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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20641/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava il provvedimento del G.I.P. di applicazione della misura cautelare per il reato di partecipazione all'associazione mafiosa (art. 416-bis cod. pen.). Il ricorrente deduce un unico motivo: vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Sostiene che nessun reato-fine contestato nell'indagine è stato attribuito a lui; contesta l'attendibilità e la genericità delle dichiarazioni dei collaboratori (Puccio e Di Marco), la presunta identificazione apodittica nelle intercettazioni ambientali e telefoniche (in particolare l'identificazione di interlocutori quali "Incontrera", "Mimmo", "Loiacono" e l'attribuzione a "Salvo"), e la genericità dell'imputazione che non consentirebbe di conoscere i fatti specifici di cui difendersi.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione congrua e non viziata: le dichiarazioni del collaboratore Puccio, sebbene recenti, e le intercettazioni hanno fornito riscontri tali da comprovare l'affiliazione formale e la posizione gerarchica di Di Giovanni nel mandamento di Porta Nuova (es. consegna di proventi, rilascio di bigliettini ricevuta, definizione come "uomo d'onore", interventi su kwestione di autorizzazioni per furti e sulla gestione di conflitti esterni). La Corte ha richiamato il principio per cui, per l'associazione mafiosa, l'affiliazione rituale può costituire grave indizio ove accompagnata da elementi di contesto che evidenzino la serietà e l'effettività dell'adesione; nel caso concreto tali elementi sono stati ritenuti presenti e riscontrati. La Corte ha inoltre escluso che la difesa potesse chiedere una rivalutazione delle risultanze (scrutinio che non compete alla Cassazione in questa sede). Conseguentemente è stata confermata l'inammissibilità del ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione ad associazione di tipo mafioso richiede la prestazione di un effettivo contributo alla struttura ovvero la messa a disposizione del soggetto; nei casi di affiliazione rituale tale evento può costituire grave indizio di partecipazione se corredato da ulteriori elementi di contesto che ne evidenzino l'effettività e la stabilità.

  • Sez. U, n. 36958 del 27/05/2021 (Modaffari)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che l'affiliazione rituale, se comprovata da massime esperienziali e da elementi contestuali, può costituire grave indizio di partecipazione all'associazione mafiosa.

  • Sentenza "Mannino" (Sezioni Unite)

    Richiamata per il principio della 'dinamicità' del contributo richiesto al sodale: la partecipazione si concretizza nella "messa a disposizione" del singolo per il perseguimento dei fini dell'associazione; l'incriminazione basata solo su una potenzialità operativa non è conforme al principio di effettività.

  • Sez. 3, n. 6722 del 21/11/2017 (Di Maro) e Sez. 5, n. 7465 del 28/11/2013 (Napoleoni)

    Richiamati per il principio secondo cui la Corte di legittimità può prospettare un'interpretazione diversa di intercettazioni rispetto al giudice di merito solo in caso di travisamento della prova, ossia quando il contenuto indicato dal giudice di merito sia difforme da quello reale e tale difformità sia decisiva e incontestabile.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla possibilità di infliggere la sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso, quando ricorrano ragioni di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Per il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis) non è sufficiente la sola dichiarazione di adesione: è necessario un "contributo" effettivo o, se si tratta di affiliazione rituale, elementi di contesto che dimostrino la serietà e la stabile "messa a disposizione" del soggetto.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se recenti, richiedono riscontri ma possono costituire grave indizio quando trovino riscontro nelle intercettazioni e in altri elementi oggettivi.
  • Le intercettazioni devono essere valutate nel loro contesto: l'identificazione degli interlocutori può essere desunta anche da elementi contestuali e non solo dall'intestatario dell'utenza, purché la valutazione sia motivata e non contraddittoria.
  • In sede di Cassazione non è consentito un riesame libero delle prove volto a porre in alternativa la valutazione del giudice di merito; è possibile contestare l'interpretazione solo in presenza di travisamento della prova o vizio logico-manifestamente illogico.
  • La genericità dell'imputazione può costituire motivo di censura se impedisce al destinatario di conoscere i fatti specifici di cui difendersi, ma in fase cautelare il giudice valuta la sussistenza dei gravi indizi complessivi e non la definitività dell'attribuzione di reati-fine.
  • Chi contesta l'identificazione in intercettazioni ambientali deve indicare elementi concreti che rendano l'identificazione incerta; una mera ipotesi alternativa non è sufficiente a superare i riscontri motivati del giudice.
  • La pronuncia di inammissibilità del ricorso può comportare condanna alle spese e, in presenza di colpa, l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende.

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