Cassazione Penale, Ordinanza n. 02631/2026 del 22/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (autorità giudiziaria)
La controversia
Il condannato aveva chiesto, in sede esecutiva ex art. 671 c.p.p., l'unificazione sotto il vincolo della continuazione di reati definiti con due diverse sentenze irrevocabili: una relativa a reati in materia di stupefacenti e una relativa a falsità in documenti d'identificazione. Il Tribunale di Modena, quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta. Con il ricorso per cassazione la difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p., lamentando l'erronea applicazione dell'art. 81 c.p. e sostenendo che il giudice di merito avrebbe trascurato l'assenza di intervalli temporali tra i fatti, la prossimità geografica dei luoghi di commissione e l'unitario fine di profitto.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse effettuato una valutazione approfondita dei singoli fatti, della loro genesi, delle modalità esecutive e dei profili fattuali rilevanti, con motivazione logica e non manifestamente illogica. La doglianza difensiva mirava in realtà a una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 671 c.p.p.
Norma invocata per chiedere al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione tra reati giudicati con sentenze diverse.
art. 73 d.P.R. 309/1990
Reato presupposto inserito nel primo gruppo di condanne considerate ai fini della continuazione.
art. 80 d.P.R. 309/1990
Aggravante/ulteriore disposizione contestata nel primo titolo di condanna richiamato nell'istanza di esecuzione.
art. 74 d.P.R. 309/1990
Reato associativo in materia di stupefacenti richiamato tra i titoli oggetto della richiesta di continuazione.
art. 497-bis c.p.
Reato oggetto della seconda sentenza da unificare sotto il vincolo della continuazione.
art. 81 c.p.
Disposizione sul reato continuato, la cui erronea applicazione è stata dedotta in ricorso.
art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.
Parametro del ricorso per cassazione per violazione di legge.
art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.
Parametro del ricorso per cassazione per vizio di motivazione.
art. 616 c.p.p.
Norma applicata per la condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del merito della decisione del giudice dell'esecuzione quando questi abbia motivato in modo логico e completo sulla sussistenza o meno della continuazione tra reati.
- La richiesta di riconoscimento della continuazione deve essere sorretta da elementi concreti idonei a dimostrare un medesimo disegno criminoso; indici come contiguità temporale, prossimità geografica e finalità di profitto, da soli, non impongono automaticamente l'accoglimento.
- Il ricorso per cassazione che, sotto la veste della violazione di legge o del vizio di motivazione, chieda in realtà una nuova valutazione dei fatti è inammissibile.
- La motivazione del giudice dell'esecuzione sul diniego della continuazione è insindacabile in cassazione se fondata su un'analisi specifica dei singoli reati, della loro genesi e delle modalità esecutive, e non presenti manifeste illogicità.
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