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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8904/2025 del 04/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Scoppetta ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca o di sostituzione della misura degli arresti domiciliari a suo carico per i reati connessi alla detenzione/trasporto/commercializzazione di circa 9 kg di hashish (artt. 110 e 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990). Nel ricorso sosteneva che il Tribunale aveva errato nell'attribuirgli "legami delinquenziali" e nell'equidistare la recidiva, mentre la difesa aveva rilevato che l'imputato era estraneo al contesto delinquenziale e che la condotta contestata risaliva al 2020 senza successivi segnali di pericolosità. Inoltre deduceva la violazione dei canoni di proporzione e adeguatezza della misura rispetto alla possibile pena.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi sopravvenuti: l'avvocato ha comunicato la rinuncia al ricorso (PEC del 03/12/2024) dopo che, in data 25/11/2024, è intervenuta la detenzione del ricorrente con ordinanza del Tribunale Napoli Nord (R.G.N.R. 16087/2021). In base all'art. 591, comma 1, lett. d), cod. proc. pen., la rinuncia ha reso il ricorso inammissibile e ha determinato l'immediata estinzione del rapporto processuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 500 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.

    art. 591, comma 1, lett. d)

    La Corte ha applicato questa norma per dichiarare l'inammissibilità del ricorso per motivi sopravvenuti: la rinuncia del difensore e l'intervenuta detenzione successiva rendono il ricorso privo di oggetto e determinano l'estinzione del procedimento impugnatorio.

  • art. 110, d.P.R. n. 309/1990

    art. 110 d.P.R. n. 309/1990

    Articolo richiamato per la partecipazione a reato comune; la sentenza indica che i fatti contestati sono stati valutati alla luce dell'accusa di concorso nella detenzione/traffico di stupefacenti.

  • art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990

    art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale relativa alla disciplina delle sanzioni per traffico di stupefacenti; qui citata quale titolo di reato in capo all'imputato (detenzione e commercializzazione di ingenti quantità di stupefacente).

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso da parte del difensore, specie se comunicata formalmente (es. PEC), può determinare l'inammissibilità del ricorso per motivi sopravvenuti e l'estinzione del rapporto processuale ai sensi dell'art. 591 cod. proc. pen.
  • Quando sopravvengono eventi processuali che mutano radicalmente la situazione (es. nuova misura detentiva), l'impugnazione precedente può perdere interesse e risultare priva di oggetto; è importante valutare strategie difensive alternative prima di rinunciare.
  • Sul merito delle misure cautelari, le censure relative a presunti "legami delinquenziali" o alla mancanza di pericolosità devono essere supportate da elementi specifici (documentazione, assenza di atti successivi, testimonianze, indicatori di reinserimento) per contrastare le valutazioni di pericolosità adottate dal Giudice.
  • Gli argomenti di proporzione e adeguatezza della misura cautelare vanno collegati a una valutazione prognostica concreta: tempo trascorso dall'evento, comportamento successivo dell'imputato, natura e quantità del reato e ragioni di diritto relative alla pena prevedibile.
  • Prima di rinunciare a rimedi giurisdizionali, il difensore dovrebbe considerare le conseguenze pratiche e valutare l'eventuale deposito di istanze alternative (es. revoca/sostituzione, nuove produzioni probatorie) se si intende comunque perseguire la revoca della misura cautelare.

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