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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4047/2022 del 04/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Napoli (11/06/2020) che, su appello del pubblico ministero, ha applicato la custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa (art.416-bis). La censura principale è di vizio di motivazione e violazione dell'art.416-bis: secondo la difesa il Tribunale non avrebbe indicato elementi concreti e gravi indizi della effettiva appartenenza di Arturo al clan, né specificato il suo ruolo e i compiti funzionali all'associazione; si sarebbe limitato a richiamare una pregressa partecipazione a organizzazione camorristica, legami familiari e alcune condotte (es. gestione parcheggi abusivi).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto corretta la ricostruzione del Tribunale: per l'integrazione dell'adesione mafiosa è sufficiente un contributo anche temporaneo e limitato purché concreto e funzionale al programma criminoso. Nel caso, risulta provata la gestione articolata di parcheggi abusivi con estorsioni destinate alla cassa comune del clan, l'esistenza di telefonate probatorie e le dichiarazioni di collaboratori che confermano la prosecuzione dell'attività criminale dopo la precedente condanna. La sentenza di primo grado con rito abbreviato (12/05/2021) che ha condannato l'imputato a 6 anni e 8 mesi è richiamata a supporto; il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese e al versamento di Euro 3000,00 alla Cassa delle Ammende. L'ordinanza cautelare è stata dichiarata esecutiva e la cancelleria incaricata degli adempimenti di esecuzione.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte interpreta il reato di associazione mafiosa come integrato anche quando l'adesione del singolo consista in un contributo effettivo, seppure temporaneamente limitato, e finalizzata alla realizzazione del programma criminoso dell'organizzazione; rilevano mezzi predisposti per la commissione di delitti e l'apporto alla cassa comune.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'appello del pubblico ministero avverso l'ordinanza; legittima la proposizione dell'appello volto all'aggravamento della misura cautelare.

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti esecutivi conseguenti alla dichiarazione di esecutività dell'ordinanza applicativa della custodia cautelare.

  • Sentenza Sez. 6, n. 18055 del 10/01/2018 (Canale)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui è sufficiente un contributo limitato temporalmente se concreto e finalizzato al programma criminoso per integrare la partecipazione associativa di tipo mafioso.

  • Corte Cost. n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in tema di valutazione della colpa nella proposizione del ricorso; utilizzata per giustificare l'equo importo da versare alla Cassa delle Ammende in assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • Per il delitto di associazione mafiosa (art.416-bis) non è necessario che l'adesione sia continuativa: è sufficiente un contributo effettivo, anche temporaneo o circoscritto, se funzionale al programma criminoso e se destinato, ad esempio, ad alimentare la cassa comune.
  • La sussistenza della gravità indiziaria può derivare da elementi indiziari concreti come la gestione di attività illecite (es. parcheggi abusivi), il versamento di proventi alla cassa comune, intercettazioni telefoniche rilevanti e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che riferiscono la prosecuzione dell'attività del sodalizio.
  • Una precedente condanna per reati associativi e la prosecuzione di comportamenti analoghi possono rafforzare la valutazione della permanenza o della ripresa dell'adesione al sodalizio, anche se l'attività del singolo è ripresa dopo un periodo interruttivo (detenzione o condanna).
  • Le censure generiche che non confrontano nel dettaglio gli elementi fattuali e probatori indicati dal giudice sono destinate a essere considerate inammissibili o infondate: il ricorrente deve specificamente confutare le prove o la loro interpretazione.
  • In sede di misure cautelari, il giudice può valorizzare sia i riscontri indiziari materiali (telefonate, flussi di denaro, organizzazione delle attività illecite) sia le dichiarazioni dei collaboratori, purché contestualizzate e coerenti tra loro.

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