Cassazione Penale, Sentenza n. 10900/2024 del 14/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Agrigento (giudizio abbreviato) per il reato di rientro nel territorio dello Stato dopo espulsione senza autorizzazione ministeriale (art. 13, comma 13, d.lgs. n. 286/1998). Il ricorrente deduceva: (i) errata applicazione della circostanza aggravante della recidiva ex art. 99, quarto comma, cod. pen., sostenendo che non risultava applicata in precedenti condanne e che la Corte non aveva verificato la pericolosità sociale; (ii) vizio di motivazione per il rigetto delle circostanze attenuanti generiche, nonostante il comportamento processuale collaborativo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto la questione inammissibile in sede di legittimità perché la doglianza riguardante l'applicazione della recidiva non era stata dedotta in appello, richiamando l'art. 609, comma 1, e correlate norme processuali che delimitano la cognizione del giudice di legittimità ai motivi di ricorso. Ha altresì richiamato il principio delle Sezioni Unite (n. 32318/2023) secondo cui, ai fini della recidiva reiterata, è sufficiente che al momento del fatto l'imputato risulti gravato da più sentenze definitive per reati espressivi di maggiore pericolosità sociale, con adeguata motivazione; il giudice di primo grado aveva fornito motivazione ritenuta adeguata circa la maggiore riprovevolezza e impermeabilità alle sanzioni. Sul secondo motivo la Cassazione ha ritenuto che la Corte di appello aveva motivato adeguatamente il diniego delle attenuanti generiche richiamando i precedenti per reati di particolare allarme sociale, la gravità della condotta e l'intensità del dolo (rientro dopo rimpatrio coattivo). È stata confermata la condanna e la condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 13
Prevede il reato per il rientro nel territorio dello Stato da parte di soggetto destinatario di provvedimento di espulsione senza speciale autorizzazione; applicato per la condotta del ricorrente che era stato espulso e rientrato senza permesso.
codice penale, art. 99, quarto comma
Disciplina la recidiva (circostanza aggravante). La Corte ha ritenuto che la recidiva reiterata possa trovare applicazione quando, al momento del reato, l'imputato risulta gravato da più sentenze definitive per reati espressivi di maggiore pericolosità sociale, purché vi sia adeguata motivazione sulla pericolosità.
codice di procedura penale, art. 609, comma 1
Delimita la cognizione della Corte di cassazione ai motivi di ricorso proposti; la Corte ha richiamato questo principio per escludere valutazioni su questioni non prospettate in appello, con conseguente inammissibilità della doglianza sulla recidiva non contestata in appello.
codice di procedura penale, art. 581, comma 1, lett. e) e art. 591, comma 1, lett. c)
Prevedono l'obbligo di indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto nel ricorso; la Corte ha richiamato tali regole per sottolineare i limiti formali della censura in cassazione.
codice di procedura penale, art. 606, comma 3
Stabilisce la non deducibilità in cassazione delle questioni non prospettate in appello; usato per argomentare l'inammissibilità della questione relativa alla recidiva.
codice di procedura penale, art. 597, comma 1
Attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione limitata ai punti devoluti con l'appello; riferita per spiegare che la recidiva doveva essere oggetto di impugnazione in appello.
codice di procedura penale, art. 616
Norma che regola le spese processuali; la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ai sensi di tale articolo.
Massime di principio
- In cassazione non possono essere esaminate questioni che non siano state dedotte in appello: il giudice di legittimità è vincolato ai motivi di ricorso e non può supplire a mancate impugnazioni di passaggi decisivi.
- La recidiva reiterata ai fini aggravanti può essere riconosciuta anche senza una previa dichiarazione formale di recidiva semplice, quando al momento del fatto l'imputato risulti gravato da più sentenze definitive per reati indicativi di maggiore pericolosità sociale, purché il giudice fornisca adeguata motivazione.
- Il diniego delle circostanze attenuanti generiche richiede motivazione non manifestamente illogica: il giudice di merito deve riferirsi agli elementi ritenuti decisivi (es. precedenti penali gravi, gravità della condotta, intensità del dolo), ma non è obbligato a considerare ogni elemento favorevole o sfavorevole.
- La riaffermazione del principio secondo cui il comportamento processuale collaborativo, da solo, potrebbe non essere sufficiente a ottenere attenuanti generiche se contraddetto da precedenti penali significativi o dalla gravità del fatto.
- Il reato di rientro dopo espulsione è sanzionato anche se il soggetto era stato rimpatriato coattivamente; il fatto di essere stato rimpatriato e poi rientrare è elemento rilevante per la valutazione della colpevolezza e della pericolosità.
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