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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41234/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ikpea Kelvin era stato condannato per il delitto di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, per il possesso di 1,73 grammi di marijuana e 3,3 grammi di eroina gia' confezionata in dosi e della somma di 100 euro. Con unico motivo in Cassazione ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla dosimetria della pena: nonostante il riconoscimento della fattispecie del comma 5, la Corte di appello avrebbe fissato la pena base a tre anni di reclusione, quasi prossima al massimo edittale di quattro anni, senza adeguata spiegazione in rapporto alla modesta quantita' di stupefacente, alla modesta somma di denaro e all'assenza di indici di partecipazione a circuiti criminali piu' ampi.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la sentenza impugnata e' silente rispetto alla devoluzione in appello della questione della rideterminazione della pena e non chiarisce perche' sia congrua una pena di tre anni nonostante le circostanze attenuanti di fatto (esigue quantita', 100 euro, assenza di collegamenti). Per carenza di motivazione in ordine alla misura della pena, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha disposto il rinvio alla Corte di appello di Salerno per nuovo giudizio sul punto, affinche' ridetermini la pena tenendo conto delle circostanze indicate.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La norma incriminatrice e la cornice edittale (pena massima di quattro anni all'epoca) sono state applicate per configurare il reato; la Corte ha ritenuto che, nella dosimetria della pena prevista da tale norma, il giudice di merito debba motivare adeguatamente la scelta di una pena prossima al massimo edittale, soprattutto quando sussistono fatti che possono attenuare la colpevolezza (quantita' minima di sostanza, modesta somma di denaro, assenza di indici di partecipazione a piu' ampi circuiti criminali).

Massime di principio

  • Se in grado di appello viene devoluta anche la questione della rideterminazione della pena, il giudice di merito deve esprimersi esplicitamente e motivare compiutamente la nuova misura sanzionatoria.
  • Una motivazione che fissi una pena prossima al massimo edittale richiede spiegazioni specifiche quando i fatti materiali mostrino rilevanti elementi attenuanti (quantita' esigua di droga, somma di denaro modesta, assenza di legami con organizzazioni criminali).
  • La pena deve essere proporzionata alla colpevolezza: elementi oggettivi relativi alla quantita' di stupefacente e al ruolo del singolo devono essere considerati nella dosimetria e adeguatamente motivati.
  • In caso di carenza motivazionale della sentenza solo sul punto sanzionatorio, la Cassazione puo' annullare limitatamente alla parte relativa alla pena e rinviare per nuovo giudizio, senza rimettere in discussione la responsabilita' sostanziale gia' accertata.
  • Per evitare annullamenti, i difensori dovrebbero evidenziare in appello e in motivi di impugnazione circostanze fattuali specifiche attinenti alla riduzione della pena (quantita', modalita' del possesso, assenza di prove di partecipazione a reti), costringendo il giudice a prendere posizione.

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