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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20616/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Barberi impugnava l'ordinanza della Corte di appello di Caltanissetta che, accogliendo l'istanza della Procura generale, rideterminava la pena da espiare in 17 anni e 7 mesi. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 174, 666, 649, 125, comma 3, cod. proc. pen.), sostenendo che la Corte non avrebbe tenuto conto di un errore nella quantificazione della pena contenuta nell'ordinanza del 5 ottobre 2020 (che indicava un residuo di pena diverso e un diverso totale di 15 anni e 1 mese) e che si sarebbe formato giudicato su quella ordinanza, precludendo una nuova determinazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello aveva correttamente quantificato la pena eseguibile sommando la frazione residua (6 anni e 3 mesi) con la pena di 11 anni e 4 mesi risultante dalla sentenza irrevocabile, per un totale di 17 anni e 7 mesi. Il Collegio ha rilevato che i richiami alle memorie difensive erano troppo generici e non fornivano gli elementi indispensabili per il controllo della dosimetria; inoltre la revoca successiva dell'indulto (disposta il 10 giugno 2021) costituiva fatto nuovo rispetto all'ordinanza del 5 ottobre 2020 e pertanto poteva modificare la situazione esecutiva superando l'effetto della preclusione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 174 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente nella censura; dal testo non emerge un'interpretazione applicativa specifica da parte della Corte oltre alla generica deduzione di nullità/violazione di legge

  • art. 666 cod. proc. pen.

    art. 666, comma 2 citato nel testo

    La Corte richiama il principio secondo cui in materia di esecuzione opera una "preclusione allo stato degli atti" ma non in modo assoluto: l'effetto preclusivo può essere superato quando nel procedimento esecutivo emergono fatti o questioni nuovi o non conosciuti in precedenza (es. revoca successiva dell'indulto), che giustificano una nuova valutazione

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente nel quadro delle doglianze; il testo della sentenza non fornisce un'interpretazione applicativa dettagliata oltre ad aver valutato nel complesso la regolarità dell'atto di esecuzione

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato nella parte di impugnazione; dalla motivazione non risulta una specifica disamina della norma oltre al rigetto complessivo delle doglianze per carenza di specificità

Massime di principio

  • In materia esecutiva la preclusione derivante dal precedente provvedimento opera "allo stato degli atti" e può essere superata da fatti o atti successivi che costituiscono novità rilevante (ad es. revoca di benefici come l'indulto).
  • Le censure in Cassazione devono essere formulate con specificità: richiami generici a memorie difensive non soddisfano il principio di specificità e rendono la doglianza inammissibile o infondata.
  • La quantificazione della pena eseguibile va verificata mediante la sommatoria delle frazioni effettivamente eseguibili (residui e nuove pene irrevocabili), tenendo conto dei benefici eventualmente revocati.
  • Per contestare un errore di calcolo nella fase esecutiva è necessario indicare nel ricorso elementi concreti e calcoli alternativi che consentano al giudice di riesaminare la dosimetria; l'assenza di tali elementi comporta il rigetto.

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