Sentenza del 21/05/2018 n. 2312 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Ires - Base imponibile - Minusvalenze patrimoniali - Contestazione - Antieconomicità - Onere della prova.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguarda la legittimità della ripresa a tassazione di minusvalenze patrimoniali e della contestazione dei costi e delle operazioni ritenuti antieconomici. L’Ufficio sosteneva, in sostanza, che il comportamento della società fosse privo di razionalità economica e che ciò potesse giustificare la rideterminazione dei valori fiscalmente rilevanti e l’esclusione della detrazione. La società ha contestato tale ricostruzione, evidenziando l’inerenza delle spese, la loro potenziale utilità per l’attività d’impresa e la crescita dei ricavi nel periodo considerato.
La decisione
La contestazione dell’Ufficio non può fondarsi sulla sola valutazione soggettiva di antieconomicità. L’Amministrazione deve dimostrare, almeno mediante presunzioni gravi, precise e concordanti, una manifesta e macroscopica antieconomicità dell’operazione, idonea a far presumere la non veridicità della fattura o la non inerenza del bene o servizio. L’inerenza è sufficientemente supportata quando sia dimostrata la potenziale utilità del costo per l’attività commerciale e per i futuri vantaggi conseguibili. Inoltre, se la crescita dei ricavi dimostra che le scelte imprenditoriali hanno consentito all’azienda di prosperare, tali scelte non possono essere qualificate come antieconomiche senza ulteriori elementi probatori. Ne consegue l’accoglimento della posizione della società e il superamento della ripresa fondata esclusivamente sull’antieconomicità.
Norme richiamate
Principio dell’onere della prova in materia tributaria
L’Ufficio che contesta minusvalenze, costi o operazioni antieconomiche deve fornire la prova della propria pretesa, anche mediante presunzioni, purché gravi, precise e concordanti.
Principio di inerenza dei costi
Un costo è inerente quando presenta una potenziale utilità per l’attività d’impresa o per il conseguimento di futuri vantaggi, senza che sia necessario dimostrare un’immediata correlazione con uno specifico ricavo.
Cassazione n. 2240/2018
Conferma che l’Amministrazione non può rideterminare arbitrariamente il valore delle prestazioni o dei servizi e negare la detrazione in assenza della prova di una manifesta e macroscopica antieconomicità.
Cassazione n. 2331/2013
Conferma che le scelte imprenditoriali non possono essere considerate antieconomiche quando, valutate in un arco temporale adeguato, abbiano consentito all’impresa di sopravvivere e prosperare, con crescita dei ricavi.
Massime di principio
- L’Amministrazione finanziaria non può sostituire le proprie valutazioni di convenienza economica a quelle dell’imprenditore: deve dimostrare elementi oggettivi di irrazionalità, simulazione o non inerenza.
- La semplice presenza di una minusvalenza o di un costo elevato non prova di per sé l’antieconomicità; occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti.
- La potenziale utilità del costo per l’attività d’impresa può essere sufficiente a dimostrarne l’inerenza, anche se il beneficio economico non è immediato o direttamente quantificabile.
- La valutazione dell’antieconomicità deve considerare l’andamento complessivo dell’impresa e un arco temporale adeguato, non una singola operazione isolata.
- La crescita dei ricavi e la capacità dell’impresa di prosperare costituiscono elementi favorevoli alla ragionevolezza delle scelte gestionali, pur non escludendo in assoluto la possibilità di contestazioni fondate su prove specifiche.
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