Sentenza n. 1158/2026 - Catanzaro, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: quantificazione amministrativa e pagamento parziale delle somme dovute in esecuzione di una sentenza del giudice del lavoro, con decurtazione dei redditi percepiti dal ricorrente nello stesso periodo
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza alla sentenza del Tribunale ordinario, Sezione lavoro, passata in giudicato, che aveva riconosciuto il diritto a un risarcimento pari all'importo totale delle retribuzioni che avrebbe percepito svolgendo l'incarico di docenza, maggiorato degli interessi. L'Amministrazione ha adottato un decreto di quantificazione e disposto il pagamento, calcolando il danno come differenza tra la retribuzione ipoteticamente spettante e quanto effettivamente percepito dal ricorrente, nello stesso periodo, per attività di docente a tempo determinato e di collaboratore a tempo indeterminato. Il ricorrente ha contestato la congruità della liquidazione, sostenendo che la sentenza da eseguire imponesse il pagamento del totale delle retribuzioni ipotetiche senza alcuna decurtazione per aliunde perceptum.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda di ottemperanza. Ha rilevato che non era controversa né l'avvenuta corresponsione delle somme liquidate né la corretta quantificazione dei redditi percepiti dal ricorrente; la contestazione riguardava esclusivamente la legittimità della decurtazione. Il giudice ha ritenuto corretta l'applicazione del principio della compensatio lucri cum damno, secondo cui il risarcimento deve reintegrare il pregiudizio effettivamente subito e, nel caso di mancata assunzione o mancato conferimento dell'incarico, devono essere considerati i vantaggi patrimoniali conseguiti nel medesimo periodo. La prova dell'aliunde perceptum era stata fornita dallo stesso ricorrente nel procedimento amministrativo di liquidazione ed emergeva dal decreto conclusivo. La decurtazione non è stata ritenuta in contrasto con il giudicato, poiché la sentenza da eseguire aveva fatto riferimento alla perdita ingiusta di una retribuzione di importo superiore rispetto a quella effettivamente percepita. Le spese sono state compensate, considerando sia il tardivo adempimento dell'Amministrazione sia l'infondatezza della contestazione del ricorrente.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
La disposizione costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza proposta per ottenere l'esecuzione del giudicato.
art. 475 c.p.c.
È richiamato in relazione alla notificazione della sentenza ai fini dell'esecuzione.
Massime di principio
- In sede di ottemperanza, il giudice amministrativo deve verificare se l'attività amministrativa si sia conformata al contenuto effettivo del giudicato, senza attribuire al titolo esecutivo una portata più ampia di quella risultante dal suo dispositivo e dalla sua motivazione.
- Nella liquidazione del danno da mancata assunzione o mancato conferimento di un incarico, il risarcimento deve compensare il pregiudizio effettivamente subito e non può automaticamente coincidere con l'intera retribuzione non percepita, poiché questa presuppone lo svolgimento della prestazione lavorativa.
- Ai fini della quantificazione del danno da mancata assunzione o mancato conferimento dell'incarico, devono essere detratti i vantaggi patrimoniali conseguiti dal danneggiato nello stesso periodo, in applicazione del principio della compensatio lucri cum damno.
- Quando l'aliunde perceptum risulta documentato nel procedimento amministrativo di liquidazione ed è stato fornito dallo stesso interessato, la decurtazione dei redditi percepiti è legittima e non richiede ulteriori accertamenti controversi.
- La liquidazione differenziale, anziché integrale, delle retribuzioni ipotetiche non contrasta con un giudicato che abbia riconosciuto la perdita della retribuzione di importo superiore rispetto a quella effettivamente percepita nello stesso periodo.
Come è indicizzato
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