Ordinanza n. 121/2026 - Palermo, Sezione 2
per l'annullamento, previa sospensione dell’efficacia esecutiva: del decreto del Questore di Palermo Cat. A 12/2025, Cont. Cap. del 13.10.2025, notificato a mezzo pec presso il domicilio eletto del difensore il 17.11.2025, con cui è stata disposta la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo n. -OMISSIS- rilasciato al cittadino straniero per motivi di “lavoro autonomo” in data 11.02.2013 e contestualmente è stata rigettata l'istanza di aggiornamento del medesimo titolo di soggiorno presentata il 15.05.2024 a mezzo posta assicurata n. 05598919569-4; - di ogni atto ad esso connesso e consequenziale;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto del Questore di Palermo recante la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e il contestuale rigetto dell’istanza di aggiornamento del titolo
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare, il decreto con cui il Questore di Palermo ha revocato il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato nel 2013 per motivi di lavoro autonomo e ha contestualmente rigettato l’istanza di aggiornamento presentata nel 2024. Il fumus boni iuris è stato ravvisato, in sede sommaria, nella circostanza che il cittadino cinese era uscito dall’Italia l’8 gennaio 2020 ed era rientrato il 9 febbraio 2023: l’assenza comprendeva quindi il periodo dal 30 gennaio 2020, individuato come data di inizio della pandemia di COVID-19 secondo l’OMS, all’8 gennaio 2023, data di revoca da parte del Governo cinese delle misure restrittive alla libertà di spostamento connesse alla pandemia. È stata inoltre dedotta e considerata la sussistenza di un pregiudizio grave derivante dagli effetti della revoca del titolo e del rigetto dell’istanza di aggiornamento.
La decisione
Il TAR, ai sensi dell’art. 55 c.p.a., ha accolto la domanda cautelare e sospeso l’efficacia esecutiva del decreto impugnato. Il fumus boni iuris è stato ritenuto sufficiente perché l’assenza dal territorio italiano, astrattamente rilevante ai fini della revoca del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, si è verificata in larga parte durante il periodo delle restrizioni pandemiche e di limitazione degli spostamenti applicate in Cina. Il periculum in mora è stato ravvisato nelle conseguenze della revoca del permesso e del contestuale rigetto dell’istanza di aggiornamento. La decisione è esclusivamente cautelare e non definisce il merito della controversia, la cui trattazione è stata fissata all’udienza pubblica del 25 settembre 2026. Le spese della fase cautelare sono state compensate.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
La disposizione disciplina la tutela cautelare nel processo amministrativo; il giudice ha ritenuto integrati sia il fumus boni iuris sia il periculum in mora e ha conseguentemente sospeso l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato.
Massime di principio
- Nel giudizio cautelare avverso la revoca di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, la valutazione del fumus deve considerare concretamente le ragioni dell’assenza dello straniero dal territorio nazionale e, in particolare, se l’assenza sia stata determinata o significativamente condizionata da restrizioni pandemiche alla libertà di circolazione nel Paese di provenienza.
- La protratta assenza dal territorio nazionale non giustifica automaticamente, in sede cautelare, la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo quando il periodo di assenza ricade in misura rilevante durante restrizioni pandemiche che rendevano difficoltoso o limitavano il rientro dello straniero.
- La revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, accompagnata dal rigetto dell’istanza di aggiornamento del titolo, può integrare un periculum in mora in ragione delle rilevanti conseguenze personali e giuridiche derivanti dalla perdita del titolo di soggiorno.
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