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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33142/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso avverso l'ordinanza che aveva negato il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati giudicati separatamente (furto commesso nel 2015; reati connessi al traffico di stupefacenti e acquisto di marijuana nel 2019). Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che sussisterebbero indici a favore della continuazione: stretta contiguità spazio-temporale, omogeneità fattuale delle condotte, identità del bene giuridico leso (anche con riferimento al d.P.R. n. 309/1990) e la sua condizione di tossicodipendenza, che avrebbero dovuto far ritenere una preventiva unità di disegno criminoso e dunque l'unificazione giuridica delle pene.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo corretta la valutazione del giudice dell'esecuzione. Il giudice di merito ha motivatamente escluso la sussistenza di un disegno criminoso unitario: il furto del 2015 non aveva collegamento psichico con le successive condotte in materia di stupefacenti; la partecipazione al sodalizio di narcotraffico e i reati-fine (tra gennaio e gennaio 2019) erano collocati in un distinto contesto associativo, mentre l'acquisto di marijuana del gennaio 2019 è stato considerato atto autonomo ed estemporaneo riconducibile alla tossicodipendenza, non riconducibile a una previa programmazione. La Cassazione ha ritenuto che l'apprezzamento del giudice di merito fosse adeguatamente motivato e non viziato; ha respinto il gravame e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. (decisione del 01/07/2025, estensore Francesco Centofanti).

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come base procedurale per la richiesta di riconoscimento della continuazione in sede di esecuzione; interpretata come strumento che richiede verifica se i reati successivi fossero stati programmati già al momento del primo reato.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Richiamato nei principi di diritto: per riconoscere la continuazione è necessario accertare l'unicità della deliberazione criminosa originaria; lo stato di tossicodipendenza può essere elemento idoneo ma non decisivo, va valutato insieme ad altri indici.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso alla Corte di Cassazione.

  • d.P.R. n. 309 del 1990

    Riferimento alla normativa sugli stupefacenti: i reati in materia sono stati valutati nel loro specifico contesto (traffico associativo vs acquisto personale) per determinare l'eventuale collegamento con altri delitti.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova, anche in sede di esecuzione, che i reati successivi siano stati programmati già al momento del primo; non basta la mera somiglianza o prossimità temporale.
  • La tossicodipendenza è un elemento rilevabile e potenzialmente giustificativo di una pianificazione unitaria solo se inserita in un quadro fattuale che dimostri la previsione di condotte successive; da sola non è sufficiente a stabilire la continuazione.
  • Gli indici utili a valutare l'unicità del disegno criminoso includono contiguità spazio-temporale, omogeneità delle modalità, identità del bene giuridico leso, sistematicità delle azioni e collegamento psichico tra le condotte; l'assenza anche di alcuni di questi elementi può giustificare il rigetto della continuazione.
  • Le valutazioni di fatto del giudice del merito sono insindacabili in Cassazione se adeguatamente motivate e prive di vizi logici o travisamenti di fatto; il ricorrente deve dunque contestare tali motivazioni in termini di illogicità o errore di fatto per ottenere successo.
  • Reati commessi in contesti associativi distinti o con finalità diverse (es. traffico organizzato vs acquisto personale) tendono a escludere la riconducibilità ad un unico disegno criminoso, a meno che non emergano chiari elementi di programmazione unitaria.

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