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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9758/2022 del 22/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'appello avverso la misura interdittiva (sospensione di autorizzazioni per il trasporto e la trattazione di rifiuti) e ha confermato il sequestro preventivo di due autocarri. Il ricorso articolava quattro motivi: (1) vizio per aver equiparato indagato a imputato ai fini del divieto di nominare il difensore dell'ente (art. 39 d.lgs. 231/2001); (2) carenza di motivazione circa il periculum in mora rispetto al sequestro dei veicoli; (3) erronea qualificazione dei fatti come reato invece che illeciti amministrativi (i rifiuti sarebbero scarti vegetali); (4) omessa motivazione sulla responsabilità dell'ente e mancanza di correlazione tra condotte e interesse/attività societaria.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che: (i) l'appello era inammissibile nella parte relativa alla misura interdittiva perché l'atto di nomina del difensore dell'ente è stato effettuato dal legale rappresentante indagato, soggetto considerato incompatibile ai sensi dell'art. 39 d.lgs. 231/2001; (ii) il sequestro preventivo dei due autocarri era adeguatamente motivato con riferimento al pericolo che i mezzi potessero essere impiegati per ulteriori trasporti abusivi, considerata l'organizzazione, la partecipazione di più persone e le significative quantità coinvolte; (iii) la qualificazione dei materiali come rifiuti e non come semplici scarti vegetali è stata fondata su elementi specifici ("colore scuro", presenza nel sito di rifiuti non agricoli come targa e filtro, quantitativi rilevanti e mancanza di allegazioni probatorie a sostegno della tesi difensiva); (iv) la questione sulla responsabilità dell'ente risultava in gran parte inammissibile a causa del difetto di legittimazione dell'impugnante. Condanna della società al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 39

    Il rappresentante legale indagato o imputato per il reato presupposto non può nominare il difensore dell'ente: l'atto è considerato compiuto da soggetto non legittimato e rende l'impugnazione inammissibile.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 25‑undecies

    Norma che individua il presupposto amministrativo-pecuniario relativo alla responsabilità degli enti per reati ambientali; richiamata quale cornice della responsabilità dell'ente per i fatti contestati.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, artt. 5 e 9

    Riferimenti generali alle disposizioni sul regime di responsabilità amministrativa degli enti e alla loro applicazione rispetto ai reati presupposto.

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 45

    Richiamata in tema di effetti e applicazione della responsabilità amministrativa degli enti nei rapporti con i reati ambientali (elemento di contesto della decisione).

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 256 e art. 256‑bis

    Norme penali che sanzionano l'abbandono/deposito incontrollato e la combustione illecita di rifiuti: i fatti contestati sono stati ricondotti a queste fattispecie penali.

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 185

    Richiamato il regime derogatorio per "sfalci e potature" e i limiti della deroga: la deroga opera solo se ricorrono specifiche condizioni (riutilizzo in agricoltura/silvicoltura o produzione di energia da biomassa secondo procedure non dannose).

  • Cost., art. 27

    Richiamato dalla difesa sul principio di presunzione di innocenza; la Corte conferma che tale principio non impedisce l'applicazione dell'art. 39 d.lgs. 231/2001 nel contesto dell'interesse dell'ente.

  • codice di procedura penale, art. 96, 125, 321, 591 e 606

    Art. 96 (nei limiti del procedimento), artt. 125/321 relativi a misure cautelari e motivazione, art. 591 in tema di atti compiuti da soggetto non legittimato; art. 606 indicante i motivi di ricorso per cassazione: utilizzati per inquadrare le doglianze e il sindacato di legittimità sulla motivazione dei provvedimenti cautelari.

Massime di principio

  • La nomina del difensore dell'ente da parte del legale rappresentante indagato o imputato per il reato presupposto è invalida: l'atto è considerato compiuto da soggetto non legittimato e può determinare l'inammissibilità dell'impugnazione proposta a tutela dell'ente.
  • In sede di riesame/sequestro preventivo, il giudice può fondare l'apposizione del vincolo anche sul rischio concreto che i beni sequestrati possano essere impiegati per ulteriori attività illecite: elementi come organizzazione della condotta, partecipazione di più soggetti e grandi quantità attrezzano una motivazione adeguata sul periculum in mora.
  • La qualificazione dei materiali come rifiuti o come scarti non pericolosi/vegetali richiede valutazione fattuale: indizi come presenza di materiali non agricoli, consistenza quantitativa, modalità di trasporto e mancata produzione di prove a sostegno della tesi difensiva possono legittimamente escludere che si tratti di semplici scarti vegetali.
  • Il sindacato di legittimità in Cassazione sulle ordinanze cautelari è limitato a violazioni di legge e vizi motivazionali radicali; la Corte di legittimità non è ricettacolo di una rivalutazione ampia del merito se la motivazione esposta è coerente, completa e razionale.
  • Quando l'ente è anche terzo interessato alla restituzione di beni sequestrati, può comunque proporre impugnazioni limitate; tuttavia, la legittimazione dell'atto di impugnazione dipende dalla regolarità della rappresentanza e dalla legittimità degli atti di nomina del difensore.

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