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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37138/2023 del 12/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Macerata che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal GIP relativo a crediti d'imposta ottenuti per interventi edilizi (superbonus) ritenuti il frutto di un sodalizio che utilizzava documentazione falsa. I motivi di impugnazione denunciavano: errata qualificazione giuridica del fatto (indebita percezione di erogazioni pubbliche ex art. 316-ter anziché truffa), errata individuazione di prodotto e profitto del reato (contestazione che il credito d'imposta non potesse essere considerato prodotto/profitto nella misura indicata, e che il reale danno per lo Stato fosse solo per la somma portata in detrazione da ENEL X pari a euro 238.293,85), vizi procedurali per conversione della finalità del sequestro (confiscatorio vs impeditivo) senza adeguato contraddittorio, illegittimità del sequestro per equivalente rispetto all'uso impeditivo e insufficienti elementi per ritenere il fumus del reato di riciclaggio o autoriciclaggio.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche ex art. 316-ter si consuma con il riconoscimento/monetizzazione del credito d'imposta, poichè in quel momento si verifica l'irreversibile dispersione della provvidenza pubblica e l'accrescimento patrimoniale del beneficiario. Ha condiviso la distinzione tra prodotto (il credito illecito creato) e profitto (il vantaggio ricavato dalla cessione/monetizzazione del credito) e ha ritenuto ammissibile il sequestro sia del credito stesso sia del profitto derivante dalla cessione, nonché il sequestro per equivalente volto a garantire la confisca del profitto. Ha altresì ritenuto che il giudice del riesame potesse valutare sommariamente il fumus e, ove l'elemento soggettivo emerga nettamente, escludere la rilevanza di taluni profili dedotti dalle difese. Pertanto gli atti cautelari impugnati sono stati confermati.

Norme richiamate

  • art. 316-ter cod. pen.

    Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche si consuma nel momento in cui l'ente erogatore dispone l'accredito del contributo/credito d'imposta: il riconoscimento monetizzabile del credito determina la consumazione e l'accrescimento patrimoniale rilevante ai fini di sequestro e confisca

  • art. 640 cod. pen.

    Richiamato nella ricostruzione iniziale come possibile qualificazione alternativa (truffa), ma la Corte ha ritenuto corretta la riclassificazione nei termini di indebita percezione di erogazioni pubbliche per la parte rilevante

  • art. 121 Decreto "Rilancio" (norme su sconto in fattura e cessione del credito)

    La disciplina normativa che consente l'opzione per lo sconto in fattura e la cessione del credito è stata considerata dal Collegio decisiva per stabilire il momento in cui il credito diventa monetizzabile e rilevante come prodotto del reato

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma sul riesame delle misure cautelari: la Corte ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del riesame, che ha motivato il mantenimento delle misure anche con riferimento alle finalità e agli strumenti di tutela previsti dall'articolo

  • art. 322-ter cod. pen.

    Richiamato in relazione alla confisca e al sequestro preventivo per equivalente: la Corte ha ritenuto compatibile il ricorso a misure reali per assicurare la confisca del profitto derivante dalla cessione del credito

  • art. 648-ter cod. pen.

    Norma sul reato di riciclaggio richiamata nella valutazione degli elementi che giustificano il sequestro dei beni; la Corte ha ritenuto che il giudice di riesame potesse accertare sommariamente il fumus anche con riferimento alla destinazione e trasformazione dei proventi

  • art. 648-quater cod. pen.

    Norma sulla confisca per equivalente; la Corte ha ammesso l'adozione del sequestro per equivalente per assicurare la confisca dei profitti illeciti realizzati tramite la cessione dei crediti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato in chiusura relativamente agli effetti della decisione di cassazione sulla condanna alle spese o sulle statuizioni processuali conseguenti al rigetto/inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Il credito d'imposta riconosciuto e immediatamente monetizzabile può essere considerato prodotto del reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche quando la sua attribuzione determina l'irreversibile dispersione della provvidenza pubblica
  • Sia il prodotto (la cosa direttamente creata dall'illecito, es. il credito illecito) sia il profitto (l'accrescimento patrimoniale realizzato mediante la cessione o monetizzazione del credito) possono essere oggetto di sequestro e successiva confisca
  • Il sequestro preventivo per equivalente è strumento legittimo per assicurare la confisca del profitto illecito anche quando il profitto si sia trasformato o sia stato ceduto a terzi, purché sussistano indizi che colleghino i beni all'illecito
  • In sede di riesame il giudice può procedere a una valutazione sommaria del fumus e dell'elemento soggettivo: se il difetto emerge chiaramente, può essere rilevato anche in questa fase, ma la valutazione non richiede il rigore probatorio del processo
  • Le contestazioni difensive che mirano a limitare la somma sequestrabile devono focalizzarsi sul momento di consumazione del reato e sulla concreta circolazione/monetizzazione del credito, documentando reimpieghi, cessioni o compensazioni effettive che riducano l'impatto patrimoniale contestato
  • La trasformazione della natura del provvedimento cautelare (es. da confisca a misura impeditiva) è possibile ma richiede motivazione e rispetto del contraddittorio; le censure procedural- difensive devono provare pregiudizio effettivo al diritto di difesa

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