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Cassazione Penale, Ordinanza n. 14277/2025 del 11/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha confermato implicitamente l'impianto della sentenza di merito, rilevando che le doglianze erano in larga parte reiterative di censure già affrontate e respinte dalla Corte territoriale, oppure formulate in modo generico e non autosufficiente. Ai ricorrenti sono state inoltre poste a carico le spese processuali e la somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda due imputati che avevano proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro del 17 giugno 2024. Uno di essi contestava la conferma della responsabilità per resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo in sostanza che la condotta non fosse idonea a integrare il dolo di ostacolare la perquisizione. L'altro impugnante censurava la conferma della responsabilità per detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio, contestando la destinazione a terzi della droga rinvenuta; inoltre lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del fatto di speciale tenuità del lucro. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo riproduttivo di questioni già adeguatamente confutate in appello e il secondo motivo, quanto alla droga, anch'esso riproduttivo di censura già disattesa; quanto all'attenuante, ha rilevato che la questione era stata prospettata in modo meramente enunciativo e quindi geneticamente inammissibile, oltre che generica nel non indicare elementi concreti da cui desumere un lucro di speciale tenuità.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p.

    La condotta di strappare una pianta di marijuana dalle mani degli operanti e la frase pronunciata nell'occasione sono valorizzate come indicatori della consapevolezza di ostacolare una perquisizione legittimamente in atto, integrando la resistenza a pubblico ufficiale.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    La predisposizione in quindici dosi di diciotto grammi di sostanza stupefacente e il possesso di tre bilancini di precisione sono ritenuti elementi significativi per affermare la destinazione della sostanza a terzi e quindi la sussistenza della fattispecie contestata.

  • art. 62, n. 4, c.p.

    L'attenuante del danno o del lucro di speciale tenuità è ritenuta non utilmente dedotta, perché la questione era stata solo enunciata nei motivi di appello e poi sviluppata in cassazione in modo generico, senza indicare elementi fattuali concreti.

  • art. 616 c.p.p.

    È applicato per la conseguenza economica della declaratoria di inammissibilità, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità sono inammissibili le censure che si limitano a riproporre questioni già esaminate e motivatamente respinte dalla Corte di merito, senza confrontarsi specificamente con la motivazione impugnata.
  • La contestazione della destinazione a terzi della sostanza stupefacente può essere legittimamente desunta da indici fattuali come il frazionamento in dosi e la disponibilità di strumenti di pesatura, se apprezzati unitariamente dal giudice di merito.
  • La richiesta dell'attenuante del lucro o danno di speciale tenuità deve essere sorretta da una specifica allegazione fattuale; la mera enunciazione del principio giurisprudenziale, senza l'indicazione di elementi concreti, rende il motivo generico e inammissibile.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeSpaccioImpugnazioni
RamiReati contro la PAStupefacentiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

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