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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32336/2024 del 08/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritti alcuni reati (corruzione per esercizio della funzione e turbata libertà degli incanti) e confermato la condanna per corruzione propria (capo D). Sono stati proposti quattro motivi: 1) inutilizzabilità di alcune intercettazioni (RIT n.52/12; 30/12; 33/12 e 92/12) per decreti di proroga privi di motivazione adeguata; 2) mancata ammissione della testimonianza di Roberto Stefani (ritenuta tardiva o superflua), la cui deposizione avrebbe chiarito le annotazioni nel "quadernone" e fornito una diversa interpretazione delle intercettazioni; 3) e 4) vizio di motivazione e insufficienza probatoria nella valutazione degli indizi a carico, sostenendo che la dazione dei 5.000 euro era accertata solo tramite intercettazioni (allegatamente inutilizzabili) e che le risultanze osservazionali non dimostravano la consegna a Rigat né escludevano che il beneficiario della tangente potesse essere un altro pubblico ufficiale (es. arch. Vairetti).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi per carenza di specificità e per omissione della cosiddetta prova di resistenza (il ricorrente non ha illustrato l'incidenza dell'eliminazione delle intercettazioni sull'eventuale persistenza delle altre prove). La Corte ha inoltre confermato la correttezza della valutazione di merito sulla ricostruzione dell'accordo corruttivo (coerenza tra intercettazioni, annotazioni nel "quadernone", osservazioni e ruolo di Rigat come RUP). Perciò non è stato possibile rilevare una prescrizione intervenuta tra la sentenza d'appello e la definizione del giudizio in Cassazione; sono confermate le statuizioni civili e la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sez.6, n. 22524 dell'1/7/2020 (Bertoldi)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la motivazione dei decreti di proroga delle intercettazioni può essere di minore specificità rispetto all'autorizzazione iniziale e può consistere anche nella conferma della plausibilità delle ragioni esposte nella richiesta del P.M.; quindi decreti con motivazione anche per relationem possono essere validi

  • Sez.2, n. 7986 del 18/11/2016 (La Gumina)

    Richiamato il criterio della "prova di resistenza": chi impugna per cassazione l'utilizzabilità di una prova deve dimostrare l'incidenza della sua esclusione sulle restanti prove, altrimenti il motivo è inammissibile per aspecificità

Massime di principio

  • Contestazioni sull'utilizzabilità di intercettazioni per vizi formali nelle proroghe devono indicare specificamente perché la motivazione è insufficiente e confrontarsi con la motivazione di merito; non è sufficiente richiamare ordinanze di altro procedimento
  • Se si impugna in Cassazione l'ammissione di una prova, occorre valutare e illustrare la "prova di resistenza": dimostrare che, escludendo la prova illegittima, le residue risultanze non bastano a mantenere la condanna
  • La richiesta di ammettere testi che intendono interpretare il contenuto di intercettazioni è spesso inammissibile: l'interpretazione delle captazioni è compito del giudice nel contraddittorio tra le parti, non del teste
  • Le ricostruzioni probatorie fondate su piu' elementi (intercettazioni, annotazioni contabili 'in nero', osservazioni di incontri e il ruolo ufficiale dell'imputato) resistono in sede di legittimità se motivate in modo coerente e supportate da riscontri oggettivi
  • Per ribaltare una valutazione di merito basata su valutazione di fatti e indizi, la difesa deve proporre elementi nuovi o dimostrare contraddizioni manifeste nelle prove valutate dal giudice, non meri scenari alternativi

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