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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15490/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che aveva confermato le misure cautelari (obbligo di dimora con permanenza notturna e obbligo di presentazione alla P.G.) applicate a seguito del rinvenimento di circa 10 grammi di cocaina (in due involucri) il 3 agosto 2024. Il primo motivo deduce vizio nella valutazione degli indizi: Basile non sarebbe stato colto in flagranza di spaccio, il quantitativo sarebbe modesto e destinato a uso personale (giustificato da una ricorrenza familiare), la somma di 95 euro sarebbe irrilevante e la disponibilità economica spiegabile con un risarcimento patrimoniale ricevuto dopo la morte del figlio. Il secondo motivo censura la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo l'assenza di pericolo di reiterazione per mancanza di condanne specifiche e per la natura eterogenea dei precedenti, oltre a contestare la rilevanza di alcuni carichi pendenti (uno prescritto, uno che verrà dimostrato infondato). È stata prodotta anche la remissione di querela relativa a una delle pendenze (lesioni personali).

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso per cassazione. Ha ritenuto infondati entrambi i motivi: in primo luogo ha confermato che per l'applicazione delle misure cautelari è sufficiente un quadro di 'gravi indizi' inteso come giudizio di qualificata probabilità e non il livello di precisione richiesto per la condanna; la Corte ha inoltre chiarito i limiti del sindacato di legittimità (verifica della logicità e dell'adeguata motivazione del giudice di merito, senza rinnovare la valutazione probatoria). Sul piano fattuale i giudici di merito avevano motivatamente ritenuto che il possesso di circa 10 grammi suddivisi in due involucri, idonei a ricavare 49 dosi, il ritrovamento in una nota piazza di spaccio, lo spostamento da Cosenza a Taranto e le dichiarazioni reticenti del ricorrente fossero compatibili con la destinazione allo spaccio e non con un uso personale dimostrato. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale del Riesame che ha ritenuto la sussistenza di pericolosità sociale anche alla luce di precedenti penali e carichi pendenti, ritenendo adeguata la misura cumulativa adottata. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale invocata per la contestazione del reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti; la Corte prende atto che l'imputazione provvisoria è fondata sul rinvenimento della cocaina e sulla ricostruzione indiziaria della sua destinazione.

  • art. 273 comma 1-bis cod. proc. pen.

    art. 273 comma 1 bis cod. proc. pen.

    Richiamato per i criteri di motivazione delle misure cautelari: indica i richiam i commi 3 e 4 dell'art. 192 cod. proc. pen. come pertinenti, evidenziando che per le misure cautelari non si richiede la stessa precisione degli indizi necessaria per la decisione di merito.

  • art. 192 commi 2, 3 e 4 cod. proc. pen.

    art. 192 commi 2,3 e 4 cod. proc. pen.

    Il comma 2 (precisione e concordanza degli indizi) è rilevante per il giudizio di condanna e non è richiamato per le misure cautelari; i commi 3 e 4, invece, attengono alla valutazione della gravità e sono pertinenti al giudizio cautelare, che richiede una 'qualificata probabilità' e non la precisione tipica del giudizio di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'imposizione delle spese di procedimento al ricorrente soccombente in cassazione.

Massime di principio

  • In sede cautelare la sussistenza di 'gravi indizi' richiede un grado di probabilità qualificata e non gli stessi requisiti di precisione e concordanza necessari per la condanna: pertanto un giudice può legittimamente disporre misure anche quando non esistono prove definitive della destinazione a terzi, se gli elementi indizianti formano un quadro razionale e coerente.
  • Quantitativi di droga che, pur modesti, risultano suddivisi in più involucri/dosi e sono rinvenuti in contesti notoriamente connessi allo spaccio (piazze di spaccio, trasferimenti tra province) possono essere interpretati come indicativi di finalità di spaccio e giustificare misure cautelari, salvo prova convincente della destinazione esclusivamente personale.
  • La disponibilità di denaro o la condizione economica del fermato non esclude, di per sé, la valutazione che parte di quella liquidità sia stata impiegata per l'acquisto di stupefacenti: per efficacemente contestare questa inferenza occorre documentare in modo dettagliato l'origine e la destinazione delle somme o produrre elementi che dimostrino un uso personale sistematico.
  • Il gravame in Cassazione contro misure cautelari è limitato: la Corte di legittimità verifica la logicità e l'adeguata motivazione del provvedimento di merito ma non può rivedere i fatti né sostituirsi al giudice della cautela; le censure efficaci devono mirare a violazioni di norme o a manifesta illogicità del ragionamento motivazionale.
  • Per contrastare con successo misure cautelari basate su indizi di spaccio, la difesa dovrebbe produrre elementi concreti (es. testimonianze, documentazione clinica attestante uso personale abituale, prove della destinazione dei proventi, elementi che escludano collegamenti con reti di spaccio) o dimostrare specifiche vizi di diritto o deduzioni manifestamente illogiche nel provvedimento impugnato.
  • Nella valutazione delle esigenze cautelari, precedenti penali eterogenei, carichi pendenti e comportamenti (es. spostamenti per rifornirsi, reticenza nelle dichiarazioni) contribuiscono a formare un quadro di pericolosità sociale: per attenuarlo è utile ottenere la rimozione o la definizione favorevole delle pendenze e offrire misure alternative o garanzie (es. controlli, programmi di recupero) che mitigano il rischio di reiterazione.

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