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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12767/2024 del 28/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di rigetto del riesame dopo l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere. Deduce vizio di motivazione: il tribunale avrebbe fondato la conferma dell'aggravamento su profili attinenti all'art. 74 del DPR 309/90 (associazione), pur essendo l'aggravamento disposto originariamente in relazione a violazioni dei divieti di comunicazione riguardanti l'ipotesi di reato di cui all'art. 73 del DPR 309/90. Contesta inoltre che le conversazioni con un soggetto estraneo (Micalizzi) possano dimostrare l'appartenenza del ricorrente a un'associazione criminale e che manchino elementi idonei a giustificare le esigenze cautelari contestate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al tribunale di Palermo ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p., ravvisando che la motivazione del tribunale era eccentrica rispetto al thema decidendum e si era imperfettamente concentrata su fatti e fattispecie (art. 74) non pertinenti alla valutazione dell'aggravamento operato in relazione all'art. 73. Ha inoltre disposto gli adempimenti di cancelleria previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 73

    Riguarda i reati di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti; nella vicenda l'applicazione originaria della misura cautelare era stata collegata a questa fattispecie, e l'aggravamento risultava motivato dalle presunte violazioni dei divieti di comunicazione riferite a tale quadro.

  • DPR 309/1990, art. 74

    Riguarda l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che il tribunale abbia fatto riferimento a questa fattispecie (appartenza a sodalizio) in modo non pertinente rispetto alla decisione sull'aggravamento, configurando una motivazione eccentrica rispetto al tema da decidere.

  • Codice di procedura penale, art. 309, comma 7

    Stabilisce la competenza e le modalità per il nuovo giudizio in caso di annullamento dell'ordinanza; la Corte ha rinviato il procedimento al tribunale di Palermo per nuovo esame ai sensi di questa norma.

  • Disposizioni di attuazione, art. 94, comma 1-ter

    Norma procedurale relativa agli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia; la Corte ha disposto l'invio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • La motivazione del provvedimento che aggrava una misura cautelare deve essere pertinente e centrata sul tema concretamente oggetto di decisione (thema decidendum); ragionare su fattispecie diverse da quelle rilevanti per l'aggravamento può determinare l'annullamento.
  • L'aggravamento di misure cautelari in materia di stupefacenti richiede elementi concreti che dimostrino le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato); mere conversazioni con soggetti estranei non sono di per sé idonee a provare l'appartenenza a un'associazione criminale.
  • Se la motivazione del giudice del riesame si fonda su circostanze non pertinenti o su fattispecie giuridiche diverse da quelle contestate, il ricorso in cassazione può ottenere l'annullamento e il rinvio per un nuovo giudizio.
  • In fase di impugnazione è efficace contestare specificamente il vizio di motivazione, soprattutto quando il giudice utilizza argomentazioni che escano dal quadro probatorio e normativo pertinente.
  • Il tribunale che rivede un aggravamento deve collegare espressamente le ragioni dell'aggravamento alle esigenze cautelari concrete e alle fattispecie di reato effettivamente rilevanti nel procedimento.

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