizio abusivo senza necessità di accertare ogni singolo pagamento
art. 7 comma 15‑bis d.lgs. n.285 del 1992
La prescrizione della misura di prevenzione (sorveglianza speciale) vietava specificamente l'attività contestata; la Corte ha ritenuto che la violazione di tale prescrizione costituisca illecito autonomo rispetto all'esercizio abusivo, giustificando il concorso formale delle due fattispecie
legge n.103 del 2017 (cd. legge Orlando)
Applicata nella parte che dispone la sospensione dei termini di prescrizione durante la pendenza del giudizio di legittimità fino ai limiti indicati; conseguentemente la prescrizione dei reati contestati non era maturata
art. 159 (testo vigente sino al 31/12/2019)
Riferito quale norma che, nei termini e limiti previsti fino al 31/12/2019, ha determinato la sospensione dei termini di prescrizione in pendenza della fase di legittimità
decisione delle Sezioni Unite del 12 dicembre 2024
Richiamata come indirizzo giurisprudenziale che chiarisce l'applicazione della sospensione dei termini in relazione alla legge n.103/2017 e alla fase di legittimità
Massime di principio
- L'osservazione sistematica di comportamenti 'agevolativi alla sosta' può, in presenza di un contesto abituale, legittimare la condanna per esercizio abusivo di parcheggiatore anche senza prova diretta di singoli pagamenti; la valutazione fattuale di reiterazione è riservata al giudice di merito e vincola la Cassazione se logicamente motivata
- La violazione specifica di una prescrizione imposta da una misura di prevenzione può integrare un illecito autonomo rispetto all'eventuale reato materiale compiuto contestualmente; l'assorbimento non si verifica se le norme incriminatrici sono autonome nella struttura e nella funzione
- Il concorso formale di reati è configurabile quando una stessa condotta materiale realizza più fattispecie penalmente rilevanti che risultano distinguibili e autonome nelle rispettive nozioni di reato
- La decorrenza e la maturazione della prescrizione possono essere sospese da norme speciali (es. legge n.103/2017) e da disposizioni che regolano la sospensione in pendenza dei gradi di giudizio; va sempre verificato l'assetto normativo vigente nel periodo in cui il fatto è stato commesso
- In sede di impugnazione in Cassazione, le censure sulla valutazione delle prove richiedono la dimostrazione di vizi logici o giuridici nella motivazione del giudice di merito per avere rilievo
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