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Sentenza

Sentenza n. 132/2026 - Bolzano, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600015

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR di Bolzano, Sez. autonoma per la Provincia di BolzanoSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: permesso di costruire per l'ampliamento di una falegnameria e precedente modifica del piano attuativo della zona produttiva D2

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune e titolare edilizio)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il permesso di costruire rilasciato dal Comune per l'ampliamento di una falegnameria, nonché la modifica del piano attuativo della zona produttiva. Ha dedotto: violazione della disciplina edilizia comunale e provinciale in materia di legittimazione alla richiesta del titolo, lesione dei propri diritti dominicali e della servitù di passaggio e di transito, incompetenza o eccesso di potere per carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, violazione dei principi di trasparenza e buona amministrazione; violazione delle disposizioni del piano attuativo in materia di parcheggi, dell'art. 873 c.c. e delle distanze; violazione della disciplina sulle distanze dai confini, dalla zona urbanistica e dai corsi d'acqua; infine, falsità o incompletezza delle rappresentazioni progettuali. Il ricorrente ha inoltre chiesto il risarcimento equitativo dei danni derivanti dalle spese di difesa e dal timore dell'avvio dei lavori, nonché un accertamento tecnico. Il Comune e il controinteressato hanno eccepito la tardività dell'impugnazione, il difetto di interesse e, quanto ad alcuni motivi, l'indeterminatezza delle censure. Il giudice ha ritenuto tardiva l'impugnazione della modifica del piano attuativo, pubblicata il 26 novembre 2024 e non impugnata entro il termine di sessanta giorni. Ha invece ritenuto tempestiva l'impugnazione del permesso di costruire, poiché non è stata provata con rigore la piena conoscenza del suo specifico contenuto prima della comunicazione ricevuta il 28 novembre 2025; il precedente accesso agli atti, anteriore al rilascio del titolo, e la pubblicazione dei soli dati essenziali del permesso non erano idonei a far decorrere il termine. Nel merito, il ricorrente ha sostenuto che il progetto occupasse aree di sua proprietà, eccedesse la servitù, imponesse un numero insufficiente di parcheggi e violasse le distanze e la fascia di rispetto dai corsi d'acqua. Ha inoltre formulato censure generiche su ulteriori falsità e irregolarità progettuali.

La decisione

Il ricorso è stato respinto, con declaratoria di tardività dell'impugnazione della modifica del piano attuativo e declaratoria di inammissibilità per genericità dell'ultimo motivo e delle domande di nullità o inefficacia. Il giudice ha qualificato come conformative e immediatamente lesive le prescrizioni del piano attuativo che individuavano con precisione la superficie edificabile, la localizzazione dell'edificio e le distanze; tali prescrizioni dovevano essere impugnate entro sessanta giorni dalla pubblicazione, senza attendere il successivo permesso di costruire. Quanto al permesso di costruire, il giudice ha escluso la tardività, non essendo stata dimostrata la piena conoscenza del contenuto specifico dell'atto nei periodi anteriori al rilascio o alla comunicazione del titolo. Nel merito, ha rilevato che il progetto non prevedeva opere oltre i confini catastali, proprietari o della superficie edificabile; il balcone sporgente di 1,5 metri era consentito dalla disciplina del piano e restava entro il confine del lotto. Non risultava alcuna estensione della servitù di passaggio e transito né alcuna trasformazione della destinazione d'uso. L'istruttoria comunale è stata ritenuta adeguata, poiché vi erano stati controlli tecnici, prescrizioni della commissione competente e successive integrazioni progettuali. Le questioni relative all'esercizio dei diritti civilistici e della servitù restano, in linea generale, devolute al giudice civile, mentre il permesso di costruire verifica la conformità urbanistico-edilizia dell'intervento. In materia di parcheggi, la disposizione che impone un posto ogni due dipendenti non richiedeva l'arrotondamento per eccesso: per cinque dipendenti erano sufficienti due posti. I parcheggi per la gestione e la vigilanza potevano coincidere con quelli della residenza di servizio e il quinto posto poteva essere utilizzato anche dai visitatori, non essendo prevista una quantità minima autonoma per questi ultimi. Tutti i cinque parcheggi risultavano comunque collocati nel lotto del controinteressato. Le censure sulle distanze erano infondate perché il piano attuativo, ormai non più impugnabile, aveva disciplinato direttamente le distanze dai confini e dalla zona; non era quindi necessario il consenso del confinante. Analogamente, la disciplina della fascia di rispetto dai corsi d'acqua consentiva al piano attuativo di stabilire una distanza diversa, con le relative contestazioni da proporre tempestivamente contro il piano. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità e le ulteriori doglianze introdotte solo successivamente sono state ritenute tardive. La domanda risarcitoria è stata respinta per mancanza di un'illegittimità dell'azione amministrativa. Il ricorrente è stato condannato a rimborsare le spese, liquidate in euro 3.000 per ciascuno dei due resistenti, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 29 VPO

    “Aufhebungsklagen wegen Gesetzesverletzung, Unzuständigkeit und Befugnisüberschreitung [...] innerhalb einer Ausschlussfrist von 60 Tagen zu erheben”.

    Le azioni di annullamento per violazione di legge, incompetenza o eccesso di potere devono essere proposte entro il termine decadenziale di sessanta giorni.

  • art. 41, comma 2, VPO

    “ab der Zustellung, Mitteilung oder vollen Kenntniserlangung” oppure, per gli atti non soggetti a notificazione personale, dal giorno di scadenza della pubblicazione prevista dalla legge.

