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Sentenza

Sentenza n. 310/2026 - Perugia, Sezione 1

per l'annullamento Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: dell'ordinanza municipale di demolizione e rimessa in pristino n. 197 del 23/12/2024, notificata in data 10/01/2025, avente ad oggetto l'immobile distinto catastalmente al foglio 192, particella 567, del Catasto Fabbricati del Comune di Umbertide, con la quale si intima al Sig. Valentino Vagnetti, in qualità di proprietario dell'immobile de quo, “l'immediata demolizione degli abusi descritti in premessa, entro 90 (novanta) giorni dalla data di notifica della presente”; Per quanto riguarda i motivi aggiunti notificati dal ricorrente l’8 gennaio 2026 e depositati il 9/01/2026: della Determinazione del Responsabile del 7° Settore del Comune di Umbertide n. 37/90 del 10.11.2025, avente ad oggetto: “TAR UMBRIA N. 343/2025 R.G. – Ordinanza di demolizione n. 197 del 23.12.2024 relativa ad immobile in loc. Castelvecchio. Provvedimento conclusivo di valutazione dell’incidenza del vincolo ex art. 45 del Codice dei Beni Culturali sulla possibile demolizione del manufatto”; ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale anche non conosciuto, ivi compresi in particolare, la comunicazione di avvio del procedimento ex art. 8 L. 241/1990, inviata via PEC prot. n. 21459 del 29.9.2025; la successiva PEC di rinnovo dell’avvio, prot. n. 22525 del 9.10.2025, con comunicazione del parere Soprintendenza; ogni altro parere e nota ivi richiamati, compresi i successivi richiami ai pareri prot. 22478/2025 e 14573/2025, e, per quanto occorra, il parere della Soprintendenza Protocollo n.0022478/2025 del 09/10/2025;

Giustizia amministrativa202500343

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Umbria, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione e rimessione in pristino di un manufatto ritenuto abusivo e, con motivi aggiunti, determinazione comunale conclusiva sulla non incidenza del vincolo culturale indiretto sulla demolizione, nonché il parere della Soprintendenza

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione n. 197 del 23 dicembre 2024, deducendo la violazione dell'art. 45 del d.lgs. 42/2004 per la mancata acquisizione preventiva del parere della Soprintendenza in relazione al vincolo culturale indiretto gravante sull'area; il difetto di istruttoria e motivazione circa l'abusività dell'immobile e la compatibilità dell'intervento con il vincolo; l'omessa valutazione della possibile sanatoria edilizia e della documentazione tecnica sulla preesistenza del manufatto; nonché sproporzione, ingiustizia manifesta e disparità di trattamento. Con motivi aggiunti ha impugnato la determinazione comunale n. 37/90 del 10 novembre 2025 e gli atti connessi, deducendo violazione delle garanzie partecipative, omessa considerazione delle osservazioni, motivazione apparente e per relationem, travisamento della funzione del vincolo indiretto, violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, sviamento e uso difensivo del procedimento, violazione del principio di leale collaborazione, difetto di istruttoria sulla datazione del manufatto e sulla documentazione catastale e fotografica, nonché elusione dell'ordinanza cautelare. Il Comune ha eccepito, tra l'altro, l'inammissibilità o tardività delle contestazioni sull'abusività dell'immobile, poiché la questione era già stata esplicitata in una precedente nota non impugnata; il Ministero ha eccepito la tardività delle censure contro il parere della Soprintendenza, ritenuto sostanzialmente analogo a un precedente atto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso introduttivo parzialmente improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quanto alle censure relative alla mancata acquisizione del parere della Soprintendenza, poiché, dopo l'ordinanza cautelare, il Comune aveva avviato un procedimento sulla rilevanza del vincolo e adottato la determinazione n. 37/90 del 2025. Ha respinto la censura relativa alla mancata valutazione della sanatoria, rilevando che il ricorrente non aveva mai presentato formalmente un'istanza di sanatoria e che le contestazioni sui presupposti dell'abusività erano state proposte tardivamente soltanto con i motivi aggiunti. Ha invece respinto l'eccezione di tardività relativa al parere della Soprintendenza dell'8 ottobre 2025, riconoscendogli autonoma potenzialità lesiva. Nel merito, ha ritenuto che il vincolo indiretto ex art. 45 del d.lgs. 42/2004 imponesse una valutazione preventiva e specifica della Soprintendenza sull'incidenza della demolizione sulle visuali, prospettive, luce, condizioni ambientali e decoro dei beni culturali direttamente tutelati. La Soprintendenza si era limitata a enunciare considerazioni generali sulla natura del vincolo e sulla competenza comunale in materia edilizia, senza esaminare le caratteristiche concrete del manufatto, la sua posizione e gli effetti della demolizione. Il Comune, a sua volta, aveva autonomamente valutato il pregio storico e architettonico dell'immobile e aveva concluso che la demolizione avrebbe valorizzato il contesto, esercitando però valutazioni riservate alla Soprintendenza e senza confrontarsi con le specifiche prescrizioni del decreto di vincolo. Sono stati quindi accolti, nei limiti indicati in motivazione, i motivi aggiunti relativi al difetto di istruttoria e motivazione e alla mancata valutazione specifica dell'incidenza della demolizione sul vincolo; gli atti impugnati con i motivi aggiunti sono stati annullati. Il Comune dovrà avviare un nuovo procedimento e la Soprintendenza dovrà rendere un nuovo parere specificamente motivato, dal quale il Comune trarrà le conseguenze. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 45 d.lgs. 42/2004

