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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37708/2022 del 05/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale che, pur avendo convalidato l'arresto di Sedek Ismuil Mohammed per più reati commessi il 7 maggio 2022, ha restituito gli atti al pubblico ministero senza celebrare il giudizio direttissimo richiesto contestualmente alla convalida. Il Tribunale aveva ritenuto necessario un preliminare accertamento sulle capacità di intendere e di volere dell'imputato e ha quindi disposto la restituzione degli atti. Il ricorrente censura tale scelta come abnorme e non prevista dalla legge: le eventuali verifiche sulla capacità di intendere e volere potevano essere disposte e svolte nel corso del giudizio direttissimo (ex art. 220 c.p.p.), senza impedire la celebrazione immediata del rito.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso ritenendo abnorme la restituzione degli atti disposta dal Tribunale. Ha richiamato la giurisprudenza secondo la quale, se sussistono i presupposti per il rito direttissimo (richiesta formulata con la convalida), l'esistenza di carenze investigative o la necessità di accertamenti sulle capacità psichiche non legittima la regressione del procedimento mediante restituzione degli atti. La Corte ha quindi annullato senza rinvio il provvedimento impugnato e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Torino per il regolare prosieguo (cioè per la celebrazione del giudizio secondo l'iter previsto).

Norme richiamate

  • art. 449 cod. proc. pen.

    art. 449, comma 3 (e richiamo al comma 4) cod. proc. pen.

    La Corte interpreta l'art. 449 come norma che, in caso di convalida dell'arresto, impone al giudice di procedere immediatamente al giudizio direttissimo quando richiesto; la necessità di ulteriori accertamenti istruttori non costituisce presupposto per la restituzione degli atti e non impedisce lo svolgimento del rito direttissimo

  • art. 220 cod. proc. pen.

    La norma permette che gli accertamenti sulla capacità di intendere e di volere siano disposti e svolti nell'ambito del giudizio; pertanto dubbi sulla capacità non giustificano di per sé la sospensione o la retrocessione del procedimento prima del giudizio direttissimo

  • art. 558 cod. proc. pen.

    richiamo al rito direttissimo ex art. 558 cod. proc. pen.

    Il giudizio direttissimo, richiesto contestualmente alla convalida, ha finalità di rapida definizione della posizione processuale e non richiede una preventiva completezza delle risultanze investigative per poter essere celebrato

  • artt. 635, 337, 582, 585 cod. pen.

    artt. 635, secondo comma; 337; 582; 585 cod. pen.

    Norme sostanziali indicate per descrivere i reati contestati all'imputato; la decisione impugnata riguardava la regolarità del rito e non la qualificazione sostanziale dei fatti

Massime di principio

  • Quando all'udienza di convalida dell'arresto è formulata la richiesta di giudizio direttissimo, il giudice, se convalida l'arresto, deve procedere immediatamente al giudizio e non può restituire gli atti al P.M. sulla sola base di carenze investigative o di sospetti sulla capacità dell'imputato.
  • Il dubbio sulla capacità di intendere e di volere dell'imputato non è di per sé motivo per impedire la celebrazione del giudizio direttissimo: l'eventuale perizia può essere disposta e svolta nell'ambito del giudizio stesso (art. 220 c.p.p.).
  • La restituzione degli atti al pubblico ministero, quando non prevista dalla legge e idonea a retrocedere il procedimento oltre le ipotesi consentite, può essere qualificata come provvedimento abnorme e quindi annullata in sede di legittimità.
  • Il rito direttissimo ha finalità di accelerazione del processo; esigenze di integrazione istruttoria devono essere soddisfatte nel dibattimento e non impedire la regolare sequenza processuale prevista dalla legge.
  • In presenza di una decisione giudiziaria di restituzione degli atti ritenuta illegittima, il pubblico ministero può ricorrere in Cassazione per ottenere l'annullamento e la rimessione degli atti al giudice perché proceda secondo il rito previsto.

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