Sentenza n. 15128/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento – previa tutela cautelare – del provvedimento di diniego del visto d’ingresso n. -OMISSIS- emesso dall' Ambasciata d'Italia a New Delhi.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato emesso dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare, il provvedimento con cui l’Ambasciata d’Italia a New Delhi aveva negato il visto d’ingresso. Nel corso del giudizio l’amministrazione ha rilasciato il visto precedentemente negato, accogliendo quindi la richiesta per la quale era stato proposto il ricorso.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che il rilascio del visto ha attribuito al ricorrente il bene della vita integralmente coincidente con il petitum del ricorso. Ha posto le spese a carico del MAECI secondo il criterio della soccombenza virtuale, poiché la domanda di visto è stata accolta solo dopo la proposizione del gravame. Le spese sono state liquidate in 1.000 euro, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, ove versato.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
con il rilascio del visto, il ricorrente abbia conseguito il bene della vita cui aspirava instaurando il presente giudizio, che coincide integralmente con il petitum del gravame e c quindi, ricorrono i presupposti necessari per applicare l’art. 34, comma 5 cpa
La cessazione della materia del contendere ricorre quando, nel corso del giudizio, l’amministrazione attribuisce integralmente al ricorrente il bene della vita oggetto della domanda, rendendo inutile la decisione sull’impugnazione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
La sentenza dispone l’oscuramento delle generalità della parte per tutelarne i diritti o la dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
I principi e le condizioni richiamati dal regolamento europeo sono posti a fondamento della tutela della dignità e dei diritti mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Si configura la cessazione della materia del contendere quando, nelle more del giudizio, l’amministrazione attribuisce integralmente al ricorrente il bene della vita richiesto, facendo venir meno l’utilità concreta della decisione sull’impugnazione ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
- Quando l’amministrazione soddisfa la pretesa del ricorrente soltanto dopo la proposizione del ricorso, le spese possono essere poste a suo carico in applicazione del principio della soccombenza virtuale, valutando quale sarebbe stato l’esito della controversia e il momento in cui è intervenuta la soddisfazione della pretesa.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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