Cassazione Penale, Sentenza n. 42256/2023 del 17/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 05/04/2023 che aveva rigettato la sua istanza di sospensione e revoca dell'ordine di demolizione di un fabbricato abusivo (sentenza irrevocabile del Tribunale di Catania, sezione distaccata di Adrano, 14/12/2011). Il motivo principale del ricorso era la mancata assunzione di una "prova decisiva": secondo il ricorrente il Giudice non avrebbe atteso le determinazioni del Comune (alla quale era stata presentata una pratica di accertamento di conformità) prima di decidere, impedendo così di valutare la concreta possibilità di ottenere la sanatoria o il riconoscimento di conformità.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha confermato il ragionamento del Giudice dell'esecuzione secondo cui, per revocare o sospendere l'ordine di demolizione dopo il passaggio in giudicato, occorre l'accertamento di elementi che rendano plausibilmente prossima l'adozione da parte dell'autorità amministrativa del provvedimento di accoglimento della domanda di sanatoria; nel caso concreto il Comune aveva già rigettato una prima istanza di sanatoria (2010), una successiva istanza di accertamento di conformità del 2014 non aveva esito positivo e nel 2019 il Comune aveva rilevato difformità rispetto alle distanze del PRG, rendendo improbabile un esito favorevole in tempi ragionevoli. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
La revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione di opere abusive, successiva al passaggio in giudicato della sentenza, può essere disposta solo se il giudice accerta elementi che rendano plausibilmente prossima l'adozione da parte dell'amministrazione del provvedimento di accoglimento della sanatoria
art. 13 L. n. 47 del 1985
Riferimento alla disciplina delle istanze di sanatoria presentate dall'interessato; nel caso specifico è richiamata la prima istanza di sanatoria rigettata dal Comune
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di ricorso inammissibile
Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000
sentenza n. 186/2000 della Corte Costituzionale
Richiamata in relazione alla valutazione dell'eventuale responsabilità o colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità; qui la Corte ha ritenuto che non sussistono ragioni per affermare che il ricorso sia stato presentato con colpa
Giurisprudenza: Cass. Sez. 3, n. 9145 del 01/07/2015 (Manna)
Sez. 3, n. 9145/01/07/2015, dep. 2016, Manna, Rv. 266763-01
Principio di diritto secondo cui la sospensione o revoca dell'ordine di demolizione, dopo il passaggio in giudicato, richiede l'accertamento di elementi che rendano plausibilmente prossima l'adozione amministrativa del provvedimento di accoglimento della domanda di sanatoria
Massime di principio
- Dopo il passaggio in giudicato di una sentenza penale che dispone demolizione, la mera presentazione di una domanda di sanatoria o di accertamento di conformità non è sufficiente per ottenere la sospensione o la revoca dell'ordine di demolizione: è necessario dimostrare elementi concreti che rendano plausibilmente imminente un provvedimento amministrativo favorevole.
- Il giudice dell'esecuzione valuta lo stato del procedimento amministrativo e la probabilità del suo esito positivo: rifiuti o riscontri negativi anteriori, oppure difformità urbanistiche accertate (es. violazione di distanze nel PRG), indeboliscono la prospettiva di ottenere la sanatoria e giustificano il rigetto dell'istanza cautelare.
- Per aumentare le probabilità di successo in casi analoghi, il ricorrente dovrebbe allegare e documentare elementi decisivi quali: provvedimenti amministrativi formali favorevoli, pareri tecnici specifici che attestino la conformità o la sanabilità, impegni temporali certi dell'amministrazione o atti amministrativi vincolanti.
- Se la pratica amministrativa è pendente da lungo tempo, occorre dimostrare la ragionevole previsione di una definizione positiva in tempi utili; altrimenti il giudice può ritenere l'esito troppo incerto per sospendere misure esecutive già definitive.
- Eventuali contestazioni tecniche sull'urbanistica (es. distanza dalle zone del PRG) vanno affrontate in sede amministrativa (rimedi ex art. 7-bis o ricorsi amministrativi/giurisdizionali) e documentate nel processo esecutivo per ottenere tutela cautelare.
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