Corte di giustizia, Ordinanza C-620/24
Ordinanza del vicepresidente della Corte del 25 febbraio 2025. — WebGroup Czech Republic, a.s. contro Commissione europea. — Impugnazione – Procedimento sommario – Ravvicinamento delle legislazioni – Regolamento (UE) 2022/2065 – Mercato unico dei servizi digitali – Articolo 33, paragrafo 4 – Designazione di una piattaforma online di dimensioni molto grandi – Articolo 39 – Ulteriore trasparenza della pubblicità online – Ricorso di annullamento – Bilanciamento degli interessi. — Causa C-620/24 P(R)
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl vicepresidente della Corte respinge l’impugnazione di WebGroup Czech Republic contro l’ordinanza con cui il Tribunale aveva negato la sospensione dell’esecuzione della decisione della Commissione che designava XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi. La Corte ritiene corretto il bilanciamento degli interessi effettuato dal Tribunale e sottolinea che il danno economico allegato non è stato dimostrato con sufficiente concretezza. Viene inoltre escluso che vi siano errori decisivi di motivazione, di diritto o di trattamento comparativo rispetto al precedente Amazon Services Europe. La ricorrente è condannata alle spese.
Impugnazione avverso il rigetto della sospensione dell’esecuzione della decisione della Commissione che designa XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi ai sensi del regolamento sui servizi digitali, con focus sul bilanciamento degli interessi e sull’obbligo di trasparenza pubblicitaria ex articolo 39 del regolamento (UE) 2022/2065.
La questione giuridica
Se il presidente del Tribunale abbia commesso errori di diritto, di motivazione, di valutazione dei fatti o uno snaturamento delle prove nel respingere la domanda di provvedimenti provvisori volta a sospendere l’obbligo di rendere accessibile al pubblico il registro previsto dall’articolo 39 del regolamento (UE) 2022/2065, in particolare: se abbia correttamente bilanciato gli interessi in gioco; se abbia valutato correttamente il rischio di pregiudizio grave e irreparabile per la ricorrente; se abbia legittimamente richiamato per analogia l’ordinanza Amazon Services Europe; e se abbia correttamente escluso una discriminazione o un’alterazione concorrenziale derivante dalla sospensione.
Principio di diritto
La Corte respinge l’impugnazione e conferma il rigetto della sospensione: nel procedimento sommario il giudice deve proteggere solo gli interessi del richiedente, e il danno economico invocato deve essere dimostrato in modo concreto, mostrando un rischio per la solidità economica o per quote di mercato. Nel caso di specie, WebGroup Czech Republic non ha provato che l’applicazione dell’articolo 39 del regolamento (UE) 2022/2065 avrebbe compromesso l’esistenza o lo sviluppo a lungo termine del gruppo; le eventuali carenze motivazionali o l’omesso esame di taluni argomenti sono risultati comunque ininfluenti sul bilanciamento degli interessi. Il richiamo all’ordinanza Amazon Services Europe era consentito per analogia e la sospensione avrebbe potuto alterare indebitamente il regime concorrenziale previsto dal legislatore dell’Unione.
Norme richiamate
- Articolo 57, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
- Regolamento (UE) 2022/2065
- Articolo 33, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2022/2065
- Articolo 39, paragrafi 1 e 2, del regolamento (UE) 2022/2065
- Regolamento (UE) 2016/679
- Articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
- Articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte
- Articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte
Impugnazione contro il rigetto della sospensione dell’esecuzione della decisione di designazione di XVideos
La causa riguarda un’impugnazione, proposta ai sensi dell’articolo 57, secondo comma, dello Statuto della Corte, contro l’ordinanza del presidente del Tribunale che aveva respinto la domanda cautelare di WebGroup Czech Republic a.s. relativa alla decisione della Commissione che designava XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi ai sensi del regolamento (UE) 2022/2065.
Fatti e procedimento
WebGroup Czech Republic gestisce la piattaforma XVideos, servizio di hosting di contenuti per adulti. Con decisione C(2023) 8850 final del 20 dicembre 2023, la Commissione ha designato XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi ai sensi dell’articolo 33, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2022/2065. La società ha proposto un ricorso di annullamento dinanzi al Tribunale e, separatamente, una domanda di provvedimenti provvisori per ottenere la sospensione dell’obbligo di rendere accessibile al pubblico il registro previsto all’articolo 39, paragrafi 1 e 2, del medesimo regolamento. Il presidente del Tribunale ha riconosciuto la sussistenza del fumus boni iuris e dell’urgenza, ma ha negato la sospensione ritenendo prevalenti gli interessi difesi dal legislatore dell’Unione.
Motivi di impugnazione
La ricorrente ha dedotto quattro motivi principali:
- errore di diritto, snaturamento dei fatti e difetto di motivazione nel bilanciamento degli interessi e nella valutazione del danno economico;
- illegittimo richiamo per analogia all’ordinanza Amazon Services Europe e violazione della parità di trattamento;
- difetto di motivazione per mancata risposta a tutti gli argomenti, inclusi i rischi di abuso del registro da parte di gruppi anti-pornografia;
- errore di diritto e snaturamento dei fatti nell’affermazione secondo cui la sospensione avrebbe comportato una discriminazione rispetto ad altre piattaforme online di dimensioni molto grandi che ospitano contenuti per adulti.
