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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42639/2022 del 10/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza di rigetto della richiesta di revoca della confisca di monili in oro e orologi rinvenuti nella cassaforte della casa familiare. I beni erano stati confiscati in esecuzione della sentenza di condanna del marito per associazione per delinquere, furto aggravato e ricettazione; la confisca era stata disposta con riferimento all'art. 240-bis c.p.. La ricorrente, in regime di separazione dei beni, aveva prodotto documenti (filmato, fotografie, dichiarazioni dei genitori e certificato di garanzia della gioielleria) e aveva dedotto che 25 oggetti erano di proprietà della moglie e dei figli, acquisiti nel periodo 2003-2004, antecedente alla commissione dei reati. In sede di incidente di esecuzione la difesa aveva anche sostenuto che alcuni beni erano regali da amici/parenti. Il GIP respinse la richiesta ritenendo significativo che il marito avesse le chiavi della cassaforte, che la proprietà in capo a terzi non fosse stata dedotta in tempi prossimi al sequestro, che alcuni oggetti non avessero univoca "connotazione di genere femminile", che il pegno e le immagini non costituissero prova definitiva di proprietà. La ricorrente deduceva il difetto di motivazione e la mancata valutazione, singolarmente, della documentazione probatoria.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il secondo motivo (difetto di motivazione) e lo ha ritenuto assorbente rispetto al primo. Ha rilevato che il provvedimento impugnato fornisce motivazioni generiche e non valuta in modo puntuale, oggetto per oggetto, la documentazione prodotta dalla ricorrente. Pur ribadendo il principio secondo cui il terzo che chiede la restituzione ha l'onere di provare la titolarità dei beni mediante titolo lecito, la Corte ha concluso che il GIP non ha dato adeguato riscontro alle specifiche allegazioni e prove, limitandosi a osservazioni generali non sufficienti a motivare il diniego. Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Trento.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma richiamata per la confisca dei beni ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi leciti o riconducibili all'attività delittuosa; la confisca è stata disposta in sede di condanna del marito e contestata dalla terza interessata come indebita rispetto a beni da essa acquisiti anteriormente.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 48128 del 05/11/2009, Succu, Rv. 245624 - 01

    Sez. 1, n. 48128 del 05/11/2009, Succu, Rv. 245624 - 01

    Principio secondo cui il terzo che chiede la restituzione dei beni sottoposti a confisca ha l'onere probatorio di dimostrarne la proprietà sulla base di un titolo lecito; tuttavia l'onere non esonera il giudice dal motivare adeguatamente il diniego.

Massime di principio

  • Il terzo che richiede la restituzione di beni confiscati deve provare la titolarità con un titolo di acquisto o altra prova documentale e, se possibile, dimostrare che l'acquisizione è anteriore alla commissione dei reati contestati.
  • Il giudice che respinge la richiesta di revoca della confisca deve motivare in modo puntuale e, se necessario, valutare bene per bene ogni singolo oggetto reclamato; motivazioni generiche non sono sufficienti e determinano annullamento con rinvio.
  • La mera disponibilità delle chiavi della cassaforte o la convivenza non costituiscono, di per sé, prova definitiva della proprietà dei beni sequestrati e vanno valutate insieme ad ogni altro elemento probatorio.
  • Prove come fotografie, filmati, certificati della gioielleria, dichiarazioni di terzi e documenti di vendita/sostegno della provenienza possono avere valore decisivo se il giudice le esamina singolarmente e ne valuta l'attendibilità e la pertinenza temporale.
  • La circostanza che alcuni oggetti possano apparire "maschili" o "unisex" non è un criterio decisivo per escludere la proprietà di terzi; occorre invece una valutazione complessiva e motivata.
  • Anche se l'onere probatorio grava sul terzo reclamante, il magistrato non può limitarsi a dedurre genericamente l'inutilità delle prove; deve spiegare perché le prove offerte non sono sufficienti ad escludere la riconducibilità dei beni al condannato.

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