Sentenza n. 8925/2026 - Roma, Sezione 2
per l'annullamento del provvedimento di diniego/rigetto della domanda del visto Schengen per motivi di studio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto Schengen per motivi di studio emesso dall’Ambasciata d’Italia a Brazzaville
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha contestato il diniego del visto deducendo violazione di legge, difetto e insufficienza di motivazione, erroneità dei presupposti, carenza o inadeguatezza dell’istruttoria, travisamento ed erronea valutazione dei fatti. In particolare, ha censurato la valutazione relativa alla conoscenza della lingua italiana e al presunto rischio migratorio, l’attendibilità dell’assicurazione sanitaria, la sussistenza delle garanzie economiche e la coerenza del percorso di studi, richiamando anche la disciplina ministeriale e l’art. 39 del testo unico sull’immigrazione. L’amministrazione ha chiesto il rigetto del ricorso e ha eccepito anche un problema relativo alla validità della procura, questione non esaminata nel merito dal giudice perché il ricorso è stato respinto per infondatezza.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso nel merito, prescindendo dall’eccezione sulla validità della procura, ritenuta comunque superata dal deposito spontaneo di una seconda procura. Il giudice ha rilevato che il diniego era fondato su una pluralità di ragioni e che, secondo il principio delle motivazioni plurime, l’atto resiste all’impugnazione se anche una sola delle ragioni sia idonea a sorreggerlo. Nel caso concreto, l’istruttoria aveva documentato l’assenza di adeguata conoscenza della lingua italiana: dal verbale del colloquio, sottoscritto dal ricorrente, risultava che la conoscenza della lingua era pari a zero e che l’intervista era proseguita in francese, nonostante il corso universitario prescelto fosse in italiano. È stata inoltre ritenuta non dimostrata l’effettiva volontà di studiare in Italia, poiché il ricorrente non aveva saputo giustificare la scelta del corso e dell’Italia, aveva dichiarato di non aver proseguito gli studi dopo il diploma e di lavorare in contabilità, mentre intendeva iscriversi a un corso di laurea in beni culturali. Il TAR ha infine considerato adeguata e intellegibile la motivazione del diniego. Le spese sono state compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 39 d.lgs. 286/1998
La disposizione è stata richiamata dal ricorrente in relazione alle garanzie economiche e alla disciplina dell’ingresso per motivi di studio, ma il giudice non ne ha svolto una specifica interpretazione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ha costituito il presupposto per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell’oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Quando un provvedimento amministrativo è sorretto da una pluralità di motivazioni autonome, il provvedimento resiste all’impugnazione qualora anche una sola delle ragioni risulti legittima e idonea a sostenerlo.
- Nel procedimento di rilascio del visto per motivi di studio, l’amministrazione può valutare concretamente la conoscenza della lingua nella quale si svolgerà il corso universitario e la coerenza del percorso formativo dichiarato con la storia personale e scolastica dell’istante.
- Il verbale di un colloquio consolare, sottoscritto dall’interessato, può costituire elemento istruttorio idoneo a dimostrare l’insufficiente conoscenza della lingua richiesta e l’incoerenza o genericità delle motivazioni addotte per la scelta del corso e del Paese di studio.
- La motivazione di un diniego è adeguata quando consente di individuare in modo compiuto e intellegibile le ragioni concrete poste a fondamento della decisione amministrativa.
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