Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39582/2024 del 28/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Messina del 27/03/2024 che aveva confermato la gravità indiziaria e le esigenze cautelari nei confronti di Francesca Paratore relativamente ai capi B (corruzione propria: assegnazione borsa di studio a Santi Cautela in funzione di un'allegata utilità politica per Catalfamo) e C (promessa/attivazione di bando per incarico ad avv. Angelita Pino collegata a un 'passaggio' politico). La difesa deduceva: travisamento delle intercettazioni e degli atti (art. 606 lett. E) e B) c.p.p.); omessa considerazione della natura pubblicistica del bando e della imparzialità nell'esame; carenza della qualificazione di tentativo vs consumazione; omissione di valutazione della desistenza volontaria; eccessiva rinnovazione del giudizio probatorio in sede di riesame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure prospettate siano, in gran parte, tentativi non consentiti di rivedere il giudizio di merito sulle risultanze investigative (travisamento/riapprezzamento delle captazioni), senza allegare trascrizioni complete o dimostrare come l'asserito vizio comprometta la logica complessiva del provvedimento impugnato. Ha confermato che il Tribunale del riesame ha adeguatamente colmato le lacune motivazionali segnalate dalla Cassazione in sede di annullamento con rinvio: ha ricostruito il contesto fattuale, individuato il sinallagma tra atto pubblico e utilità, chiarito i ruoli (Paratore come pubblico ufficiale "corrotto", Cautela come corrotto e Catalfamo come determinatore), e ritenuto, con gravà indiziaria, l'esistenza di atti contrari ai doveri d'ufficio più che di atti meramente discrezionali soddisfacenti interessi pubblici, nonché la consumazione del reato nel capo C secondo i principi di Sezioni Unite (promessa accettata). Per questi motivi la Corte ha respinto il ricorso e condannato la ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen.

    Norma sulla corruzione propria: la Corte ritiene che, a livello di gravità indiziaria, fosse dimostrabile il sinallagma tra l'atto della P.A. e l'utilità attesa/ottenuta, con profili di atto contrario ai doveri d'ufficio.

  • art. 318 cod. pen.

    Abuso d'ufficio: citato quale norma alternativa; la pronuncia valuta se l'atto discrezionale potesse comunque soddisfare un interesse pubblico, distinzione necessaria per qualificare correttamente la fattispecie.

  • art. 56 cod. pen.

    Tentativo: la Corte e il Tribunale hanno esaminato se la condotta fosse tentata o consumata; per il capo C il Tribunale ha ritenuto sussistente la consumazione (promessa accettata) sulla base dei criteri giurisprudenziali citati.

  • art. 110 cod. pen.

    Concorso di persone nel reato: usato per ricostruire i ruoli (più soggetti che concorrono nella realizzazione dell'accordo corruttivo).

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606 lett. B) ed E) cod. proc. pen.

    Motivi di ricorso per cassazione: contestazioni relative a violazione di legge e travisamento della prova. La Corte ha ritenuto le censure incentrate su un diverso apprezzamento delle prove manifestamente infondate e non idonee a dimostrare un travisamento tale da invalidare la motivazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione della condanna alle spese e della somma da versare alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato; applicata per condannare la ricorrente.

  • art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.

    art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata in ordine alla richiesta di trattazione orale del ricorso; contestuale citazione di norme urgenti di proroga proceduralmente rilevanti.

  • Sentenza SS.UU. n. 15208 del 25/02/2010 (Milis) - Rv. 246584

    Sezioni Unite n. 15208/25/02/2010, Rv. 246584

    Principio che il reato di corruzione si consuma al momento della promessa accettata, anche prima della dazione; il Tribunale ha invocato tale principio per ritenere la consumazione nel capo C.

Massime di principio

  • In sede di cassazione è difficilmente ammissibile la censura che mira a un'alternativa rilettura delle prove: il ricorrente deve dimostrare specificamente il travisamento e la sua incidenza logico-argomentativa sul provvedimento impugnato.
  • Nella valutazione della gravità indiziaria per misure cautelari il giudice deve ricostruire il contesto fattuale e il "sinallagma" tra atto pubblico e utilità privata; la presenza di conversazioni intercettate e documenti coerenti può giustificare la misura se la motivazione è logica e congrua.
  • La distinzione tra corruzione propria (art. 319) e abuso d'ufficio (art. 318) dipende dall'esistenza o meno di una contemporanea soddisfazione di un interesse pubblico: l'atto discrezionale che prevale sull'interesse pubblico e favorisce esclusivamente il privato può integrare corruzione.
  • Secondo la giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite Milis), la promessa accettata può configurare la consumazione del reato di corruzione anche in assenza della contemporanea dazione; è quindi rilevante accertare se l'accordo corruttivo sia stato effettivamente perfezionato.
  • La desistenza volontaria è rilevante solo se l'agente interrompe volontariamente un'attività non ancora conclusa; se il fatto è già perfezionato o il mancato esito è dovuto a ostacoli estranei ai propositi dell'agente, la desistenza non opera.
  • Per impugnare efficacemente un provvedimento cautelare occorre allegare e depositare in modo completo le fonti (trascrizioni complete delle intercettazioni e documenti) e indicare come l'omessa o errata valutazione incida sulla logica del provvedimento.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.