Sentenza n. 392/2026 - Napoli, Sezione 7
per l'annullamento a) del provvedimento del Comune di Piano di Sorrento prot. n. 23596 del 30.8.2022, comunicato in pari data, ad oggetto diniego di Autorizzazione paesaggistica ex art.146 Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n.42; b) di tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti tra i quali si menziona: 1) il parere negativo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli comunicato in data 25.7.2022 con il quale la Soprintendenza ha espresso “…parere negativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per le opere in oggetto, per le motivazioni già espresse nella nota di questa Soprintendenza prot. n. 11764 del 7.6.2022 e per quelle ulteriori e integrative che sono contenute nella presente nota”; 2) la nota della Soprintendenza BB.AA., comunicata in data 20.6.2022 di avviso di procedimento negativo; 3) la proposta di autorizzazione paesaggistica n.15 del 28.2.2019 di Revisione a seguito di richiesta Soprintendenza prot. 18639 del 6.12.2019; 4) la relazione istruttoria di compatibilità urbanistica ed edilizia dell’intervento proposto del 21.7.2020; 5) il parere della Commissione per il Paesaggio del Comune di Piano di Sorrento - del 1.3.2019 prot. n. 5924; 6) la nota del Comune di Piano di Sorrento n.01676 del 18.6.2018; 7) la Proposta di autorizzazione paesaggistica n.15 del 28.2.2019. Revisione a seguito richiesta della Soprintendenza prot. 18639 del 06.12.2019, comunicata con nota dell’1.3.2019; b1) per l’eventuale illegittimità del PRG del Comune di Sorrento (art.31 ss.) e del PUT vigente nel Comune di Piano di Sorrento (Legge Regionale 27.6.1985 n. 35 art. 17) per la parte che viene in rilievo nei motivi di ricorso; c) di ogni ulteriore atto preordinato, connesso e conseguente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistica per la ricostruzione di un ponticello crollato nel sisma del 1980, unitamente al parere negativo della Soprintendenza e agli atti istruttori presupposti
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione procedente)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto l’autorizzazione paesaggistica per ricostruire un ponticello di collegamento tra il proprio immobile e una cava, sostenendo che il manufatto fosse preesistente, risalente a epoca successiva al 1956, e fosse crollato in occasione del sisma del 1980. Ha dedotto il difetto di motivazione e di istruttoria, nonché l’eccesso di potere in varie figure sintomatiche, contestando la qualificazione dell’intervento come nuova costruzione o ristrutturazione non consentita dalla disciplina urbanistica e paesaggistica applicabile. Ha richiamato un atto di compravendita del 1989, una precedente pratica edilizia del 1985, perizie tecniche e la disciplina dell’art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 380/2001, sostenendo che la ricostruzione di un manufatto crollato dovesse essere qualificata come ristrutturazione edilizia, ove fosse accertabile la preesistente consistenza. Ha inoltre contestato il parere negativo della Soprintendenza e il diniego comunale, deducendo che la documentazione prodotta dimostrasse consistenza e datazione del ponticello.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto legittimo il parere negativo della Soprintendenza, integralmente recepito dal Comune, e il conseguente diniego di autorizzazione paesaggistica. L’intervento, consistente nella ricostruzione integrale di un ponticello crollato, con struttura portante in cemento armato e rivestimento in tufo, è stato ritenuto non conforme alla disciplina urbanistica della zona: il manufatto ricadeva nella zona 6 del PUT dell’Area Sorrentina e nella zona A6 del PRG comunale, oltre che in area sottoposta a vincolo paesaggistico. Secondo il giudice, per gli immobili anteriori al 1955-1956 la disciplina applicabile consentiva soltanto interventi minori, quali manutenzione, restauro, risanamento e demolizione senza ricostruzione. Il ricorrente non ha fornito prova documentale certa che il ponticello fosse stato realizzato dopo il 1955-1956; la circostanza del suo crollo nel 1980 non era sufficiente a dimostrarne la datazione. Il riferimento all’atto di compravendita del 1989 e all’art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 380/2001 non è stato ritenuto decisivo, perché il diniego aveva applicato la disciplina speciale del PUT, più restrittiva per gli immobili preesistenti alla soglia temporale prevista. L’istruttoria è stata giudicata approfondita e articolata e la motivazione comunale coerente con gli atti istruttori e con il parere della Soprintendenza. Le spese sono state compensate per la novità e peculiarità della controversia.
Norme richiamate
art. 146 d.lgs. 42/2004
Disciplina il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica; il diniego comunale, fondato sul parere negativo della Soprintendenza e sulla non conformità urbanistica dell’intervento, è stato ritenuto legittimo.
art. 10-bis l. 241/1990
La Soprintendenza ha comunicato il preavviso di diniego e ha esaminato le osservazioni del richiedente prima di rendere il parere definitivo.
art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. 380/2001
La disciplina generale della ristrutturazione edilizia e della ricostruzione di edifici crollati non consente di superare, nel caso concreto, le prescrizioni speciali e più restrittive del PUT applicabili all’area vincolata.
art. 17 l.r. Campania 27 giugno 1985, n. 35
È richiamato quale base della disciplina del PUT dell’Area Sorrentina, applicata dal Comune per individuare gli interventi ammissibili nella zona.
d.lgs. 42/2004
Il manufatto ricade in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, circostanza rilevante ai fini del controllo di compatibilità dell’intervento.
Massime di principio
- Nel procedimento di autorizzazione paesaggistica, il diniego può fondarsi sulla non conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica e paesaggistica speciale applicabile all’area, anche quando il richiedente invochi la disciplina generale della ristrutturazione edilizia prevista dal d.P.R. n. 380/2001.
- La ricostruzione integrale di un manufatto crollato, con realizzazione di una nuova struttura portante e delle relative finiture, può essere considerata intervento non assimilabile agli interventi minori ammessi dalla disciplina urbanistica speciale per immobili storici o anteriori a una determinata soglia temporale.
- La qualificazione della ricostruzione come intervento edilizio ammissibile presuppone la prova certa della preesistenza e della consistenza del manufatto, non essendo sufficiente dimostrare soltanto che esso sia crollato in un momento successivo.
- Non sussiste difetto di motivazione o di istruttoria quando il diniego paesaggistico richiama coerentemente il parere della Soprintendenza, le prescrizioni urbanistiche della zona, la natura dell’intervento e l’assenza di prova certa sulla datazione del manufatto, sulla base di un’istruttoria articolata.
- In presenza di una disciplina urbanistica speciale più restrittiva, la disciplina generale della ristrutturazione edilizia non può essere invocata per ottenere la ricostruzione di un manufatto non compatibile con le prescrizioni di tutela dell’area.
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