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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29660/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso affidato a un unico motivo: violazione dell'art. 606 lett. c) ed e) c.p.p. per mancata riqualificazione del fatto come furto tentato. La ricorrente sosteneva che la "res furtiva" fosse sempre rimasta nella sfera di vigilanza delle persone offese (che, all'arrivo della polizia, trattenevano l'imputata e la sua complice), quindi non si sarebbe mai verificata la piena disponibilità del denaro da parte della Hrustic e il fatto andava qualificato come tentativo.

La decisione

Ricorso rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile perché generico e privo di critica specifica alla motivazione della Corte territoriale; inoltre lo ha giudicato infondato nel merito: la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato che la ricorrente aveva acquisito autonoma ed effettiva disponibilità della somma (occultandola negli indumenti) per un apprezzabile intervallo temporale durante l'inseguimento, e l'intervento delle persone offese fu estemporaneo e non impedì l'impossessamento. Conseguentemente, il fatto è stato qualificato come furto consumato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p., lett. c) ed e)

    Norma processuale che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto che il motivo proposto fosse generico e non sufficientemente correlato alle ragioni della decisione impugnata, comportandone l'inammissibilità.

  • Sez. U., n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli)

    Richiamata per il principio che i motivi di cassazione sono inammissibili anche quando manchi la necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato.

  • Sez. 5, n. 48880 del 17/09/2018; Sez. 5, n. 26749 del 2016; Sez. 5, n. 4868 del 25/11/2021

    Giurisprudenza richiamata per il principio che la consumazione del furto si verifica quando l'agente consegue, anche per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della cosa, anche se inseguito e bloccato poco dopo; l'intervento estemporaneo della persona offesa non esclude la consumazione se non ha impedito l'impossessamento.

  • Sez. 4, n. 4743 del 15/03/1995; Sez. 5, n. 41145 del 2010; Sez. 4, n. 34766 del 2008

    Ulteriori precedenti che affermano l'irrilevanza, ai fini della consumazione del furto, del fatto che la refurtiva rimanga nella sfera di vigilanza della persona offesa o della brevità del possesso da parte del responsabile.

Massime di principio

  • Furto consumato vs tentativo: si considera consumato anche quando l'autore consegue, anche per brevissimo tempo, la piena ed effettiva disponibilità della cosa (anche se il recupero è immediato), purché l'intervento dei terzi sia estemporaneo e non abbia impedito l'impossessamento.
  • Se la refurtiva viene occultata dal reo (es. negli indumenti) e questi ha autonoma disponibilità per un apprezzabile intervallo temporale durante fuga/inseguimento, prevale la qualificazione come furto consumato.
  • In sede di cassazione i motivi devono criticare in modo specifico e argomentato il percorso logico-giuridico del giudice di merito: riproporre semplicemente le doglianze già svolte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni, rende il motivo inammissibile.
  • La permanenza della "vigilanza" della persona offesa sulla cosa sottratta non è di per sé sufficiente a far discendere il tentativo, se il reo ha già acquisito la disponibilità materiale della cosa.
  • Per difendersi efficacemente in casi similari, è necessario dimostrare (i) l'assenza di autonoma e effettiva disponibilità della refurtiva da parte dell'imputato, oppure (ii) che l'intervento delle persone offese sia stato immediatamente impeditivo dell'impossessamento, e in cassazione contestare puntualmente la motivazione del giudice di merito.

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