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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24413/2025 del 02/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato, già condannato dal Tribunale e con sentenza confermata in appello, ha proposto ricorso per cassazione deducendo la violazione dell'art. 131-bis c.p., lamentando in sostanza che il fatto avrebbe dovuto essere ritenuto di particolare tenuità e quindi non punibile. Dal testo emerge che la condotta contestata consisteva nell'aver omesso di dichiarare la percezione di un beneficio non dovuto in ragione dello stato detentivo, omissione persistita anche nelle fasi successive e scoperta solo a seguito di controlli dei Carabinieri.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza impugnata avesse correttamente escluso la particolare tenuità del fatto, valorizzando la gravità complessiva della condotta, definita insidiosa perché l'imputato aveva omesso di dichiarare la percezione del beneficio non dovuto non solo all'interrogatorio di garanzia ma anche successivamente, con emersione dell'illegittimità solo a seguito di approfonditi controlli. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. n. 4/2019

    Individua il reato per il quale l'imputato era stato condannato nei gradi di merito; dal testo non emerge una qualificazione ulteriore del fatto.

  • art. 131-bis c.p.

    Invocato dal ricorrente come causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ritiene legittima la sua esclusione in ragione della gravità complessiva della condotta.

  • art. 133 c.p.

    Usato come parametro per valutare la gravità oggettiva del reato e il grado di colpevolezza ai fini della congruità del trattamento sanzionatorio e, indirettamente, dell'esclusione della particolare tenuità.

  • art. 616 c.p.p.

    Regola le conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

  • Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata per il principio secondo cui la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende consegue all'inammissibilità salvo che il ricorso sia stato proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Sez. 5, n. 15658 del 14/12/2018, dep. 2019, Epidendio, Rv. 275635-02

    Richiamata per affermare che la motivazione sull'esclusione della particolare tenuità può risultare anche implicitamente dall'argomentazione relativa agli indici di gravità ex art. 133 c.p. e alla congruità della pena.

Massime di principio

  • La particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. può essere esclusa quando la valutazione complessiva della condotta evidenzi una gravità non trascurabile, anche in presenza di una motivazione che valorizzi gli indici di cui all'art. 133 c.p.
  • La motivazione del giudice di merito sull'insussistenza della particolare tenuità può essere anche implicita, purché desumibile dall'esame degli indici di gravità oggettiva del reato e del grado di colpevolezza dell'imputato.
  • Nel ricorso per cassazione, la mera riproposizione di una doglianza manifestamente infondata sulla particolare tenuità del fatto non impedisce la declaratoria di inammissibilità.
  • All'inammissibilità del ricorso conseguono le spese processuali e, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità, il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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