Sentenza n. 6265/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania n. 06306/2023, resa tra le parti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Campania n. 06306/2023, che aveva dichiarato irricevibili per tardività e comunque inammissibili per difetto di interesse il ricorso contro il permesso di costruire in sanatoria n. 68 del 5 settembre 2019, la presupposta autorizzazione paesaggistica e la SCIA in sanatoria del 4 agosto 2020
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietaria confinante)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente in primo grado aveva impugnato il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune alla proprietaria dell’immobile confinante, la presupposta autorizzazione paesaggistica e, con motivi aggiunti, la SCIA in sanatoria relativa a opere di completamento. Il TAR aveva ritenuto tardive le impugnazioni, valorizzando la preesistenza e l’evidente lesività degli ampliamenti realizzati a ridosso della proprietà della ricorrente, e aveva inoltre escluso l’interesse ad agire, ritenendo insufficiente la mera vicinitas. In appello sono state contestate entrambe le statuizioni. Quanto alla tardività, l’appellante ha dedotto che, per i titoli edilizi in sanatoria relativi a opere abusive già esistenti, il termine decadenziale decorre dalla conoscenza effettiva del rilascio del titolo per quella determinata opera, non dalla pubblicazione all’albo pretorio né, automaticamente, dalla percepibilità materiale dell’opera. Ha inoltre sostenuto che il Comune e la controinteressata non avevano provato una conoscenza del titolo anteriore di oltre sessanta giorni alla notifica del ricorso. Quanto all’interesse, ha evidenziato la contiguità degli immobili e la riduzione dello spazio tra essi determinata dagli ampliamenti, con possibili pregiudizi igienico-sanitari, limitazioni a futuri interventi edilizi, apertura di vedute e, per le opere oggetto della SCIA del 2020, possibile incremento del carico fognario e urbanistico.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e annullato con rinvio la sentenza del TAR. Ha ritenuto fondata la censura sulla tardività, affermando che, per l’impugnazione di un titolo edilizio in sanatoria relativo a un’opera abusiva già esistente, il termine decorre dalla data in cui l’interessato acquisisce conoscenza del rilascio del titolo per quella determinata opera, indipendentemente dalla pubblicazione all’albo pretorio. Nel caso concreto non risultava dimostrato che la ricorrente avesse conosciuto il titolo oltre sessanta giorni prima della notifica del ricorso. È stata ritenuta fondata anche la censura relativa all’interesse ad agire: la contiguità tra gli immobili, la significativa riduzione dello spazio interposto e la possibile costruzione in aderenza rendevano concreti i rischi per le condizioni igieniche, per l’esercizio di future facoltà edificatorie e per la formazione di vedute. Analogo interesse sussisteva rispetto alle opere oggetto della SCIA del 2020, considerati il possibile aumento del carico fognario e la potenziale trasformazione del deposito in locale abitabile. Poiché il TAR aveva erroneamente definito il giudizio per ragioni processuali, il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza con rinvio al primo giudice, in applicazione dei principi richiamati delle sentenze dell’Adunanza plenaria n. 16 del 2024 e n. 10 del 2025. Le spese del doppio grado sono state compensate.
Norme richiamate
L. n. 47/1985
Richiamata quale base normativa del permesso di costruire in sanatoria impugnato.
L. n. 326/2003
Richiamata con riferimento alla seconda istanza di condono edilizio menzionata nella controversia.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato per la celebrazione dell’udienza straordinaria mediante collegamento da remoto.
art. 13-quater disp. att. c.p.a.
Richiamato, insieme all’art. 87, comma 4-bis, c.p.a., quale disciplina della trattazione in videoconferenza.
art. 105 c.p.a.
Applicato quanto all’effetto di annullamento della sentenza di primo grado con rinvio al TAR, secondo i principi richiamati dal Collegio.
Massime di principio
- Per l’impugnazione da parte del terzo di un titolo edilizio in sanatoria relativo a un’opera abusiva già esistente, il termine decadenziale decorre dalla conoscenza effettiva del rilascio del titolo per quella determinata opera, indipendentemente dalla pubblicazione del provvedimento all’albo pretorio comunale.
- Chi eccepisce la tardività dell’impugnazione di un titolo edilizio in sanatoria deve dimostrare il momento in cui il terzo ha acquisito conoscenza del rilascio del titolo; la mera pubblicazione all’albo pretorio non determina automaticamente la decorrenza del termine per il terzo.
- La contiguità tra immobili può fondare l’interesse concreto e attuale del proprietario confinante a impugnare titoli edilizi, quando le opere incidano sulle distanze, sulle condizioni igieniche, sulle future possibilità edificatorie o sulla formazione di vedute verso la proprietà.
- L’interesse ad agire del proprietario confinante può sussistere anche rispetto a opere assentite mediante SCIA, quando la loro realizzazione sia idonea a produrre un possibile incremento del carico urbanistico o fognario e incida concretamente sulla proprietà vicina.
- Quando il giudice di primo grado definisce il giudizio per tardività o difetto di interesse sulla base di un’erronea applicazione delle condizioni dell’azione, il giudice d’appello deve annullare la sentenza e rinviare la causa al primo giudice se non residua una decisione di merito sulla domanda.
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