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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2191/2023 del 19/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Potenza che in sede d'appello aveva revocato parzialmente il sequestro preventivo disposto dal GIP. Le censure riguardavano: 1) violazione del principio della domanda cautelare e ultra petizione, sostenendo che il sequestro era stato esteso a carico del ricorrente di somme non richieste dal pubblico ministero (in particolare l'estensione della somma riferita al prezzo della corruzione ascrivibile al Galiano); 2) illegittimità della scelta del sequestro per equivalente senza aver previamente esperito il sequestro diretto (scala procedimentale); 3) eccessiva estensione dell'entità del sequestro per effetto di un'errata imputazione solidale di somme al ricorrente; 4) vizio di motivazione sulla possibilità di confiscare il profitto derivante da prestazioni professionalmente lecite, deducendo la distinzione tra reato-in-contratto e reato-contratto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ("il ricorso non può essere accolto"). Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale secondo cui la discrepanza tra dispositivo e motivazione del provvedimento di sequestro era riconducibile a un lapsus calami, potendo quindi leggere l'intero provvedimento nel suo contesto motivazionale e non attribuendo autonomia al solo dispositivo. Sul punto dell'entità del sequestro, la Corte ha condiviso che la questione era già stata affrontata e risolta in sede di riesame (giudicato cautelare) e quindi preclusa. Quanto alla scala procedimentale, la Corte ha ritenuto irrilevante la censura una volta risolta la questione della domanda cautelare, essendo il sequestro configurato come ricerca diretta della somma e, solo in via residuale, il sequestro per equivalente. Infine, in tema di profitto confiscabile, la Corte ha seguito l'orientamento delle Sezioni Unite (Fisia Italimpianti) e ha ritenuto che, nel caso concreto, l'incarico professionale fosse oggetto del patto corruttivo (reato-contratto), con conseguente immediata connessione causale tra reato e profitto, rendendo il relativo profitto assoggettabile a confisca.

Norme richiamate

  • art. 328 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla censura di violazione di legge; la Corte valuta la fondatezza delle censure di illegittimità formale e di interpretazione del provvedimento cautelare.

  • art. 322-ter cod. pen.

    Rilevato nella censura relativa alla possibilità di disporre il sequestro per equivalente quando sia impossibile il sequestro diretto; la Corte richiama la corretta applicazione della scala procedimentale in combinazione con la domanda cautelare.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Citando le norme sulla competenza e sui limiti della misura cautelare, la Corte affronta l'eccezione di ultra petizione rispetto alla richiesta del pubblico ministero.

  • art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Richiamato in riferimento ai limiti dell'esame in cassazione del ricorso per motivi elaborati nei termini previsti dalla normativa sulle impugnazioni.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Evocato per delimitare l'esame in Cassazione delle doglianze sulle motivazioni dei provvedimenti e per precisare che molte censure sono precluse se non costituiscono vizi radicali della motivazione.

  • Giurisprudenza Sezioni Unite (es. Fisia Italimpianti, Sez. U. n. 26654 del 27/03/2008)

    Principio sulla definizione di "profitto" del reato e sulla regola di esclusione del corrispettivo di una prestazione lecita quando il reato non coincide col negozio giuridico; applicato per distinguere reato-contratto e reato-in-contratto.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 2389 del 08/11/2018 e Sez. 6, n. 6607 del 21/10/2020)

    Richiamate come precedenti che consentono di risolvere discordanze tra dispositivo e motivazione per lapsus e di delimitare la confiscabilità del profitto in tema di corruzione.

Massime di principio

  • La discrepanza tra dispositivo e motivazione di un provvedimento cautelare può essere sanata se risulta evidente un lapsus calami, valutando il provvedimento nel suo complesso e non sulla sola formulazione del dispositivo.
  • La richiesta del pubblico ministero (domanda cautelare) definisce il perimetro delle misure richieste; però la questione dell'ultra petizione può essere superata se già decisa in sede di riesame e quindi preclusa dal giudicato cautelare.
  • La 'scala procedimentale' impone di privilegiare il sequestro diretto del prezzo o del profitto e di ricorrere al sequestro per equivalente solo in via residuale; tuttavia, la correttezza dell'applicazione va valutata alla luce della motivazione complessiva del provvedimento.
  • In caso di concorso di più soggetti nel reato, l'applicazione del principio solidaristico può portare a sommare i vantaggi illeciti e ad agire patrimonialmente anche su singoli concorrenti, se ciò è stato previamente qualificato e deciso.
  • Per la confiscabilità del profitto in ambito contrattuale è determinante la distinzione tra reato-contratto (il contratto è sostanzialmente l'oggetto del patto corruttivo: il corrispettivo è confiscabile integralmente) e reato-in-contratto (prestazione lecita eseguita dal danneggiato può dar luogo a esclusione parziale del profitto confiscabile).
  • Chi contesta il sequestro o la misura cautelare deve documentare con chiarezza le questioni già decise in sedi precedenti e non può limitarsi ad allegazioni generiche quando il riesame ha già pronunciato sul punto.

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