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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13690/2025 del 08/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, riqualificando la condotta originariamente sussunta nell'art. 337 c.p., aveva ravvisato il delitto di cui all'art. 336, secondo comma, c.p. I motivi di ricorso erano due: con il primo si contestava la sussistenza del reato, sostenendo che la condotta non integrasse la minaccia idonea a costringere la persona offesa, appartenente alla Polizia Penitenziaria in servizio presso una casa circondariale, a compiere un atto del proprio ufficio; con il secondo si censurava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, deducendo che la Corte territoriale avesse valorizzato in modo eccessivo la personalità negativa dell'imputato, la recidiva e la determinazione della pena, senza adeguatamente considerare gli elementi favorevoli invocati dalla difesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, perché la Corte di appello aveva correttamente qualificato la condotta come esplicita minaccia finalizzata a costringere un appartenente alla Polizia Penitenziaria a compiere un atto del proprio ufficio. Ha reputato parimenti infondato il secondo motivo, osservando che il diniego delle attenuanti generiche era sorretto da motivazione logica e completa, fondata sulla personalità negativa del ricorrente, sulla recidiva e sulla congrua determinazione della pena sopra il minimo edittale. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 336, secondo comma, c.p.

    La condotta consiste nella minaccia rivolta a costringere un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio a compiere un atto del proprio ufficio; la Corte considera corretta la riqualificazione della condotta in tale fattispecie rispetto all'art. 337 c.p.

  • art. 337 c.p.

    La fattispecie originaria è stata riqualificata dalla Corte di appello nell'art. 336, secondo comma, c.p., ritenendo non corretta la sussunzione iniziale.

  • art. 62-bis c.p.

    Il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo perché sorretto da motivazione logica e completa, valorizzando la personalità negativa dell'imputato e gli ulteriori elementi sfavorevoli.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva è stata richiamata quale elemento valutato nella complessiva determinazione del trattamento sanzionatorio e nel giudizio sulla personalità del ricorrente.

Massime di principio

  • Integra il delitto di cui all'art. 336, secondo comma, c.p. la condotta che si concreti in una esplicita minaccia diretta a costringere un appartenente alla Polizia Penitenziaria a compiere un atto del proprio ufficio.
  • La riqualificazione giuridica della condotta da una fattispecie meno grave a quella di cui all'art. 336, secondo comma, c.p. è corretta quando gli elementi fattuali descrivono una minaccia finalizzata alla costrizione del pubblico agente.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è insindacabile in cassazione se sorretto da motivazione logica e completa, fondata su elementi negativi della personalità dell'imputato e sulla valutazione complessiva del trattamento sanzionatorio.
  • Il giudice di merito può legittimamente distanziarsi dal minimo edittale quando la personalità del reo e la recidiva rendano inadeguata una pena base più favorevole.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeImpugnazioni
RamiReati contro la PAProcesso penale
IstitutiRecidiva

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