    Il termine per impugnare decorre dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell'atto; per gli atti soggetti a pubblicazione decorre dalla scadenza del periodo di pubblicazione.

  • art. 60, comma 5, L.G. n. 9/2018

    Il provvedimento di approvazione del piano attuativo, corredato dalla documentazione tecnica, è pubblicato nel portale provinciale e il piano entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione.

    La pubblicazione del piano attuativo e della relativa documentazione tecnica rende conoscibili le prescrizioni immediatamente lesive e fa decorrere il termine per l'impugnazione.

  • art. 40 VPO

    I motivi di ricorso devono essere dedotti in modo specifico.

    Le censure generiche, non idonee a consentire l'individuazione dell'atto, del fatto contestato e del vizio dedotto, sono inammissibili.

  • art. 74 L.G. n. 9/2018

    La disciplina è stata richiamata in relazione all'istruttoria e alla verifica comunale dei presupposti del permesso di costruire; il giudice ha ritenuto dimostrati controlli formali e sostanziali adeguati.

  • art. 76 L.G. n. 9/2018

    Il permesso di costruire è stato rilasciato dal sindaco su proposta del responsabile del servizio competente; la pubblicazione delle sole informazioni essenziali del titolo non ha dimostrato la piena conoscenza del suo contenuto specifico.

  • art. 57, comma 6, L.G. n. 9/2018

    Il piano attuativo può stabilire distanze tra edifici, dai confini di zona e dagli edifici esterni alla zona, anche inferiori a quelle previste dal piano comunale, nel rispetto delle norme del codice civile e dei vincoli culturali e paesaggistici.

    Il piano attuativo può disciplinare direttamente le distanze, anche derogando alle distanze del piano comunale, purché siano rispettate le norme civilistiche e i vincoli sovraordinati.

  • art. 873 c.c.

    La disposizione è richiamata quale disciplina civilistica delle distanze tra costruzioni; le questioni relative ai diritti dominicali e alle servitù spettano al giudice civile, salvo il controllo urbanistico-edilizio del Comune.

  • art. 6 delle disposizioni attuative del piano attuativo

    “Je zwei Angestellte muss mindestens ein Parkplatz vorhanden sein.”

    Il rapporto di un parcheggio ogni due dipendenti non comporta arrotondamento per eccesso in assenza di una previsione espressa; per cinque dipendenti sono quindi sufficienti due parcheggi.

  • art. 7 delle disposizioni attuative del piano attuativo

    “Dächer, offene Balkone, Erker oder Veranden können die Grenzen der Baurechtsfläche bis zu 1,50 m überschreiten. Jedenfalls müssen diese innerhalb der Bauzone realisiert werden.”

    Tetti, balconi aperti, bovindi e verande possono eccedere la superficie edificabile fino a 1,50 metri, purché restino all'interno della zona edificabile.

  • art. 2, comma 1, lett. h) e p), D.L.H. n. 24/2020

    La disciplina sulle costruzioni a distanza inferiore dal confine non si applica quando le distanze sono state direttamente stabilite dal piano attuativo.

  • art. 6 delle disposizioni attuative del piano urbanistico comunale

    La fascia di rispetto dai corsi d'acqua può essere modificata dal piano attuativo, anche in senso maggiore o minore, secondo la disciplina richiamata dalla sentenza.

Massime di principio

  • Le prescrizioni di un piano attuativo che individuano direttamente e con sufficiente determinatezza la superficie edificabile, la posizione dell'edificio, le distanze e gli altri parametri urbanistici hanno natura conformativa e immediatamente lesiva; devono pertanto essere impugnate entro il termine decadenziale decorrente dalla pubblicazione del piano e della relativa documentazione tecnica, senza attendere il successivo rilascio del permesso di costruire.
  • La piena conoscenza idonea a far decorrere il termine per impugnare un permesso di costruire richiede la conoscenza del contenuto specifico del titolo o del progetto, oppure la percepibilità, attraverso i lavori eseguiti, delle caratteristiche concretamente lesive dell'intervento. L'onere di provare tale conoscenza, con rigore, grava sulla parte che eccepisce la tardività.
  • L'accesso agli atti effettuato prima del rilascio del permesso di costruire non dimostra, di per sé, la piena conoscenza del titolo successivamente adottato; neppure la pubblicazione di dati essenziali del permesso è sufficiente quando non consente di ricostruire il contenuto concreto dell'intervento.
  • Il permesso di costruire accerta la conformità urbanistico-edilizia dell'intervento e non risolve definitivamente le controversie sui diritti reali, sulle servitù o sulla disponibilità civilistica delle aree; tali questioni restano, in linea generale, azionabili davanti al giudice civile, salvo che emerga una concreta violazione urbanistica rilevante ai fini del titolo.
  • Quando una disciplina urbanistica stabilisce un rapporto quantitativo per il reperimento dei parcheggi senza prevedere arrotondamenti o soglie minime per le frazioni, non è consentito introdurre automaticamente un arrotondamento per eccesso; inoltre, salvo divieto espresso, è ammissibile l'utilizzo promiscuo dello stesso posto auto in momenti diversi da parte di categorie differenti di utenti.
  • I motivi di ricorso devono individuare specificamente i fatti, gli atti e i vizi di legittimità contestati; deduzioni generiche su falsità, incompletezze progettuali o ulteriori irregolarità, non collegate a specifiche rappresentazioni o violazioni normative, sono inammissibili.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziPiani attuativi e lottizzazioniDistanze, altezze e volumiTermini e notificazione del ricorso
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiDecadenza e tardivitàDifetto di istruttoriaLegittimazione e interesse a ricorrereProporzionalità e ragionevolezza

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