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Ordinanza

Ordinanza n. 461/2026 - Palermo, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600342

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di rimozione di attrezzature tecnologiche e vasche di contenimento dal suolo pubblico occupato e di chiusura dell’attività commerciale per cinque giorni

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (operatore commerciale)

Prevale il privato

La controversia

La società ricorrente ha impugnato, con il ricorso introduttivo e successivi motivi aggiunti, il provvedimento con cui il Comune aveva revocato il precedente titolo autorizzatorio relativo al chiosco “Dolce Vita”, nonché gli atti presupposti e, successivamente, gli atti concernenti l’affidamento dei lavori di riqualificazione urbana della piazza e il verbale di consegna dei lavori. Con il secondo ricorso per motivi aggiunti ha contestato l’ordinanza comunale che disponeva la rimozione di attrezzature e vasche dal suolo pubblico e la chiusura dell’attività per cinque giorni. In sede cautelare, la ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’ordinanza, evidenziando in particolare la contraddizione tra l’avvio, nello stesso giorno, del procedimento di revoca del titolo autorizzatorio e l’affermazione contenuta nell’ordinanza circa l’assenza di qualsiasi titolo all’occupazione, nonché l’omessa considerazione del pagamento medio tempore del canone di occupazione.

La decisione

Il Collegio ha confermato, all’esito dell’esame sommario proprio della fase cautelare, quanto già disposto con il decreto presidenziale monocratico n. 400 del 29 giugno 2026. Ha quindi sospeso l’ordinanza impugnata con il secondo ricorso per motivi aggiunti, salvi gli effetti eventualmente già prodotti, in particolare le giornate di chiusura già eseguite. La valutazione cautelare si fonda sulla rilevata contraddizione temporale e logica tra l’avvio del procedimento di revoca del titolo autorizzatorio e la contestuale qualificazione dell’occupazione come priva di titolo, oltre che sulla mancata considerazione del pagamento del canone di occupazione. È stata confermata l’udienza pubblica del 20 ottobre 2026. Il Comune è stato condannato alle spese della fase cautelare, liquidate in euro 1.000,00 oltre spese generali e accessori di legge, se dovuti; le spese sono state compensate nei rapporti con la controinteressata.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La disposizione costituisce la base normativa per la decisione sulla domanda cautelare collegiale.

Massime di principio

  • In sede cautelare, l’amministrazione non può qualificare un’occupazione di suolo pubblico come radicalmente priva di titolo quando, nello stesso giorno, abbia avviato il procedimento di revoca del titolo autorizzatorio riferibile alla medesima occupazione, senza spiegare la coerenza tra i due atti.
  • Un provvedimento repressivo o sanzionatorio deve considerare gli elementi sopravvenuti rilevanti ai fini della posizione dell’interessato, compreso il pagamento medio tempore del canone di occupazione, motivando adeguatamente l’eventuale irrilevanza di tale pagamento.
  • La contraddizione tra l’avvio di un procedimento di revoca del titolo e l’affermazione contestuale dell’inesistenza del titolo può integrare, nella valutazione cautelare, un elemento sufficiente a mettere in dubbio la legittimità del provvedimento adottato e a giustificarne la sospensione.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione di suolo pubblicoAutotutelaTutela cautelare
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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