Sentenza n. 11663/2026 - Roma, Sezione 5Q
per la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento in relazione alla richiesta di appuntamento per il visto per il rapporto di lavoro subordinato per decorso del termine perentorio di 90 giorni dal ricevimento della richiesta, come previsto dall'articolo 5, comma 4, del D.P.R. n. 394/1999, con conseguente declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente l'iter procedimentale, con l'adozione di un provvedimento espresso
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di appuntamento e di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a., chiedendo la declaratoria dell'illegittimità del silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di appuntamento finalizzata all'avvio del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato. Ha dedotto il decorso del termine di 90 giorni previsto dall'art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999 e ha chiesto che fosse dichiarato l'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente il procedimento con un provvedimento espresso.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che, dopo la proposizione del ricorso, l'amministrazione resistente aveva fissato l'appuntamento richiesto. Tale sopravvenienza ha fatto venir meno l'interesse attuale alla decisione sulla domanda diretta a ottenere la declaratoria dell'illegittimità del silenzio e l'ordine di provvedere. Le spese sono state compensate per giusti motivi, considerati l'enorme numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica, le sopravvenienze normative e la complessità dell'iter procedimentale.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione, proposta dal ricorrente per ottenere la declaratoria dell'illegittimità dell'inerzia e l'ordine di provvedere.
art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999
È richiamato dal ricorrente quale fonte del termine di 90 giorni per la trattazione della richiesta relativa al visto.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell'appuntamento o l'adozione dell'atto richiesto successivamente alla proposizione del ricorso può determinare la sopravvenuta carenza di interesse e quindi l'improcedibilità della domanda, quando venga meno l'utilità concreta e attuale della decisione giudiziale.
- La sopravvenuta attività amministrativa che soddisfa la specifica pretesa azionata nel giudizio sul silenzio non comporta necessariamente l'accertamento dell'illegittimità dell'inerzia, se l'interesse attuale alla pronuncia è venuto meno.
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