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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1101/2023 del 13/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione delle conferme di condanna sui reati relativi alla cessione di 525 grammi di cocaina (capo 2), al tentativo di importazione (capo 3) e all'importazione di 7 kg di cocaina (capo 4). I ricorsi censuravano in particolare: 1) la mancanza di un negoziato "affidante" e quindi l'assenza di un concreto tentativo di importazione; 2) l'uso esclusivo di conversazioni intercettate tra terzi come prova, ritenute insufficienti; 3) l'identificazione del soggetto chiamato "Tonino" con l'odierno ricorrente non sarebbe provata; 4) contestazione della qualificazione della partecipazione al reato e della valutazione della gravità ai fini della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse esaminato e motivato adeguatamente la decisione: era stato raggiunto un accordo volto all'importazione e la transazione si trovava in fase esecutiva, con evidenze quali la raccolta di denaro, la corruzione di un doganiere e l'attesa dei venditori. La Corte ha ritenuto provata l'identificazione del "Tonino" con l'imputato e il suo pieno coinvolgimento (incontri presso la sua abitazione, partecipazione diretta alle trattative). I motivi di ricorso sono stati considerati generici e non confrontanti con la motivazione della sentenza impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    La Corte ha rilevato che, pur essendovi stata l'assoluzione rispetto al reato previsto dall'art. 74, gli altri capi (cessione, tentativo di importazione e importazione) risultavano provati in base agli elementi processuali raccolti; l'articolazione probatoria ha permesso di distinguere i vari profili di responsabilità

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 6, n. 10539 del 10/02/2017, Lorusso)

    Ribadito il parametro di ammissibilità dei ricorsi per cassazione: le censure devono essere specifiche e confrontarsi con il percorso motivazionale; ricorsi generici o che frammentano il ragionamento probatorio risultano inammissibili

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 3, n. 29655 del 29/01/2018, Blandon; Sez. 3, n. 7806 del 15/11/2017)

    Citata come orientamento in tema di valutazione dell'accordo e della fase esecutiva dell'operazione di importazione, a sostegno della possibilità di ritenere sussistente il tentativo/conclusione dell'accordo sulla base di elementi concreti e del contesto investigativo

Massime di principio

  • Le intercettazioni, anche se concernenti conversazioni tra terzi, possono essere valutate come prova se inserite in un contesto probatorio più ampio che le corrobori (incontri, raccolta denaro, atti esecutivi, corruzione di pubblici ufficiali).
  • Per ritenere integrato il tentativo di importazione non basta un mero contatto o trattativa embrionale: occorre che la trattativa sia "affidante" e abbia raggiunto una fase esecutiva concreta e ravvisabile dagli elementi (preparativi, raccolta fondi, accordi esecutivi).
  • L'identificazione di persone citate nelle conversazioni con soprannomi (es. "Tonino") è ammissibile tramite indizi concreti e riscontri fattuali (incontri, riferimenti contestuali, partecipazione diretta alle attività criminali); tuttavia bisogna che tali elementi siano esplicitati nella motivazione.
  • I ricorsi in Cassazione devono contenere censure specifiche e confrontarsi direttamente con la motivazione impugnata: critiche generiche o atomistiche alla valutazione delle prove sono normalmente dichiarate inammissibili.
  • Nella determinazione della pena il giudice deve motivare adeguatamente le ragioni della maggiore gravità attribuita a specifiche condotte; la mera contestazione senza indicare errori motivazionali precisi è difficilmente persuasiva.

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