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Sentenza

Sentenza n. 306/2026 - Potenza, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600271

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Basilicata, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto del Questore di Matera di revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato la revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia, deducendo difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e illogicità, poiché le minacce e gli atti vessatori connessi all’uso delle armi erano stati posti in essere dal padre nei confronti della cognata, mentre la ricorrente era stata aggredita dalla cognata ed era parte offesa nel procedimento penale. Ha inoltre sostenuto di frequentare il padre soltanto per assisterlo nelle attività quotidiane, di non possedere armi, di non avere più incontrato la cognata e che la pendenza della querela non costituisse indice di inaffidabilità. Sono state dedotte la violazione del contraddittorio procedimentale, per il mancato confronto sulla nota successiva del Comandante della Stazione dei Carabinieri, il difetto di motivazione, per l’omessa considerazione della memoria procedimentale, la violazione dei principi in materia di revoca e di legittimo affidamento, per l’assenza di sopravvenuti motivi di interesse pubblico e di adeguato bilanciamento, nonché l’inapplicabilità dell’art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990, trattandosi di un provvedimento discrezionale.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo legittima la valutazione discrezionale dell’autorità di pubblica sicurezza. L’art. 39 R.D. n. 773/1931 consente una valutazione ampia e prognostica, finalizzata a garantire il corretto uso delle armi e a prevenire reati o fatti lesivi dell’ordine e della sicurezza pubblica; non è quindi necessario dimostrare un abuso già verificatosi, essendo sufficiente l’esistenza di rischi anche potenziali o di elementi idonei a suscitare dubbi sull’affidabilità del titolare. Nel caso concreto, la protratta e accesa conflittualità familiare, con episodi violenti e mancata riappacificazione, rendeva non illogico il timore di un uso improprio dell’arma. La circostanza che la ricorrente fosse persona offesa, che non possedesse armi o che non avesse più incontrato la cognata non escludeva il rischio, poiché la licenza le consentiva di acquistare armi in qualsiasi momento. La nota del 29 aprile 2026 non ha introdotto fatti nuovi decisivi, ma aveva confermato la persistenza della conflittualità, che la ricorrente non aveva efficacemente smentito. Il provvedimento era sufficientemente motivato e aveva considerato la memoria procedimentale, effettuando un bilanciamento non illogico tra l’interesse pubblico alla prevenzione dei pericoli e l’interesse privato alla conservazione della licenza. Non è stata ravvisata violazione dell’affidamento né dell’art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990. Le spese sono state compensate per eccezionali motivi.

Norme richiamate

  • art. 39 R.D. n. 773/1931

    non individua in modo tassativo le ragioni ostative al rilascio ed alla permanenza dei titoli abilitativi, ma autorizza l’Amministrazione allo svolgimento di valutazioni discrezionali ad ampio spettro

    La disposizione attribuisce all’autorità di pubblica sicurezza un ampio potere discrezionale e prognostico, volto a prevenire l’uso improprio delle armi; la revoca può fondarsi anche su rischi potenziali e su elementi che generino dubbi sull’affidabilità del titolare.

  • art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990

    Il Tribunale ha escluso la violazione della disposizione, ritenendo comunque infondate le censure sostanziali e confermando la natura discrezionale del provvedimento impugnato.

  • art. 60 c.p.a.

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.

  • art. 52, comma 2, d.lgs. n. 196/2003

    È stato disposto l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi dei soggetti interessati.

Massime di principio

  • La revoca di una licenza di porto d’armi può essere legittimamente disposta sulla base di una valutazione prognostica dell’autorità di pubblica sicurezza, senza necessità di dimostrare un precedente abuso dell’arma, quando sussistano elementi concreti idonei a evidenziare anche un rischio soltanto potenziale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
  • Nella valutazione dell’affidabilità del titolare di una licenza di porto d’armi possono assumere rilievo la protratta e accesa conflittualità familiare, precedenti episodi violenti e la mancata riappacificazione, anche se il titolare non è autore delle condotte violente e riveste la posizione di persona offesa.
  • La circostanza che il titolare non possieda attualmente armi non esclude il rischio rilevante ai fini della revoca, poiché la licenza di porto di fucile costituisce titolo propedeutico all’acquisto di armi.
  • La sopravvenuta nota istruttoria che confermi la persistenza di una situazione già oggetto della comunicazione di avvio del procedimento non costituisce necessariamente un fatto nuovo decisivo tale da imporre una rinnovazione del contraddittorio, soprattutto quando l’interessato non contesti efficacemente la permanenza della situazione di conflittualità.
  • Il provvedimento di revoca della licenza di porto d’armi è sufficientemente motivato quando indica la situazione concreta di conflittualità, il rischio prognostico di degenerazione e la prevalenza dell’interesse pubblico alla prevenzione dei reati e dei pericoli per la sicurezza rispetto all’interesse privato alla conservazione del titolo.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaLicenze e autorizzazioni di poliziaPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoCommercio e attività produttiveProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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