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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23151/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il ricorso contro l'ordinanza del G.I.P. di applicazione della misura cautelare (custodia in carcere poi sostituita con arresti domiciliari) per reati di detenzione e spaccio di cocaina. La difesa contestava la mancanza di riscontri oggettivi alle intercettazioni e agli appostamenti, la carenza di motivazione circa la gravità indiziaria e l'attualità del pericolo di reiterazione, nonché l'erronea applicazione della custodia in carcere a persona ultrasettantenne.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la valutazione dei gravi indizi basandosi su intercettazioni, attività di osservazione, sequestri effettuati in indagini precedenti, precedenti penali e la capacità del ricorrente di reperire forniture. Ha confermato anche la sussistenza del pericolo di reiterazione, ritenendo pertinenti la pluralità di condotte, la continuità delle relazioni con il fornitore fino all'interruzione avvenuta per il ritrovamento della microspia, e i precedenti. Ha inoltre ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti. Per questi motivi ha condannato il ricorrente alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso per Cassazione avverso le ordinanze in materia cautelare; la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di merito.

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che incrimina la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti; è il titolo di reato contestato al ricorrente.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Definisce la nozione di gravi indizi di colpevolezza ai fini delle misure cautelari; la Corte sottolinea che per la cautela non è richiesta la prova piena ma indizi idonei a formare una qualificata probabilità.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Regola le esigenze cautelari, tra cui il pericolo di reiterazione; la sentenza applica i criteri di concretezza e attualità per valutare il rischio di recidiva specifica.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Disciplina il valore probatorio degli elementi indiziari, con riferimento particolare alla valutazione rigorosa delle intercettazioni quando costituiscono "droga parlata"; la Corte richiama la necessità di attenzione ma ritiene adeguata l'interpretazione del giudice di merito.

Massime di principio

  • In fase cautelare non è richiesta la prova piena del reato: è sufficiente la presenza di gravi indizi che costituiscano una qualificata probabilità di responsabilità.
  • Le intercettazioni, anche se criptiche o 'droga parlata', possono fondare una misura cautelare se interpretate coerentemente con altri elementi investigativi; l'interpretazione del linguaggio è questione di fatto rimessa al giudice di merito.
  • La valutazione delle fonti di prova e la scelta delle risultanze probatorie spettano al giudice di merito e la Cassazione controlla soprattutto la legittimità, la logica e la completezza della motivazione, non una rivalutazione dei fatti.
  • Per accertare il pericolo di reiterazione è necessario dimostrare concretezza e attualità: pluralità di condotte analoghe, facilità di reperire forniture, precedenti specifici e comportamenti che indicano persistenza nel circuito criminoso rafforzano la prognosi di rischio.
  • L'assenza di un riscontro materiale immediato a una singola intercettazione (es. mancato sequestro in un incontro) non determina automaticamente l'irrilevanza dell'intero quadro indiziario se esistono elementi convergenti che sostengono le inferenze.
  • L'età avanzata dell'indagato non impedisce, di per sé, l'applicazione o la conferma di misure cautelari, specie se sussistono esigenze cautelari che giustificano la restrizione; la sostituzione della custodia in carcere con arresti domiciliari può sanare aspetti formali ma non elimina la valutazione sostanziale del pericolo di reiterazione.

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