Cassazione Penale, Sentenza n. 5556/2023 del 08/02/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino che aveva assolto Bergantini dal reato di tentata estorsione (art. 56/629 c.p.) perché il fatto non sussiste; il Procuratore generale denunciava violazione di legge e vizi di motivazione, rilevando che l'imputato avrebbe minacciato di presentare un esposto alla Corte dei conti con la consapevolezza della sua pretestuosità per ottenere le dimissioni del sindaco, cioè per conseguire un vantaggio estraneo all'esercizio del diritto di denuncia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato; ha constatato un travisamento per omissione nella motivazione della sentenza impugnata (la Corte di appello non ha valutato adeguatamente la prova che Bergantini avrebbe strumentalizzato la prospettazione di una denuncia contabile per ottenere le dimissioni del sindaco) e ha annullato la sentenza con rinvio a diversa sezione della Corte di appello di Torino per nuovo giudizio e nuova qualificazione giuridica del fatto, regolando le spese tra le parti private.
Norme richiamate
art. 56 c.p.
Disciplina il tentativo: la Corte ricorda che il reato attribuito era di tentata estorsione, quindi va considerata la normativa concernente il compimento di atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere il reato.
art. 629 c.p.
Definisce il delitto di estorsione; la sentenza richiama l'orientamento secondo cui la minaccia di adire le vie legali può integrare l'estorsione quando l'atto è strumentalizzato per ottenere un profitto ingiusto o per coartare la volontà della vittima, ossia quando lo scopo è eccentrico rispetto all'esercizio del diritto di azione.
art. 610 c.p.
Richiamato come riferimento normativo alternativo per condotte di costrizione/violenza privata utili a confrontare profili di rilevanza penale in relazione alla pretesa estorsiva.
art. 294 c.p.
Richiamato dalla giurisprudenza citata: riguarda l'attentato contro i diritti politici del cittadino (ad es. condotte che determinano le dimissioni di una carica pubblica); utilizzato nel confronto delle tipologie di condotte che mirano a far dimettere un eletto.
art. 2932 c.c.
Citando la giurisprudenza più recente, la Corte segnala casi in cui domande giudiziali su base contrattuale possono essere azionate per fini eccentrici e costituire strumento per ottenere vantaggi non dovuti; il riferimento è usato per spiegare quando l'azione giudiziaria è strumentale a un profitto ingiusto.
Massime di principio
- La minaccia di adire le vie legali è penalmente rilevante come estorsione solo se è strumentalizzata per ottenere un vantaggio estraneo allo scopo legittimo dell'azione giudiziaria (profitto ingiusto) o per paralizzare la tutela dei diritti altrui; non basta la mera prospettazione dell'esercizio di un diritto.
- Nel valutare la rilevanza penale della minaccia di denunciare o citare in giudizio occorre considerare le circostanze concrete: le modalità della minaccia, le finalità perseguite dall'agente, le qualità personali delle parti e se la prospettazione è fatta con intento coercitivo piuttosto che con intento genuino di tutela di un diritto.
- Se il giudice d'appello riforma integralmente la decisione di primo grado deve delineare le linee portanti del proprio diverso ragionamento probatorio e confutare specificamente i passaggi più rilevanti della motivazione della prima sentenza; la Cassazione annulla quando riscontra travisamenti o omissioni nella valutazione probatoria.
- Quando l'esercizio di diritti processuali o di denunzia è utilizzato come mezzo per conseguire scopi diversi (per esempio dimissioni o pagamenti non dovuti), la condotta può integrare estorsione anche se la minaccia ha esteriormente l'apparenza di legalità.
- In caso di dubbi sulla qualificazione giuridica derivanti dalla revisione delle prove, la Corte di cassazione può rinviare ad altra sezione del giudice del merito per un nuovo esame sostanziale della vicenda.
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