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Sentenza

Sentenza n. 1565/2026 - Napoli, Sezione 6

per l'annullamento: del provvedimento di revoca del nulla osta al lavoro subordinato, adottato in data 11.07.2025, notificato al ricorrente in data 14.07.2025 (Codice pratica P-NA/L/Q/2022/102316) e di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale;

Giustizia amministrativa202504171

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del nulla osta al lavoro subordinato per carenza della capacità reddituale del datore di lavoro originario

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente era entrato regolarmente in Italia sulla base del nulla osta rilasciato nell’ambito del decreto flussi, ma il datore di lavoro originario aveva successivamente comunicato di non poter procedere all’assunzione per sopravvenute difficoltà economiche. Il lavoratore aveva informato la Prefettura, reperito un nuovo impiego subordinato presso altro datore di lavoro e documentato tale rapporto. La Prefettura aveva comunque avviato e concluso il procedimento di revoca del nulla osta, dopo un accertamento postumo della carenza della capacità reddituale del datore originario. Il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 22, comma 11, del d.lgs. 286/1998, la mancata applicazione dell’art. 5, comma 5, dello stesso decreto, l’erronea interpretazione restrittiva della causa di forza maggiore, la lesione del legittimo affidamento e dei principi di buona fede, proporzionalità e ragionevolezza, nonché eccesso di potere per illogicità, travisamento e difetto di istruttoria. La Prefettura ha sostenuto che la revoca fosse vincolata in ragione dell’illegittimità originaria dell’istanza e che il nuovo rapporto di lavoro fosse irrilevante.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. Il TAR ha ritenuto illegittimo l’automatismo con cui la Prefettura aveva disposto la revoca, limitandosi a valorizzare il vizio originario relativo alla capacità reddituale del datore di lavoro senza considerare la posizione personale del lavoratore e le circostanze sopravvenute. L’art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998 impone di valutare gli elementi nuovi che consentano il rilascio del titolo; il nuovo e regolare rapporto di lavoro costituisce tale elemento. La mancata instaurazione del rapporto originario per causa non imputabile al lavoratore è assimilabile, negli effetti, alla perdita incolpevole dell’occupazione e può giustificare la valutazione di un permesso per attesa occupazione o di altro titolo di soggiorno. Il lavoratore, terzo rispetto alla condizione irregolare del datore originario, aveva agito in buona fede, fatto ingresso legittimo in Italia e dimostrato l’inserimento lavorativo. La Prefettura avrebbe dovuto svolgere un’istruttoria completa sulla buona fede, sull’assenza di pericolosità sociale e sull’effettivo nuovo impiego, anziché applicare una presunzione assoluta di illegittimità. Il provvedimento è stato quindi annullato, con obbligo dell’Amministrazione di riesaminare la posizione alla luce dei principi enunciati. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 22, comma 11, d.lgs. 286/1998

    perdita del posto di lavoro

    La disciplina, pur riferita testualmente alla perdita del posto di lavoro, è stata interpretata in via analogica come applicabile anche alla mancata instaurazione del rapporto per cause non imputabili allo straniero, quale l’indisponibilità sopravvenuta del datore di lavoro.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio

    L’Amministrazione deve valutare gli elementi sopravvenuti che consentano il rilascio del titolo, tra cui un nuovo e regolare rapporto di lavoro.

  • art. 42, comma 2, d.l. 73/2022

    La disposizione non rende automatica e insensibile alle circostanze sopravvenute la revoca del nulla osta quando l’interessato sia estraneo al vizio originario e abbia documentato una nuova occasione lavorativa.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base normativa per l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La revoca del nulla osta al lavoro subordinato non può essere applicata mediante un automatismo assoluto quando il lavoratore straniero sia estraneo al vizio originario riguardante il datore di lavoro, abbia agito in buona fede e abbia fatto ingresso legittimo nel territorio nazionale.
  • Ai fini della valutazione della posizione dello straniero, l’Amministrazione deve considerare gli elementi sopravvenuti che consentano il rilascio di un titolo di soggiorno; un nuovo e regolare rapporto di lavoro costituisce un elemento rilevante ai sensi dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998.
  • La mancata instaurazione del rapporto di lavoro originariamente previsto, quando dipenda da cause non imputabili al lavoratore, è assimilabile negli effetti alla perdita incolpevole dell’occupazione e impone di valutare la possibilità di rilasciare un permesso per attesa occupazione o altro titolo di soggiorno.
  • Quando la revoca del nulla osta incide sulla posizione di uno straniero entrato legittimamente in Italia, l’Amministrazione deve svolgere un’istruttoria concreta e completa sulla buona fede, sull’assenza di pericolosità sociale e sull’effettivo inserimento lavorativo, nel rispetto dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e tutela del legittimo affidamento.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEmersione, decreto flussi e nulla ostaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiLegittimo affidamentoBuona fede e correttezza della PAProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoria

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