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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32498/2022 del 04/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia trae origine da un avviso di accertamento con cui l'amministrazione finanziaria, per l'anno d'imposta 2013, aveva rideterminato induttivamente maggiori ricavi, irrogato le relative sanzioni e disconosciuto costi relativi a beni di arredo strumentali non rinvenuti presso la società. Il ricorso della contribuente era stato accolto in primo grado, ma la decisione era stata riformata in appello, ritenendosi corretta la ricostruzione presuntiva dei maggiori ricavi e non deducibili i costi per i beni non trovati in azienda. In cassazione la società ha dedotto: 1) violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. e dell'art. 115 c.p.c. per avere il giudice di appello costruito la presunzione senza considerare altri elementi indiziari e documentali, in particolare fatture di acquisto che avrebbero dimostrato ulteriori acquisti di frutta già imballata e quindi l'esistenza di ulteriori fusti; 2) violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. perché il ragionamento inferenziale non avrebbe potuto condurre logicamente alla prova di vendite di ciliegie non fatturate; 3) omesso esame di un fatto decisivo, consistente nella presenza di 920 fusti eccedenti rispetto ai conteggi dell'ufficio, asseritamente idonei a contenere le ciliegie commercializzabili.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati il primo e il secondo motivo e inammissibile il terzo. Ha affermato che il giudice di merito aveva correttamente valorizzato fatti noti, quali il quantitativo di ciliegie acquistate e il numero dei fusti utilizzati in rapporto alla loro capienza, traendo da essi in via presuntiva la conclusione dell'esistenza di maggiori ricavi non dichiarati e di cessioni senza fattura. Ha inoltre precisato che la censura ex art. 115 c.p.c. non può risolversi nella contestazione della valutazione del materiale probatorio compiuta dal giudice di merito, ma presuppone l'uso di prove non dedotte, prove d'ufficio fuori dai limiti o l'erronea considerazione di prove legali. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità, poiché la ricorrente non aveva riprodotto o allegato la documentazione richiamata né l'atto di controdeduzioni in appello. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese e con atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    comma primo, nn. 3), 4) e 5)

    La Corte distingue tra violazioni di legge, vizi motivazionali e omesso esame di fatti decisivi, richiedendo che i motivi siano correttamente sussunti nel relativo parametro di legittimità.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione di questa norma non riguarda il mero cattivo apprezzamento delle prove da parte del giudice di merito, ma solo l'utilizzo di prove non dedotte, prove d'ufficio fuori dai limiti legali o la disattenzione verso prove legali.

  • artt. 2727 e 2729 c.c.

    La Corte ritiene legittimo il ricorso alla prova presuntiva quando il giudice di merito muove da fatti noti e ne trae, secondo un ragionamento probabilistico non illogico, la conclusione circa il fatto ignoto del maggior reddito non dichiarato.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    È dato atto dei presupposti processuali per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In tema di accertamento tributario, il maggior reddito può essere ricostruito mediante presunzioni semplici quando l'ufficio e il giudice di merito valorizzano fatti noti tra loro concatenati in modo logicamente coerente e probabilistico.
  • La censura di violazione dell'art. 115 c.p.c. non è un mezzo per contestare il merito della valutazione delle prove, ma solo per denunciare l'utilizzo di fonti di prova non dedotte, prove officiose illegittimamente assunte o la mancata considerazione di prove legali.
  • Il motivo di ricorso per cassazione che deduca l'omesso esame di un fatto decisivo deve essere specifico e autosufficiente, indicando e riproducendo gli elementi documentali decisivi e il loro effettivo dedotto scrutinio nel giudizio di merito.
  • Il ragionamento presuntivo è censurabile in cassazione solo se risulti manifestamente illogico o privo del necessario collegamento tra fatti noti e fatto ignoto; non è sufficiente opporre una diversa lettura del materiale probatorio.
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Come è indicizzato

MaterieAccertamentoImpugnazioni
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