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Sentenza

Sentenza del 14/07/2021 n. 899 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione di cartella esattoriale per €49.169,33 relativa a fatture TIA emesse per aree ricadenti nell'area portuale. La ricorrente sosteneva che, ai sensi dell'art.62, comma V, D.Lgs. 507/1993 e del DM Trasporti 14/11/1994, le aree portuali erano escluse dalla tassa perché competeva alle Autorità portuali la gestione della pulizia/rifiuti; in alternativa la ricorrente deduceva che i rifiuti prodotti erano rifiuti speciali (residui di carico delle navi) non assimilabili agli urbani. Il Comune e la società resistente sostenevano la legittimità dell'applicazione della TIA (in particolare della parte fissa della tariffa), deducendo che il piano della Capitaneria riguarda i rifiuti delle navi e non esclude l'esazione della TIA da parte del Comune. In primo grado la CTP aveva dato ragione al ricorrente; la CTR aveva rigettato l'appello del Comune ma la Corte di Cassazione ha cassato la CTR per carenza motivazionale e ha rinviato. In riassunzione l'Amministrazione ha ottenuto accoglimento perché non risultava istituita un'Autorità portuale per quel porto e il piano della Capitaneria riguardava solo i rifiuti prodotti dalle navi, mentre la TIA (e in particolare la sua parte fissa) è dovuta dall'utente del servizio.

La decisione

Il ricorso in riassunzione proposto dall'Amministrazione (Comune/ente pubblico) è stato accolto. Di conseguenza è stato respinto il ricorso introduttivo della società contribuente e confermato l'atto impugnato (cartella esattoriale). Sono state compensate le spese del giudizio. La Corte ha rilevato che la deroga prevista dall'art.62 D.Lgs. 507/1993 si applica solo se esiste un'Autorità portuale istituita per quel porto; non essendone prova per il porto in oggetto, la competenza e il potere impositivo restano al Comune. Inoltre il piano della Capitaneria disciplina il servizio relativo ai rifiuti delle navi, diverso dal servizio comunale di gestione rifiuti urbani; le fatture erano relative alla parte fissa della tariffa (copertura costi comuni) dovuta indipendentemente da effettivo conferimento.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 507/1993 (art. 62, commi I e V)

    Il comma I attribuisce la competenza generale al Comune per la riscossione; il comma V prevede che le Autorità portuali svolgano servizi di interesse generale nei porti (compresa pulizia) ma tale deroga opera solo se per il porto è stata effettivamente istituita un'Autorità portuale. In assenza di Autorità portuale la competenza resta al Comune.

  • D.M. del Ministero dei Trasporti e della Navigazione 14 novembre 1994

    Il DM è richiamato per delimitare l'ambito delle competenze delle Autorità portuali e riguarda specificamente la raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi; non estende automaticamente l'esenzione TIA alle aree portuali in assenza di Autorità portuale.

  • D.Lgs. 22/1997 e D.Lgs. 152/2006 (testo unico ambientale)

    D.Lgs. 22/1997 art. 21 richiamato; D.Lgs. 152/2006

    Il testo unico ambiente e il previgente decreto Ronchi non eliminano, di per sé, la legittimità dell'applicazione della tariffa comunale ove ricorrano le condizioni di competenza comunale; va considerata la distinzione tra rifiuti urbani (soggetti a TIA) e rifiuti speciali, e la normativa ambientale non soppianta l'accertamento della competenza territoriale/servizio.

  • L. 28 gennaio 1994, n. 84 (art. 6)

    La legge elenca i porti per i quali è stata istituita l'Autorità portuale. Per l'applicazione della deroga alla competenza comunale bisogna verificare che il porto in questione fosse tra quelli per i quali l'Autorità era effettivamente istituita.

  • D.Lgs. 546/1992 (artt. 36 e 61)

    Norme del processo tributario che impongono alla CTR di motivare adeguatamente la decisione sulle doglianze dell'appellante; la Cassazione ha ritenuto nulla la sentenza CTR per carenza motivazionale ai sensi di tali disposizioni.

  • Art. 118 disp. att. c.p.c.

    art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato dalla Cassazione in relazione agli obblighi di motivazione delle decisioni giudiziarie; la mancata illustrazione delle critiche mosse dall'appellante rende la pronuncia nulla.

Massime di principio

  • Verificare sempre se per il porto in questione è stata effettivamente istituita un'Autorità portuale: la deroga alla competenza comunale ai fini dell'imposizione della tassa sui rifiuti opera solo se l'Autorità esiste per quel porto e per il periodo storico rilevante.
  • Distinguere nettamente i rifiuti prodotti dalle navi (disciplinati dai piani della Capitaneria) dai rifiuti urbani gestiti dal Comune: il piano della Capitaneria riguarda i rifiuti navali e non esclude automaticamente l'applicabilità della TIA sulle aree portuali per rifiuti di natura urbana.
  • La parte fissa della TIA (o tariffa rifiuti) copre costi comuni di gestione ed è dovuta dall'utente anche in assenza di effettivo conferimento di rifiuti; eventuali riduzioni riguardano prevalentemente la parte variabile collegata alla quantità effettivamente conferita.
  • Se si sostiene che i rifiuti prodotti sono 'speciali', occorre fornire documentazione probante (formulari, registri carico/scarico, MUD, prove di smaltimento/recupero) per poter ottenere eventuali esenzioni o riduzioni: la semplice affermazione non è sufficiente.
  • In sede di impugnazione è importante contestare non solo la cartella esattoriale ma anche gli atti presupposti (deliberazioni/regolamenti istitutivi della tariffa) per non incorrere in questioni di ammissibilità; parallelamente, i giudici d'appello devono motivare compiutamente tutte le questioni sollevate o rischiano la censura per carenza di motivazione.
  • Proceduralmente, la mancata o insufficiente motivazione da parte della Commissione Tributaria Regionale può determinare annullamento da parte della Cassazione e rinvio: curare la completezza dei mezzi istruttori e delle argomentazioni in sede di appello.

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