Normativa e quadro giuridico
La pronuncia si colloca nel quadro del regolamento (UE) 2022/2065, in particolare:
- articolo 33, paragrafo 4, sulla designazione delle piattaforme online di dimensioni molto grandi;
- articolo 39, paragrafi 1 e 2, sugli obblighi di ulteriore trasparenza della pubblicità online;
- considerando 95, richiamato per spiegare la ratio degli obblighi di trasparenza. La Corte richiama inoltre la propria giurisprudenza sui provvedimenti provvisori, in particolare l’ordinanza Commissione/Rusal Armenal, e la giurisprudenza sulla motivazione delle ordinanze cautelari. Sono citati anche gli articoli 7 e 8 della Carta e il regolamento (UE) 2016/679, in relazione all’eventuale presenza di dati personali nel registro, nonché gli articoli 184, paragrafo 2, e 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte per le spese.
Ragionamento della Corte sul danno economico e sul bilanciamento degli interessi
La Corte osserva che il danno economico rilevante ai fini dei provvedimenti provvisori sussiste solo se la mancata sospensione mette in pericolo la solidità economica del richiedente prima della decisione nel merito oppure altera significativamente le quote di mercato.
Nel caso concreto, il presidente del Tribunale ha correttamente preso in considerazione la situazione finanziaria della WebGroup Czech Republic, quale fornitore di XVideos, e l’impatto dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065. La Corte rileva però che la ricorrente non aveva fornito dati numerici o contabili sufficienti sulla situazione finanziaria del gruppo e non aveva dimostrato che l’applicazione della norma avrebbe compromesso la sua esistenza o il suo sviluppo a lungo termine. Perciò, il possibile impatto sulla redditività di XVideos, considerato isolatamente, non era decisivo.
Motivazione, analogia con Amazon Services Europe e profili di parità di trattamento
La Corte ricorda che la motivazione di un’ordinanza cautelare deve rendere chiaro l’iter logico seguito, ma non richiede una replica puntuale di tutti gli argomenti delle parti. Il richiamo all’ordinanza Amazon Services Europe non implica che la situazione di XVideos sia stata ritenuta identica; esso serve solo a mostrare la pertinenza del precedente per il ragionamento giuridico.
La Corte ammette che la motivazione avrebbe potuto essere più precisa, soprattutto quanto ai rischi derivanti dalle attività di gruppi anti-pornografia e all’incidenza sul danno finanziario. Tuttavia, poiché la ricorrente non aveva comunque dimostrato un rischio di cessazione delle attività o una perdita significativa e duratura di quote di mercato, eventuali lacune motivazionali non incidevano sull’esito del bilanciamento degli interessi e risultavano inoperanti.
Trasparenza pubblicitaria, possibile spostamento degli inserzionisti e Carta dei diritti fondamentali
Quanto all’argomento secondo cui gli obblighi di trasparenza avrebbero spinto gli inserzionisti verso piattaforme più piccole escluse dall’articolo 39, la Corte risponde che tale effetto non pregiudica di per sé la finalità della norma, la quale mira a garantire la trasparenza solo per piattaforme e motori di ricerca di dimensioni molto grandi. In ogni caso, la ricorrente non dimostra in che modo il Tribunale avrebbe errato nel ritenere che la mancata applicazione dell’articolo 39 potesse lasciare persistere o favorire un ambiente online che minaccia i diritti sanciti dalla Carta.
Interessi di terzi, eventuali dati personali e irrilevanza per il bilanciamento
La Corte precisa che, nel procedimento sommario, il giudice prende in considerazione gli interessi del richiedente, non quelli di terzi, salvo che incidano direttamente sulla posizione del richiedente. Il Tribunale aveva menzionato gli interessi di terzi, imprenditori e imprese solo in quanto potevano riflettersi sugli interessi di WebGroup Czech Republic.
Pur non escludendo che le informazioni pubblicate ai sensi dell’articolo 39 possano contenere dati personali tutelati dagli articoli 7 e 8 della Carta e dal regolamento (UE) 2016/679, la Corte rileva che la ricorrente si era limitata ad affermazioni speculative e generiche sull’identificabilità dei terzi tramite i dati del registro. Inoltre, tali considerazioni erano comunque formulate ad abundantiam e non potevano ribaltare il bilanciamento, alla luce della mancata prova di un danno grave e irreparabile per la ricorrente.
Presunta discriminazione rispetto ad altre piattaforme e dispositivo
La Corte respinge anche il motivo relativo alla presunta discriminazione. Il Tribunale non aveva affermato che la sospensione avrebbe costituito una discriminazione, ma aveva solo osservato che essa avrebbe alterato la situazione concorrenziale in un modo non previsto dal legislatore dell’Unione, assoggettando la ricorrente a un regime diverso rispetto ad altri operatori comparabili. La ricorrente non ha dimostrato che tale valutazione fosse errata né che la possibilità per altri operatori di contestare la legittimità degli obblighi ex articolo 39 potesse incidere su tale conclusione.
Decisione sulle spese
L’impugnazione è respinta integralmente. In applicazione degli articoli 184, paragrafo 2, e 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, la WebGroup Czech Republic, rimasta soccombente, è condannata alle spese.
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