Cassazione Penale, Sentenza n. 11114/2023 del 15/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Torino del 17/09/2021 che aveva confermato la sua responsabilità, con riduzione di pena, per i reati di usura aggravata ed estorsione. I motivi di ricorso sono: (1) violazione di legge per mancata assunzione di prova decisiva (richiesta perizia tecnico-contabile) per accertare il superamento del tasso soglia e l'esatto ammontare dei prestiti; (2) vizio di motivazione sul giudizio di attendibilità della parte offesa Bonetti Renato, con richiamo a contraddittorietà e incertezze sulle dichiarazioni concernenti l'accordo iniziale e la durata del prestito; (3) violazione di legge e vizio di motivazione con riguardo all'estorsione (capo C), per assenza di prove delle minacce e dedotta legittimità della pretesa, con la richiesta che il fatto fosse eventualmente qualificato ai sensi dell'art. 393 c.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi 1) e 2) riproponessero questioni già affrontate e valutate dalla Corte d'appello con motivazione coerente; in particolare, la richiesta di perizia tecnico-contabile è stata ritenuta infondata alla luce della sufficienza della C.T.P.M. e del principio indicato dalle Sezioni Unite n. 39746/17 sul rapporto tra prova decisiva e accertamento peritale. Quanto al motivo relativo all'estorsione, la Corte ha ritenuto le intercettazioni tra gli imputati un pieno riscontro e prova autonoma della natura illecita del profitto e dell'atteggiamento minaccioso degli imputati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
D.L. 137/2020, art. 23, comma 8
Richiamata esclusivamente in relazione alla modalità di trattazione del ricorso (contraddittorio scritto); non incide sulla decisione di merito.
Sezioni Unite, sentenza n. 39746/2017 (giurisprudenza)
Richiamata sul rapporto tra prova decisiva e accertamento peritale: la mancata acquisizione di una perizia richiesta non è automaticamente motivo di annullamento se il giudice ha valutato come sufficiente la consulenza tecnica già svolta e la documentazione prodotta.
Articolo 393 codice penale
Menziato dal ricorrente come possibile diversa qualificazione del fatto (presunta legittimità della pretesa); la Corte ha ritenuto invece provata l'illiceità e l'atteggiamento minaccioso dagli elementi probatori (intercettazioni), escludendo la qualificazione prospettata dal ricorrente.
Massime di principio
- Non è ammissibile in Cassazione la mera riproposizione di contestazioni già svolte in appello se la Corte d'appello ha fornito una motivazione logica e completa; occorre dimostrare un vero vizio di diritto o di illogicità manifesta nella motivazione.
- La mancata acquisizione della perizia richiesta dall'imputato non determina automaticamente l'annullamento se esistono altri accertamenti tecnici (es. C.T.P.M.) e prove ritenute sufficienti dal giudice, soprattutto alla luce dei principi espressi dalle Sezioni Unite sul rapporto perizia/prova decisiva.
- Le valutazioni di attendibilità della parte offesa effettuate dal giudice di merito sono difficili da censurare in Cassazione, salvo errori logico-giuridici evidenti o omissioni argomentative rilevanti.
- Per distinguere tra una pretesa legittima e il reato di estorsione è necessario che vi sia prova delle minacce o di comportamenti intimidatori; intercettazioni e riscontri documentali possono costituire prova autonoma e decisiva del carattere intimidatorio e dell'origine illecita del profitto.
- Un ricorso ritenuto inammissibile può comportare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di somme a titolo di ammenda; pertanto valutare con attenzione la fondatezza delle censure prima di proporre ricorso in Cassazione.
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