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Sentenza

Sentenza n. 8439/2026 - Roma, Sezione 4Q

per l'annullamento - del decreto -OMISSIS- di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana per residenza richiesta ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f) della L. n. 91/1992, notificato a mani alla richiedente in data 12.10.20221;(cfr. allegato n. 1); - di ogni altro atto presupposto e\o presupponente quello impugnato, connesso e conseguente, se ed in quanto lesivo degli interessi del ricorrente.

Giustizia amministrativa202215775

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana per residenza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego di cittadinanza adottato ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Il Ministero aveva ritenuto ostativa la presenza di gravi pregiudizi penali a carico del marito convivente, presente in Italia senza valido titolo di soggiorno, ravvisando anche il rischio che l'acquisto della cittadinanza consentisse al coniuge di ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari. Con un unico articolato motivo sono stati dedotti: la mancata comunicazione del preavviso di rigetto ex art. 10-bis della legge n. 241/1990; l'illegittimità della valutazione dei precedenti penali del coniuge, ritenuti risalenti e di ridotta offensività; la violazione del principio della personalità della responsabilità penale sancito dall'art. 27 Cost.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Ha anzitutto escluso in fatto la violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241/1990, poiché il Ministero ha prodotto il preavviso di rigetto indirizzato alla ricorrente con la relativa prova di notifica. Nel merito, ha ribadito che la concessione della cittadinanza per residenza implica un'ampia valutazione discrezionale dell'Amministrazione sull'inserimento e sull'affidabilità del richiedente nella comunità nazionale. Il sindacato giurisdizionale resta limitato alle figure sintomatiche dell'eccesso di potere, quali inadeguatezza dell'istruttoria, illogicità, contraddittorietà, ingiustizia manifesta, arbitrarietà, irragionevolezza e difetto di motivazione, senza potersi estendere al merito della valutazione amministrativa. Il diniego è stato ritenuto congruamente motivato, poiché i gravi pregiudizi penali del marito convivente, riguardanti associazione a delinquere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, consentivano ragionevolmente di dubitare dell'idoneità del contesto familiare e dell'affidabilità complessiva della richiedente; inoltre, l'acquisto della cittadinanza avrebbe potuto produrre effetti indiretti favorevoli per il coniuge privo di permesso di soggiorno, ai sensi degli artt. 19, comma 2, lett. c), e 30, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 286/1998. Il richiamo all'art. 27 Cost. è stato ritenuto inconferente: la valutazione dei precedenti del familiare non costituisce una sanzione o una punizione della richiedente per il fatto altrui, ma un elemento del giudizio prognostico sull'integrazione, sull'affidabilità e sulla possibile pericolosità sociale del nucleo familiare. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La concessione della cittadinanza italiana per residenza è oggetto di una valutazione ampiamente discrezionale dell'Amministrazione, diretta a verificare l'inserimento e l'affidabilità del richiedente nella comunità nazionale.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La censura relativa alla mancata comunicazione del preavviso di rigetto è infondata quando l'Amministrazione dimostri documentalmente di averlo notificato alla richiedente.

  • art. 27 Cost.

    Il principio della personalità della responsabilità penale non impedisce di considerare i precedenti penali di un familiare convivente nell'ambito della valutazione amministrativa sull'affidabilità e sull'inserimento del richiedente; tale considerazione non ha natura sanzionatoria.

  • art. 19, comma 2, lett. c), d.lgs. 286/1998

    L'acquisto della cittadinanza da parte del familiare può produrre effetti indiretti sulla posizione del coniuge, inclusa l'impossibilità di espulsione dei parenti entro il secondo grado, rilevanti nel giudizio prognostico dell'Amministrazione.

  • art. 30, comma 1, lett. c), d.lgs. 286/1998

    L'acquisto della cittadinanza può consentire al coniuge straniero di ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari; tale possibile effetto può essere considerato nella valutazione dell'istanza di cittadinanza.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per residenza è il risultato di un'ampia valutazione discrezionale sull'inserimento, l'affidabilità e la possibile pericolosità sociale del richiedente; il giudice amministrativo può censurare soltanto errori, illogicità, contraddittorietà, carenze istruttorie o motivazionali manifeste, senza sostituire la propria valutazione a quella dell'Amministrazione.
  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza, l'Amministrazione può valutare, oltre alla condotta del richiedente, il contesto familiare stabile in cui egli vive e i pregiudizi penali di un familiare convivente, quando tali elementi siano utilizzati come indici prognostici di affidabilità, integrazione o possibile pericolosità sociale.
  • La considerazione dei precedenti penali di un familiare convivente non viola il principio della personalità della responsabilità penale quando non comporti l'irrogazione di una sanzione, ma costituisca un elemento della valutazione amministrativa discrezionale sull'opportunità di attribuire lo status civitatis.
  • La possibile produzione di effetti favorevoli per familiari stranieri privi di titolo di soggiorno, derivanti dall'acquisto della cittadinanza da parte del richiedente, può essere considerata dall'Amministrazione nella valutazione complessiva dell'istanza, purché il diniego sia congruamente motivato.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEccesso di potereDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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