Sentenza n. 812/2026 - Venezia, Sezione 2
per l'annullamento in parte qua della “variante n. 7 al Piano degli Interventi ai sensi dell'art. 18 comma 2 della L.R. 23 aprile 2004 n. 11” approvata con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 3 in data 8.2.2024, pubbl. all'Albo Pretorio il 23.2.2024 e divenuta efficace dopo quindici giorni dalla sua pubblicazione, già adottato con Deliberazione consiliare n. 71 del 30.11.2020.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Variante n. 7 al Piano degli Interventi, approvata con deliberazione del Consiglio comunale n. 3 dell'8 febbraio 2024, nella parte in cui ha modificato in senso peggiorativo la disciplina urbanistica dell'area, classificandola Zona D3.1.1 e precludendo l'ampliamento edilizio progettato
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti, già autori di una SCIA alternativa a permesso di costruire per l'ampliamento di un immobile mediante il ricorso al Piano Casa regionale, hanno impugnato in via cautelativa la sopravvenuta variante n. 7 al Piano degli Interventi, deducendo che la nuova disciplina urbanistica dell'area incideva negativamente sulla possibilità di realizzare l'intervento edilizio. Il ricorso era stato proposto mentre era pendente l'appello contro la precedente sentenza del TAR Veneto n. 147/2020, relativa al diniego comunale della deroga urbanistica e all'inibizione degli interventi oggetto della SCIA. Dopo la proposizione del nuovo ricorso, il Consiglio di Stato ha confermato tale sentenza con decisione n. 4623/2024. I ricorrenti hanno quindi dichiarato, il 27 febbraio 2026, il sopravvenuto difetto di interesse al ricorso, chiedendone la declaratoria di improcedibilità con compensazione delle spese.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, in applicazione del principio dispositivo che informa il processo amministrativo. La sopravvenuta decisione del Consiglio di Stato, che ha confermato la precedente sentenza del TAR sulla vicenda edilizia, ha fatto venir meno l'interesse concreto e attuale dei ricorrenti alla decisione sulla variante urbanistica impugnata. Il Comune non si è opposto alla declaratoria di improcedibilità, chiedendo tuttavia la rifusione delle spese. Il Collegio ha compensato integralmente le spese, rilevando che il ricorso era stato proposto in via cautelativa, che la sentenza del Consiglio di Stato era intervenuta pochi giorni dopo il deposito del ricorso e che il Comune si era costituito solo successivamente a tale pronuncia.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando, nel corso del giudizio, viene meno l'interesse alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal TAR nell'ambito della decisione sul ricorso divenuto improcedibile.
art. 18, comma 2, L.R. Veneto 23 aprile 2004, n. 11
Costituisce la base normativa regionale della variante al Piano degli Interventi oggetto di impugnazione.
L.R. Veneto n. 14/2009 e s.m.i.
Richiamata quale disciplina regionale invocata dai ricorrenti per realizzare l'intervento di ampliamento edilizio.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, la sopravvenuta perdita dell'interesse concreto e attuale alla decisione comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- La dichiarazione della parte ricorrente di sopravvenuto difetto di interesse può fondare la declaratoria di improcedibilità quando la sopravvenienza risulti coerente con l'evoluzione della controversia e non vi sia un interesse residuo alla decisione.
- La regolazione delle spese può essere compensata per giusti motivi quando il ricorso sia stato proposto in via cautelativa e la sopravvenienza che ha determinato il venir meno dell'interesse si sia verificata subito dopo la proposizione del giudizio, prima della costituzione dell'amministrazione.
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