    eventuali trasformazioni dei beni dovranno essere limitate a modifiche marginali; la congruità di tali interventi sarà preventivamente sottoposta alla valutazione, caso per caso, delle competenti Soprintendenze

    Il vincolo indiretto e le relative prescrizioni impongono una valutazione preventiva e concreta della Soprintendenza sulle trasformazioni del bene, inclusa la demolizione, quando essa può incidere sulle visuali, prospettive, luce, condizioni ambientali e decoro del bene culturale direttamente tutelato.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Costituisce la base normativa del potere comunale di reprimere mediante demolizione gli interventi qualificati come nuova costruzione eseguiti in assenza di permesso di costruire; tale competenza edilizia non esclude la necessità di valutare gli effetti della demolizione sul vincolo culturale indiretto.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    La questione della sanatoria non può essere imputata all'amministrazione in assenza di una formale istanza del privato; nel caso concreto non era stata proposta alcuna domanda di accertamento di conformità.

  • art. 3 l. 241/1990

    La motivazione deve dare conto, con riferimento alle caratteristiche concrete dell'intervento, delle ragioni per cui la demolizione sia compatibile con le prescrizioni del vincolo indiretto; non è sufficiente un richiamo generico a valutazioni amministrative o a pareri privi di esame specifico.

  • artt. 7, 8 e 10 l. 241/1990

    Le garanzie partecipative e l'obbligo di considerare le osservazioni rilevano nell'ambito del procedimento avviato per valutare l'incidenza del vincolo; nel caso concreto l'accoglimento è stato fondato soprattutto sulla carenza della valutazione tecnica e motivazionale sul vincolo.

Massime di principio

  • Quando un immobile ricade in un'area sottoposta a vincolo culturale indiretto con prescrizioni che impongono la preventiva valutazione delle trasformazioni, la demolizione di un manufatto abusivo deve essere sottoposta a una valutazione specifica della Soprintendenza, anche se l'ordinanza demolitoria appartiene alla competenza comunale.
  • La Soprintendenza non può limitarsi a richiamare in termini generali la natura del vincolo indiretto e la competenza comunale in materia edilizia: deve esaminare le caratteristiche concrete del manufatto, la sua collocazione rispetto al bene tutelato e l'incidenza della demolizione sulle visuali, prospettive, luce, condizioni ambientali e decoro protetti.
  • Il Comune non può sostituirsi alla Soprintendenza nella valutazione tecnico-culturale dell'incidenza della demolizione sul vincolo indiretto, né può ritenere automaticamente compatibile la demolizione sulla base dell'abusività o del modesto pregio architettonico del manufatto.
  • L'adozione, dopo l'ordinanza demolitoria, di un procedimento e di una determinazione sulla compatibilità della demolizione con il vincolo può rendere improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse le censure relative alla mancata acquisizione preventiva del parere, ma non sana l'eventuale carenza sostanziale della valutazione richiesta dal decreto di vincolo.
  • La contestazione dei presupposti di fatto dell'abusività dell'immobile, già esplicitati in un precedente atto comunale e posti a fondamento dell'ordinanza demolitoria, deve essere proposta tempestivamente contro tale atto o contro l'ordinanza; non può essere introdotta per la prima volta con motivi aggiunti rivolti ad atti successivi che riguardano soltanto la compatibilità della demolizione con il vincolo culturale indiretto.

Come è indicizzato

MaterieVincolo culturaleAbusi edilizi e sanzioniPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiBeni culturali e paesaggioEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDecadenza e tardività

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