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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 653/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Loiero aveva chiesto il ristoro ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen. per le condizioni ritenute inumane e degradanti durante la detenzione (periodi in diverse carceri, tra cui Milano Opera e la Casa Circondariale "G. Panzera" di Reggio Calabria). Il Magistrato di sorveglianza aveva riconosciuto parzialmente 135 giorni relativi a periodi presso Reggio Calabria e aveva dichiarato inammissibile o respinto la domanda per altre periodi. L'impugnazione al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari venne respinta. In cassazione il ricorrente deduceva, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., violazione dell'art. 125 cod. proc. pen., sostenendo che il Tribunale era rimasto silente su deduzioni difensive contenute in una memoria (21/08/2023), in particolare sul rilievo che un altro Tribunale di Sorveglianza (Firenze, ordinanza 06/05/2021) aveva riconosciuto il ristoro per un altro detenuto che era stato nella stessa sezione di Milano Opera nello stesso periodo; il ricorrente lamentava la mancanza di una motivazione adeguata del provvedimento impugnato.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato carenza di motivazione dell'ordinanza impugnata (violazione dell'art. 125 cod. proc. pen.) perché il Tribunale si era limitato a un rinvio generico alle considerazioni del Magistrato di sorveglianza e non aveva esaminato adeguatamente i punti decisivi sollevati dalla difesa. Ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari per un nuovo giudizio, lasciando al giudice del rinvio la libertà di accogliere o rigettare il reclamo ma imponendo l'obbligo di motivazione conforme ai principi di diritto applicabili.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ordine penitenziario

    Norma che disciplina il ristoro per la detenzione in condizioni inumane o degradanti; il ricorrente ha invocato questo rimedio per ottenere compensazione per i periodi di detenzione contestati.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato l'obbligo di motivazione delle sentenze e ordinanze; ha censurato l'assenza di una disamina adeguata delle deduzioni difensive e la generica rimessione alle considerazioni del magistrato di primo grado, configurando una carenza di motivazione su punti decisivi.

  • art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma che individua i motivi di ricorso per cassazione: il tribunale ha ritenuto ammissibile e fondata la doglianza di violazione di legge per mancanza di motivazione ai sensi dell'art. 125.

Massime di principio

  • Le ordinanze e sentenze devono contenere una motivazione specifica e congrua sui punti decisivi sollevati dalle parti; un rinvio generico ad atti o a precedenti motivazioni può integrare vizio di carenza motivazionale.
  • Il mancato esame, da parte del giudice di merito, delle deduzioni difensive contenute in memorie può costituire motivo di annullamento in cassazione per violazione di legge (art. 125 c.p.p.).
  • Decisioni di altri Tribunali di Sorveglianza (anche favorevoli a terzi detenuti nello stesso periodo/sezione) sono elementi rilevanti e devono essere considerati e valutati dal giudice; tuttavia non sono automaticamente vincolanti e il giudice deve motivare il loro eventuale non accoglimento.
  • In caso di vizio motivazionale la Corte di cassazione può annullare con rinvio, lasciando al giudice di merito la valutazione di merito ma imponendo il rispetto dei principi di diritto e l'obbligo di adeguata motivazione.
  • Per invocare con successo il ristoro ex art. 35-ter occorre dimostrare in modo chiaro le condizioni inumane o degradanti e collegare tali condizioni al periodo di detenzione per cui si chiede il ristoro; le censure procedurali sulla motivazione possono riaprire la valutazione di tali elementi probatori.
  • Il ricorso per cassazione è limitato a questioni di diritto; per ottenere l'annullamento non è necessario che la Corte accerti i fatti in modo diverso, ma è sufficiente dimostrare che il giudice di merito non abbia formato o esposto adeguatamente le ragioni della decisione.

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