Cassazione Penale, Sentenza n. 22000/2026 del 15/06/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la condanna per plurimi reati edilizi e paesaggistici (realizzazione di tettoie, muri in cemento armato, modifiche di prospetto e ampliamento senza permesso di costruire, senza autorizzazione paesaggistica in area vincolata, in violazione della normativa antisismica e sulle opere in conglomerato cementizio armato). Il ricorrente deduceva: 1) che molte opere erano preesistenti (richiamando una domanda di condono e una consulenza tecnica di parte con analisi aerofotogrammetrica); 2) travisamento della consulenza tecnica che avrebbe dimostrato la non necessità di titoli per alcune opere in forza di norme regionali; 3) errata valutazione e mancata revoca del sequestro, nonostante interventi parziali di messa in sicurezza o rimozione; 4) vizio nella valutazione delle attenuanti generiche e nella determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi dedotti fossero, in larga parte, destinati a rimettere in discussione la valutazione di merito dei fatti e delle prove (cosa non consentita in Cassazione) e mancassero della specificità richiesta per censurare la motivazione. Ha inoltre richiamato la giurisprudenza sul divieto di riesame del merito probatorio, ha confermato l'impossibilità di sanatoria per l'ampliamento sotto vincolo paesaggistico e ha ritenuto infondate le censure relative alla consulenza tecnica e alla revoca del sequestro (i provvedimenti amministrativi e le istanze agli atti non provavano la remissione in pristino). In conclusione: il provvedimento di condanna e le relative statuizioni restano efficaci; il ricorrente è condannato alle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), art. 44, comma 1, lett. b) e c.
Riferimento alla fattispecie di costruzione abusiva; la Corte ha ritenuto integrati i reati anche per lavori di completamento e rifinitura quando esiste colpa per mancata conoscenza del carattere abusivo.
d.P.R. n. 380/2001, artt. 3, 64, 71, 93, 94, 95
Richiamati come norme che disciplinano le categorie degli interventi edilizi e i titoli necessari; la Corte ha valutato che le opere contestate non rientravano nell'edilizia libera o nelle semplificazioni invocate dalla difesa.
d.lgs. n. 42/2004, art. 181, comma 1
Norma di tutela paesaggistica; la Corte ha rilevato che in area sottoposta a vincolo molte opere non sono sanabili e che il reato paesaggistico non si estingue per interventi che non costituiscono remissione in pristino piena e documentata.
c.p.p., art. 192
Richiamata dalla difesa come presunta violazione; la Corte ha osservato che la censura non era sufficientemente specifica e tendeva a riesame del merito probatorio, non ammesso in Cassazione.
c.p.p., art. 321
Invocato in relazione alla revoca del sequestro; la Corte ha ritenuto che gli atti prodotti non dimostrassero la cessazione delle esigenze cautelari né la remissione in pristino.
c.p. art. 62-bis e c.p. art. 133
Norme sulle circostanze attenuanti e sulla determinazione della pena; la Corte ha ricordato che la loro valutazione è rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo per vizio motivazionale evidente, non riscontrato.
c.p.p., art. 606, comma 1, lett. b) ed e) e c.p.p. artt. 581 e 591
Norme procedurali sull'ammissibilità del ricorso per cassazione e sui requisiti di specificità della doglianza motivazionale; poste a base del rigetto per mancata specificazione e per mera richiesta di riesame del merito.
d.l. n. 269/2003, art. 32 (convertito L. n. 326/2003)
Norma sul condono edilizio; la Corte ha ricordato i limiti di applicazione in aree vincolate e che l'ampliamento contestato non era sanabile con quella procedura.
D.D.G. Regione Sicilia n. 344/2020
Richiamato dalla difesa per escludere l'autorizzazione sismica su piccoli manufatti; la Corte ha ritenuto che la valutazione tecnica e la consistenza delle opere non consentivano di sottrarle al necessario titolo edilizio.
L. n. 103/2017, art. 1, comma 64
Citata per la facoltà di aumentare la somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha ordinato il versamento di euro 3.000 in via equitativa.
cod. proc. pen., art. 616
Richiamata in relazione alla sanzione pecuniaria per inammissibilità del ricorso; la Corte ha utilizzato la facoltà di adeguamento prevista dalla normativa citata.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina il merito probatorio: le doglianze devono mirare a vizi di diritto o a fratture logiche manifeste nella motivazione, non a una diversa valutazione delle prove di fatto.
- In aree sottoposte a vincolo paesaggistico la possibilità di sanatoria è fortemente limitata; ampliamenti significativi spesso non sono sanabili con le procedure di condono richiamate.
- Per ottenere la revoca di un sequestro preventivo o l'effetto estintivo del reato paesaggistico è necessario documentare in modo chiaro e probatorio la remissione in pristino e la cessazione delle esigenze cautelari; mere istanze o lavori di messa in sicurezza non sono sufficienti.
- Le consulenze tecniche di parte devono essere contestate dimostrando un effettivo travisamento o omissione probatoria per essere utili in Cassazione; critiche generiche alla valutazione tecnica dei giudici di merito sono normalmente inammissibili.
- La concessione o meno delle attenuanti generiche è una valutazione di fatto del giudice di merito e può essere sindacata in Cassazione solo per assenza o manifesta illogicità della motivazione.
- Chi impugna in Cassazione deve rispettare i requisiti di specificità formale (indicare con precisione i passi della sentenza contestati e il vizio dedotto) per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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