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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 12160/2024 del 06/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che aveva dichiarato l'esistenza di una servitù di uso pubblico su una strada di sua proprietà. In primo grado Zenere aveva chiesto l'accertamento dell'inesistenza di un diritto di proprietà o di servitù in capo al Comune; il Comune aveva chiesto il riconoscimento dell'acquisizione per usucapione o, in subordine, la costituzione di una servitù (con declaratoria di uso pubblico). Zenere ha articolato sette motivi di cassazione: omesso esame della CTU sulla presunta inidoneità del passaggio; omesso esame di atti amministrativi che avrebbero dimostrato l'assenza dell'animus possidendi comunale; motivazione inesistente circa l'animus possidendi; violazione degli artt. 1028 c.c. e 42 Cost. sotto il profilo dell'utilitas (perché l'impianto sportivo sul fondo dominante sarebbe abusivo/illegittimo); decisione su domanda non proposta (art. 112 c.p.c.); omesso esame delle dimensioni e larghezza della strada; omesso esame dell'utilizzo contra legem del fondo dominante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondati i vari motivi perché: la Corte d'appello aveva motivato la decisione sulla base dell'istruttoria (uso continuativo e pubblico da circa 40 anni, funzione di accesso sia all'impianto sportivo sia al borgo limitrofo) e tale ratio decidendi non era stata adeguatamente assalita dal ricorrente; la censura sulla regolarità amministrativa dell'impianto sportivo non investiva la ratio che aveva riconosciuto la servitù (anche per l'accesso al borgo) e quindi non poteva incidere sul giudizio; le doglianze volte a rileggere le risultanze probatorie configuravano in realtà richiesta di revisione del convincimento del giudice di merito, non consentita in cassazione. Conseguentemente il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio di legittimità (liquidate in Euro 5.000 oltre spese forfettarie 15%, esborsi Euro 200 e accessori), con annotazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1‑quater, DPR n. 115/2002.

Norme richiamate

  • Codice di procedura civile

    art. 360 n. 5; art. 360 n. 4; art. 360 n. 3; art. 112; art. 366; art. 369; art. 116; art. 378

    Art. 360 c.p.c.: la Corte ha ricordato i limiti dell'impugnazione per cassazione (omesso esame di fatto decisivo, motivazione inesistente, violazione di norme di diritto) e ha escluso che le doglianze mirassero a rinnovare la valutazione di merito. Art. 112 c.p.c.: la Corte ha ritenuto che la pronuncia corrispondesse alle conclusioni formulate in nome della parte appellata e che il giudice di merito potesse interpretare la domanda; art. 366 e 369 c.p.c.: richiamati per i presupposti formali dell'impugnazione; art. 116 c.p.c.: richiamato il principio della valutazione delle prove riservata al giudice di merito; art. 378 c.p.c.: utilizzata dalle parti per depositare memorie prima dell'udienza.

  • Codice civile

    Richiamato dal ricorrente in relazione al requisito dell'utilitas per la costituzione della servitù; la Corte ha osservato che la censura non ha colpito la ratio effettiva usata dalla Corte d'appello (accesso anche al borgo) e che quindi la doglianza non era idonea a intimare la cassazione.

  • Costituzione della Repubblica Italiana

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai profili di utilizzazione del suolo; la Corte ha ritenuto che le questioni sollevate attengano alla valutazione di merito e alla legittimità dell'uso del fondo dominante, che non hanno inciso sulla decisione essenziale circa la servitù di uso pubblico.

  • D.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto, ai sensi della norma citata.

Massime di principio

  • La qualifica di "servitù di uso pubblico" si fonda su elementi di fatto: collegamento con strade pubbliche, uso continuativo da parte di una collettività indeterminata e idoneità a soddisfare un interesse pubblico; tali valutazioni sono tipicamente riservate al giudice di merito e difficilmente ribaltabili in cassazione.
  • Per censurare in cassazione l'accertamento di fatto è necessario indicare un "fatto storico" specifico, già dibattuto, il cui omesso esame abbia carattere decisivo; la mera richiesta di diversa valutazione probatoria non è idonea.
  • La regolarità o meno dell'uso del fondo dominante (ad es. presunta illegalità di un impianto ivi realizzato) non esclude automaticamente il riconoscimento di una servitù di uso pubblico se la Corte di merito fonda la decisione su altre ragioni (es. accesso a un borgo): questioni di illiceità amministrativa possono essere autonome rispetto al riconoscimento della servitù.
  • Il giudice di merito ha il potere di interpretare la domanda e di fondare la decisione su profili che emergono dagli atti e dalle conclusioni; il ricorrente deve pertanto impugnare tutte le ragioni che sorreggono la decisione (tutte le ratio decidendi) per evitare l'inammissibilità.
  • La prova dell'usucapione richiede elementi temporali e di uso continuativo; quando la Corte d'appello accerta un uso ultraventennale tale elemento può essere valorizzato sia come base per usucapione sia come indice dell'esistenza di una servitù di uso pubblico, ma la qualificazione giuridica finale resta prevalente nella discrezionalità del giudice di merito.

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