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Sentenza

Sentenza n. 10524/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del decreto di rigetto della domanda di cittadinanza n. K10/-OMISSIS-/R;

Giustizia amministrativa202407487

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di rigetto della domanda di concessione della cittadinanza italiana per possibili pericoli per la sicurezza della Repubblica

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di cittadinanza, deducendo la violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241/1990 e la violazione di legge e l'eccesso di potere per insufficienza e inadeguatezza della motivazione. Ha lamentato che l'Amministrazione non avrebbe adeguatamente valutato le sue condizioni di vita, familiari e sociali e il suo ormai compiuto inserimento nel tessuto socio-economico nazionale. Ha inoltre sostenuto che il diniego si fondasse su un generico richiamo a elementi non specificati, asseritamente ostativi per la sicurezza della Repubblica, senza indicare nel provvedimento le circostanze concrete né allegare la documentazione richiamata. In giudizio l'Amministrazione ha prodotto, con modalità riservate, la documentazione istruttoria posta a fondamento del diniego. Da tale documentazione è emerso che il ricorrente era stato collegato a contesti investigativi concernenti il radicalismo islamico, era stato sottoposto nel 2005 a una perquisizione locale, conclusasi negativamente con archiviazione nel 2006, e aveva frequentato un connazionale ritenuto soltanto prossimo ad ambienti dell'estremismo islamico. Il ricorrente ha contestato la sufficienza e l'attualità di tali elementi, evidenziando anche la concessione della cittadinanza alla moglie e ai figli e il precedente diniego del 2014 fondato sul medesimo presupposto di sicurezza. Quanto alla violazione dell'art. 10-bis, il Consiglio di Stato, in sede cautelare, aveva rilevato l'assenza di prova della notificazione del preavviso di diniego; la sentenza di merito ha tuttavia deciso sulla censura assorbente relativa al difetto di motivazione.

La decisione

Il ricorso è stato accolto e il decreto di diniego è stato annullato, con salvezza degli ulteriori provvedimenti dell'Amministrazione. Il giudice ha premesso che la concessione della cittadinanza ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992 costituisce esercizio di ampia discrezionalità amministrativa e non un diritto automatico dello straniero in presenza del requisito decennale di residenza. Il sindacato giurisdizionale resta estrinseco e riguarda il supporto istruttorio, la veridicità dei fatti e la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione. In materia di sicurezza della Repubblica, il diniego può richiamare per relationem atti riservati e non deve necessariamente divulgare tutte le fonti o le valutazioni interne, purché consenta di comprendere l'iter logico seguito. Gli atti riservati devono però poter essere esaminati in sede giurisdizionale, con le cautele necessarie, e il loro contenuto, anche parzialmente oscurato, deve offrire una base logico-giuridica ragionevole e concretamente verificabile per il giudizio di pericolosità. Nel caso concreto, gli elementi emersi non erano sufficienti: la perquisizione del 2005 aveva avuto esito negativo ed era stata seguita da archiviazione; il collegamento con ambienti estremistici risultava indiretto, mediato dalla frequentazione di un soggetto soltanto ritenuto prossimo a tali ambienti, senza adeguata indicazione del contesto temporale e di ulteriori circostanze individualizzanti; l'Amministrazione non aveva chiarito la rilevanza degli elementi già emersi nel precedente diniego del 2014 né la loro compatibilità con le successive concessioni della cittadinanza ai familiari. La relazione amministrativa si era limitata a un generico rinvio alla documentazione riservata, senza rendere comprensibile l'effettivo iter logico e senza dimostrare concrete ragioni di sicurezza attuali. Il vizio motivazionale è stato ritenuto assorbente. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    la cittadinanza italiana "può" essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica

    La residenza decennale costituisce presupposto per la proposizione della domanda, ma non attribuisce un diritto automatico alla cittadinanza; la concessione resta oggetto di ampia valutazione discrezionale sull'integrazione del richiedente e sulla sua attitudine ad assumere i doveri derivanti dall'appartenenza alla comunità nazionale.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La violazione del preavviso di rigetto era stata prospettata dal ricorrente e il giudice cautelare aveva rilevato l'assenza di prova della notificazione; la sentenza definisce però il giudizio sulla distinta e assorbente carenza motivazionale.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il diniego di cittadinanza per ragioni di sicurezza è sufficientemente motivato quando consente di comprendere l'iter logico dell'Amministrazione, anche mediante richiamo per relationem ad atti riservati; il richiamo non è sufficiente se gli elementi conoscibili non rendono ragionevole e concretamente verificabile il giudizio di pericolosità.

  • art. 55, comma 10, c.p.a.

    Il Consiglio di Stato ha disposto la sollecita fissazione dell'udienza di merito, pur in assenza di qualificati profili di periculum, ritenendo meritevoli di approfondimento la censura sul preavviso di rigetto e quella relativa all'inadeguatezza della motivazione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto, insieme agli artt. 5 e 6 del Regolamento UE 2016/679, per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati quale fondamento della tutela dei diritti o della dignità della parte mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per residenza decennale costituisce esercizio di alta discrezionalità amministrativa: il requisito della residenza legale per il periodo minimo consente di presentare la domanda, ma non fonda un diritto automatico alla concessione.
  • Il sindacato giurisdizionale sul diniego discrezionale di cittadinanza resta estrinseco e verifica l'adeguatezza dell'istruttoria, la veridicità dei fatti e la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza estendersi al merito della valutazione amministrativa.
  • Nel diniego di cittadinanza fondato su ragioni di sicurezza della Repubblica, l'Amministrazione può motivare per relationem mediante richiamo ad atti riservati e non è tenuta a divulgare tutte le fonti o valutazioni interne, ma deve comunque rendere comprensibile l'iter logico della decisione e indicare elementi idonei a fondare concretamente il giudizio di pericolosità.
  • La documentazione riservata posta a fondamento del diniego deve poter essere acquisita ed esaminata in sede giurisdizionale con le cautele necessarie; anche dopo gli oscuramenti, gli elementi conoscibili devono costituire una base logico-giuridica ragionevole e sufficientemente individualizzata della controindicazione di sicurezza.
  • Un collegamento meramente indiretto con ambienti estremistici, fondato sulla frequentazione di una persona soltanto ritenuta prossima a tali ambienti e non accompagnato dall'indicazione del contesto temporale e di ulteriori elementi individualizzanti, non è di per sé sufficiente a motivare il diniego di cittadinanza per ragioni di sicurezza, soprattutto quando gli episodi richiamati siano risalenti e privi di sviluppi.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaLegittimo affidamento

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